Un decreto del Ministero delle Attività Produttive in via di pubblicazione assegna 150 milioni di € alla ricerca energetica nel 2006. Sembrerebbe una buona notizia, in realtà segnala il fallimento della politica in questa delicatissima area.
Le attività della ricerca nel campo dell’energia negli ultimi anni è infatti paurosamente regredita, per una mancanza di attenzione da parte del Governo. E questo proprio in un momento in cui prezzi energetici alle stelle, sicurezza degli approvvigionamenti e crisi climatica imporrebbero un deciso salto di qualità nella ricerca e nell’innovazione tecnologica. Invece, Enea e Cise sono in difficoltà, Università e Cnr mancano di risorse.

La cosa più incredibile è che non solo non si è data una spinta al settore, ma in realtà si è premuto il freno. Vediamo come. Nel 2000 il precedente governo aveva previsto di destinare alla ricerca energetica una cifra di circa 80 milioni € l’anno, ottenuta attraverso un prelievo sulla tariffa elettrica (componente A5). Cosa è successo da allora? Per una incredibile “disattenzione”, le nomine della comitato (Cerse) che doveva effettuare le proposte sulle modalità di spesa non sono state completate, bloccando per lungo tempo l’attività di questo organo. A un certo punto, visto che i soldi non venivano spesi, l’Autorità dell’energia ha deciso di congelare il prelievo sulla tariffa. Questo fatto ha determinato una riduzione dell’ammontare complessivo da destinare alla ricerca nei prossimi anni.
Fatte finalmente le nomine, nel luglio 2005 il Cerse ha trasmesso la proposta di Piano triennale della ricerca. Sono poi passati altri 9 mesi perchè il Ministero delle Attività Produttive trasformasse le indicazioni in decreto.

Purtroppo lo schema predisposto è quanto mai deludente. Di fatto si prevedono alcuni accordi di programma per dare una boccata di ossigeno prevalentemente ad Enea, Cise (60 milioni €), destinando quindi 89 milioni di € per finanziamenti a pioggia su una molteplicità di obiettivi. Non emergono linee di ricerca prioritarie su cui concentrare le risorse, come sarebbe necessario in una fase delicata come l’attuale. Per esempio visto il nostro ritardo nella corsa alle rinnovabili in atto in Europa ci si sarebbe aspettato una attenzione particolare per questo settore. Niente di tutto ciò. Alle energie verdi viene riservato solo l’8% del totale dei finanziamenti.

Quindi in sostanza, in questi 5 anni si è persa l’opportunità di destinare alla ricerca risorse dignitose, partorendo alla fine una ipotesi di distribuzione senza alcun respiro strategico.