I dati del Grtn sul primo bando del 2006 indicano che il tetto degli 85 MW previsto per quest’anno è stato rapidamente raggiunto, portando a 388 MW la potenza complessivamente autorizzata nel giro di soli sei mesi.
Il Grtn ha approvato circa il 18% (in termini di potenza) delle richieste degli impianti sotto i 50 kW presentate nel mese di marzo e il 3% di quelle relative ai sistemi di grande taglia. Complessivamente la potenza delle domande presentate a marzo per i grandi impianti è stata 2,5 volte superiore rispetto a quella dei sistemi sotto i 50 kW. Se poi si contassero solo gli impianti previsti sugli edifici, si evidenzierebbe la marginalità di queste applicazioni.
Si riconferma quindi l’anomalo sbilanciamento italiano verso i grandi impianti.
Visti questi numeri, quali sono le prospettive per il fotovoltaico italiano? Se venisse mantenuto l’attuale tetto, il prossimo anno si avrebbero circa 470 MW da realizzare entro il 2008. Si tratta di numeri significativi, che scontano però la passata assenza di una politica chiara sul solare e più in generale sulle rinnovabili. L’attuale maldestro sistema di incentivazione va rapidamente cambiato, rendendolo sostenibile sul lungo periodo in modo da dare una prospettiva seria alle imprese, valorizzando l’integrazione solare nell’edilizia, stimolando l’uso efficiente dell’energia e l’attenzione all’impatto estetico.
E’ presumibile che nei prossimi anni si avrà un forte rilancio anche del solare termico nel nostro paese. A maggior ragione occorrerà ragionare, in particolare nei nuovi edifici, su sistemi misti termico-fotovoltaico armoniosamente inseriti nelle coperture e nelle facciate.

A luglio a Malaga ho avuto la possibilità di visitare il nuovo stabilimento della Isophoton, con una capacità produttiva annua di 100 MW. Nelle varie fasi di lavorazione convivono macchinari di diverse generazioni, ed è impressionante verificare la rapidità con cui si è evoluta la tecnologia. Fianco a fianco funzionano sistemi che lavorano a velocità molto diverse in relazione alla loro entrata in funzione. Eppure la “nonna” era stata messa in linea solo nel 2000, mentre la “mamma” era del 2003…Insomma, un elemento di riflessione sulla rapida obsolescenza delle tecnologie di produzione, elemento da considerare nella scelta della capacità produttiva ottimale dei nuovi siti da realizzare nel nostro paese.
La dimensione delle industrie di produzione delle celle comunque continua a crescere. A confermare l’evoluzione esplosiva del fotovoltaico, a giugno Nanosolar (capitali dei fondatori di Google) ha annunciato la realizzazione entro il 2007 nell’area di San Francisco di uno stabilimento di celle a film sottile da 430 MW/a. Circolano dubbi sulla fattibilità di un’impresa di queste dimensioni (pari a un quarto della produzione mondiale del 2005) in tempi così ristretti, ma la notizia è indicativa dell’ambiente surriscaldato che circonda la tecnologia e del previsto ritorno sulla scena degli Usa.
L’evoluzione del contesto mondiale ha portato anche l’industria giapponese a rivedere le prospettive sul lungo termine.
Solo quattro anni fa il Giappone si era posto un obiettivo di una potenza solare di 4.800 MW per la fine del decennio, un valore che nel contesto del panorama fotovoltaico mondiale sembrava molto ambizioso. Di fronte al mutato quadro internazionale, la JPEA – associazione nazionale del fotovoltaico – ha ora rivisto gli scenari al 2030.
Il nuovo rapporto conferma le stime del mercato interno, ma innalza notevolmente le previsioni delle esportazioni. Si suppone di installare annualmente sul mercato interno una potenza di 1,2 3,5 e 7,4 GW rispettivamente nel 2010, 2020 e 2030, il che comporta di avere 90-100 GW solari in funzione nel 2030 (cioè circa un decimo della potenza che secondo la European Pv Platform potrebbe essere installato nel mondo per quella data).
La produzione per l’estero negli stessi anni si dovrebbe invece attestare secondo queste stime in 1,0 2,5 e 5 GW. Si prevede quindi che anche nel lungo periodo la domanda per il mercato interno supererà quella delle esportazioni. Questo significa che l’industria giapponese pensa di mantenere sulla scena mondiale un ruolo importante ma progressivamente decrescente, alla luce della diversificazione della produzione internazionale.
Infine, secondo il rapporto della JPEA, il segmento con maggiore crescita nel paese asiatico rimarrà il comparto residenziale, seguito da quello industriale. Gli impianti di generazione centralizzata inizierebbero a decollare in Giappone solo fra una ventina d’anni, quando l’elettricità fotovoltaica dovebbe risultare competitiva con quella delle centrali convenzionali.

Gianni Silvestrini

Questo articolo è apparso come rubrica sul numero di settembre della rivista “FVfotovoltaici”.

1 settembre 2006