La sfida iberica

  • 20 Settembre 2006

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Zapatero e la progressiva chiusura del nucleare. Un'altra sfida in controtendenza del governo spagnolo. di Gianni Mattioli

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Così, dopo il ritiro dei soldati dall’Iraq, la realizzazione di nuove leggi sul terreno dei diritti ed anche un comportamento difforme dall’ossequiosa consuetudine di altri governanti in occasione della visita in Spagna del Papa, ora Zapatero aggiunge un altro motivo per il rimprovero dei saggi: parte con la chiusura delle centrali. In realtà, la decisione era nelle cose: basterà ricordare l’accoglienza più che pigra che l’elettromeccanica spagnola ha rivolto negli anni scorsi al lavoro appassionato con cui la commissaria all’energia dell’UE De Palacio si è battuta per il rilancio dei reattori. In molti le dicevano che cominciasse a convincere i suoi concittadini, distratti e impegnati dietro al vento e al sole. Per la chiusura della prima centrale, Santa Maria de Garona, annunciata per il 2009, le compagnie elettriche proprietarie Endesa e Iberdrola elevano, come doveroso, la loro protesta e nel contempo chiedono, per questo impianto come per gli altri, l’allungamento della vita di esercizio, così come fanno i loro colleghi negli Usa o in Europa. Nulla di più.

La Spagna attraversa una fase accelerata di crescita economica: da alcuni anni il tasso è superiore alla media europea e la previsione è di raggiungere nella primavera del 2008 il reddito medio pro capite dell’UE. La Spagna importa l’80 % dell’energia. Sono queste le motivazioni tradizionali del lamento in Italia dei nostalgici del nucleare: se la produzione riprende, cresce la domanda di energia e, per un paese privo di risorse proprie…c’è bisogno di tornare ai reattori (non si dice più che l’assenza del nucleare penalizza le produzioni per il costo del kWh, dopo che in fine legislatura la commissione Attività produttive della Camera guidata da Tabacci ha scoperto che “il prezzo medio dell’energia elettrica prodotta in Italia è sensibilmente minore rispetto a quello delle altre borse dei principali paesi europei”). Ma la Spagna non pensa ai reattori: insegue la Germania per il primato sul vento e, anche a solare, si dà da fare. Si cita spesso Barcellona che in pochi anni si è coperta di pannelli,

Alla conferenza politica del partito socialista Zapatero ha sfidato l’Italia: in quattro anni saremo più ricchi di voi. E se anche noi cominciassimo a fare un po’ più di vento e di sole?

Gianni Mattioli

20 settembre 2006

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