La costruzione di una adeguata filiera agroenergetica in Italia è stato l’oggetto della audizione informale di ieri, 7 febbraio, presso la XIIIa Commissione Agricoltura della Camera, presieduta dall’Onorevole Marco Lion. La riunione ha riguardato in particolare l’esame della proposta di legge in materia di agroenergia, la cui analisi è stata avviata lo scorso 8 novembre e che dovrà portare all’elaborazione di un testo unico in accordo e su indicazione di tutta la filiera agroenergetica.

Hanno partecipato all’audizione le associazioni FIPER (Federazione Italiana Energie Rinnovabili) operante soprattutto nel settore del teleriscaldamento a biomasse, CNER (Consorzio Nazionale Energie Rinnovabili agricole e AIEL (Associazione Italiana Energia dal legno). Tra i temi in discussione: la definizione della materia prima e delle attività connesse; i contratti di filiera, gli accordi di programma, le organizzazioni produttrici, la distribuzione in rete e gli interventi economici e fiscali connessi.

Walter Righini, presidente della FIPER, contattato da Qualenergia.it, ha voluto ribadire la sua proposta di trasformare il periodo di riconoscimento dei certificati verdi per la produzione di elettricità da impianti cogenerativi a biomasse, attualmente 12 anni, in un “monte kWh elettrici corrispondenti”, che possa lasciare libero il produttore di generare la maggiore quantità di energia nelle fasce più interessanti economicamente o nei periodi in cui è possibile cedere contemporaneamente anche il calore prodotto (in genere nel periodo invernale) e pertanto di ridurre la produzione (e, quindi, i costi) nelle fasce meno interessanti e non remunerative. Ulteriori richieste dell’associazione sono pubblicate sul sito: www.fiper.it.
Inoltre, in un comunicato di ieri, 7 febbraio, la FIPER ha tenuto a ricordare che la filiera agroenergetica potrebbe essere avviata al meglio re-indirizzando alle colture energetiche dedicate (pioppeti, saliceti, ecc.) i finanziamenti destinati al settore agricolo. La Short Rotation Forestry potrebbe portare alla produzione di 500 quintali di biomassa per ettaro all’anno con un’umidità al 50%.

Anche la manutenzione dei boschi potrebbe fornire un rilevante contributo di materia vegetale a fini energetici. Su questo aspetto Righini ha ricordato che “da un incremento delle operazioni di pulizia dei boschi italiani (utile anche contro i pericoli di incendio e per una sua corretta ricrescita) sarebbe possibile destinare ad uso energetico circa 15 milioni di metri cubi, che corrispondono ad un potenziale energetico di circa 3 milioni di tep”.

LB

8 febbraio 2007