Le 195 “bombe al carbonio” dell’oil & gas che faranno impennare le emissioni

Sono i mega progetti (esistenti e nuovi) legati alla produzione di petrolio e gas, che in totale potrebbero emettere fino a 646 miliardi di tonnellate di anidride carbonica.

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Il mondo è pieno di “bombe al carbonio” pronte a far impennare le emissioni globali di CO2 impedendo di raggiungere gli obiettivi climatici.

Sono i mega progetti legati ai combustibili fossili, ognuno dei quali, singolarmente, ha il potenziale di rilasciare in atmosfera almeno un miliardo di tonnellate di anidride carbonica durante il suo intero ciclo di vita.

A fare luce su queste carbon bomb è un recente studio intitolato Carbon Bombs” – Mapping key fossil fuel projects pubblicato su Energy Policy (link in basso).

In totale, gli autori hanno identificato 195 grandi progetti nel settore gas e petrolio (più 230 nel carbone) che entrano nella definizione di bombe al carbonio; 76 sono nuovi progetti che non avevano ancora iniziato a produrre nel 2020.

Queste 195 bombe al carbonio del comparto oil & gas potrebbero emettere fino a 646 miliardi di tonnellate di CO2, così superando ampiamente il rimanente budget di CO2, pari a circa 500 miliardi di tonnellate, compatibile con il traguardo di limitare le temperature a +1,5 °C.

Lo studio è stato ripreso anche in una analisi investigativa del Guardian, svolta nei mesi successivi alla Cop 26 sul clima di Glasgow dello scorso novembre.

Da allora si sono succeduti diversi rapporti che hanno sottolineato la necessità di fermare con urgenza nuovi investimenti oil & gas incompatibili con la transizione energetica pulita; in particolare, il rapporto Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) uscito il 4 aprile, dedicato alle possibili soluzioni per ridurre le emissioni di gas-serra e mitigare il cambiamento climatico.

Il succo di quel documento è che avremmo tutti gli strumenti per fermare il surriscaldamento globale – tecnologie competitive, soldi, competenze – ma manca la volontà politica e manca la volontà delle grandi aziende fossili, che continuano a investire massicciamente sulle loro attività tradizionali di estrazione e produzione di gas e petrolio.

Tanto da essere accusate di mentire sul clima dallo stesso segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

I dati riportati dal quotidiano britannico, elaborati da diverse fonti (tra cui organizzazioni indipendenti come Urgewald e Carbon Tracker), sono molto chiari in proposito: i piani di espansione a breve termine di colossi come Gazprom, ExxonMobil, Qatar Energy e Saudi Aramco, prevedono di avviare progetti oil & gas per complessivi 192 miliardi di barili.

Le compagnie hanno già preso impegni finanziari finali per 116 miliardi di quei barili; circa un terzo dei nuovi progetti riguarda le risorse cosiddette non convenzionali, più pericolose per gli impatti ambientali, come il fracking e i giacimenti in acque profonde.

Questi progetti, complessivamente, tra quelli convenzionali e quelli non convenzionali, potrebbero emettere 73-97 miliardi di tonnellate aggiuntive di CO2 equivalente; il valore più alto include le stime sulle emissioni di metano associate alla produzione e al trasporto di gas.

Le prime dodici compagnie fossili sono sulla buona strada per spendere in media 103 milioni di $ dollari al giorno, fino alla fine di questo decennio, per esplorare nuove risorse di idrocarburi, scrive il Guardian.

La maggior parte di questi progetti è in Australia, Canada, Stati Uniti, Russia, Medio Oriente.

Insomma, siamo ancora ben lontani da quello che la stessa Iea (International energy agency) ha raccomandato più volte negli ultimi tempi: bisogna smettere di investire in nuovi progetti di estrazione di fonti fossili e dirottare più finanziamenti alle energie rinnovabili.

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