È giunto al termine della fase preparatoria il lungo iter del disegno di legge per la delega al Governo sul nucleare.
Dopo l’approvazione preliminare in Consiglio dei ministri il 28 febbraio e il parere positivo di luglio in Conferenza Unificata, il Cdm ha dato via libera definitivo al testo ieri, 2 ottobre.
Il Ddl sarà ora trasmesso in Parlamento, con l’esame che dovrebbe essere avviato in prima lettura alla Camera.
Nella versione entrata in Consiglio dei ministri ci sono poche modifiche rispetto a quella precedente, recependo sostanzialmente le indicazioni di Regioni e Anci.
I contenuti del Ddl nucleare
L’articolo 1 prevede che entro dodici mesi dall’entrata in vigore del disegno di legge il Governo emani uno o più decreti legislativi recanti la disciplina per la produzione di energia da fonte nucleare, che nel testo si definisce “sostenibile”.
In quest’ambito si potrà disciplinare anche l’eventuale generazione combinata di idrogeno, la disattivazione e lo smantellamento degli impianti esistenti, la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito, la ricerca, lo sviluppo e l’utilizzo dell’energia da fusione.
Con una modifica al comma 2 dell’art. 1 si rafforza il perimetro dell’intesa da raggiungere in Conferenza Unificata sui futuri D.lgs, per i quali dovrà esprimersi anche il Consiglio di Stato.
All’art. 2, invece, si stabilisce che nell’ambito della delega sia redatto un Programma nazionale finalizzato allo sviluppo della produzione di energia da fonte nucleare sostenibile e un programma di monitoraggio e di informazione pubblica sul tema.
Ancora, si definisce la disciplina relativa a:
- sperimentazione, localizzazione, costruzione e ed esercizio di impianti di fabbricazione e di riprocessamento del combustibile nucleare;
- sperimentazione, localizzazione, costruzione ed esercizio di impianti di stoccaggio temporaneo dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito, nonché di impianti di smaltimento definitivo, “qualora non riprocessabile, riciclabile o riutilizzabile”;
- ricerca, sviluppo e utilizzo dell’energia da fusione, anche per i profili regolatori;
- il riordino della disciplina della sicurezza, della vigilanza e del controllo, anche al fine di valutare l’istituzione di un’autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare;
- eventuali modalità di sostegno alla realizzazione di impianti.
L’art. 3, infine, verte sul corretto coinvolgimento di soggetti scientifici nell’elaborazione dei decreti legislativi e il raccordo con norme e trattati sovranazionali in materia di nucleare.
Inoltre, si prevede di svolgere una sorta di benhmarck tecnologico delle soluzioni disponibili, comprese quelle “modulari o avanzate”, definendo poi i vari criteri di localizzazione, autorizzazione, protezione degli impianti e compensazione ai territori interessati.
Inserita all’art. 3 la lettera r) per la promozione di consultazioni dei Comuni interessati, in caso di individuazione ex ante dei siti idonei.
L’art. 4, infine, dispone 20 milioni di euro per ciascuna delle annualità 2027, 2028 e 2029 in favore dell’attuazione degli investimenti previsti.
- Il Ddl nucleare (pdf)
- La relazione illustrativa (pdf)
L’indagine sul nucleare in Parlamento
Il via libera del Ddl nucleare in Cdm è stato inevitabilmente accompagnato da commenti entusiasti da parte dei rappresentanti del Mase e della maggioranza parlamentare. Dal PD, però, si leva un’obiezione su tempi e modi della strategia nucleare messa in campo dal Governo.
“Le commissioni Attività produttive e Ambiente della Camera hanno portato avanti un’indagine conoscitiva sul nucleare durata quasi un anno e conclusasi a marzo”, ricordano Christian Di Sanzo, Marco Simiani, Vinicio Peluffo e Alberto Pandolfo.
“Più di 70 audizioni tra esperti, realtà produttive, accademici e industrie; un patrimonio conoscitivo significativo e importante”, aggiungono, evidenziando che “purtroppo ancora non esiste una relazione finale di questa indagine conoscitiva, i cui materiali giacciono ormai da molti mesi negli uffici delle commissioni”.
I quattro esponenti democratici reputano questa relazione “fondamentale per informare il Parlamento su status, opportunità e costi dell’energia nucleare in Italia”.
Di contro, “il Governo vuole calendarizzare un Ddl ancora prima che il Parlamento abbia finito l’iter conoscitivo”; cioè quello che dovrebbe essere “la normale prassi di dialogo con il Parlamento”.
In conclusione, “chiediamo con forza che le commissioni producano la relazione finale dell’indagine conoscitiva. Senza questa indagine vorrebbe dire aver preso in giro gli esperti e le realtà industriali che hanno partecipato all’indagine. La tornata elettorale è alle porte, non vorremmo che anche questo tema strategico e complesso fosse messo in campo con tutta fretta per creare divisioni, invece del necessario dibattito serio fondato su rilevanze scientifiche”.
Una fotografia dell’andamento nucleare, utile a farsi un’idea sull’argomento, è stata intanto scattata con il World Nuclear Industry Status Report 2025, presentato il 22 settembre a Roma (si veda Il nucleare mondiale rallenta, le rinnovabili corrono).
Il documento parla di un settore in stallo che nel 2024 ha aggiunto solo 5,4 GW di capacità nucleare netta addizionale nel mondo, rispetto ai 565 GW di nuovo installato eolico e fotovoltaico.
A metà 2025, inoltre, erano 31 i Paesi con reattori operativi, uno in meno rispetto al 2024, dopo la chiusura dell’ultimo impianto a Taiwan, mentre a giungo scorso erano aperti 63 cantieri in 11 Paesi, due in meno rispetto al 2024.
Per quanto riguarda gli Small Modular Reactor, infine, il progetto Carem in Argentina è stato abbandonato dopo dieci anni di lavori e in Canada il reattore di Chalk River sembra arenato.
Gli unici due progetti di Smr operativi (per due reattori ciascuno) sono Akademik Lomonosov in Russia e TR-PM in Cina, ma stanno avendo prestazioni deludenti, con fattori di carico a vita utile del 28% e 36% rispettivamente.



























