Un impianto di trigenerazione sul modello ESCo

L’impianto, realizzato dalla ESCo di E.On per lo stabilimento della San Benedetto, ha un contratto di servizio della durata di 10 anni. Realizzato in base alle esigenze della produzione, ma con un occhio alle opportunità offerte dal mercato elettrico.

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L’articolo è stato pubblicato sul n.5/2018 della rivista bimestrale QualEnergia

Negli ultimi anni, il settore dell’energia è profondamente cambiato e in parallelo si sono modificate le esigenze energetiche dei clienti sempre più attenti al risparmio e alla protezione dell’ambiente. Il risultato di questi cambiamenti è un nuovo mondo dell’energia – decentralizzato, sostenibile e interconnesso.

In questo nuovo paradigma rientra anche la cogenerazione, che oltre a fornire macchine più efficienti e con minori emissioni, si presta a un modello di business più evoluto: il modello ESCo, in base al quale il cliente non deve pensare al tempo di rientro dell’investimento perché non sostenuto in prima persona e può concentrarsi sul core business dell’azienda.

San Benedetto è un’azienda attiva nel mercato italiano delle bevande, dove si è affermata grazie al know-how tecnologico di cui dispone, che le ha consentito di apportare rilevanti innovazioni di prodotto e di processo,

insieme all’adozione di strategie e visioni di mercato dimostratesi vincenti.

Una delle più recenti, è stata l’adozione di un impianto di trigenerazione per lo stabilimento di Scorzè; all’avanguardia da un punto di vista tecnologico per la cui realizzazione e gestione è stato scelto il modello ESCo: non un investimento iniziale da parte di San Benedetto, ma l’impegno a consumare energia.

Un contratto di servizio della durata di dieci anni che prevede la fornitura da parte di E.ON dell’energia elettrica e termica necessari ad alimentare il processo produttivo. Sarà E.ON a occuparsi di tutto, dalla progettazione del sistema di cogenerazione alla fase realizzativa, incluse le procedure di autorizzazione, fino alla gestione dell’impianto che preleva gas metano dalla rete e lo converte in energia elettrica e termica che vengono forniti al cliente a tariffe indicizzate ai prezzi di mercato.

Una piccola centrale elettrica collocata presso gli stabilimenti produttivi del cliente, che non dovendosi occupare direttamente del sistema di cogenerazione, né da un punto di vista economico né da un punto di vista gestionale potrà concentrare le risorse tecnico-economiche sul proprio core business.

E.ON ha seguito il progetto in tutte le fasi realizzative, a partire dall’accettazione da parte della comunità locale, fino alla progettazione e gestione dell’impianto, all’avanguardia da un punto di vista tecnico e logistico, e in grado di garantire compatibilità con l’evoluzione del mercato elettrico.

Comunità locali

L’inserimento di un impianto di cogenerazione desta sempre alcune preoccupazioni da parte dei cittadini che vivono alle sue adiacenze, preoccupati dai disagi che questo può causare.

Con l’obiettivo di informare la comunità sugli aspetti positivi della cogenerazione sono stati organizzati incontri con il sindaco ed è stata convocata un’assemblea pubblica per affrontare i temi legati all’impatto ambientale del sistema di cogenerazione.

In quest’occasione è stata sottolineata la riduzione delle emissioni nocive in atmosfera ed è stato ribadito l’impegno da parte di E.ON di monitorare periodicamente il rumore per garantire il rispetto costante della normativa vigente.

La produzione di acqua minerale è un processo produttivo continuo con un grande fabbisogno di energia elettrica, termica e frigorifera. Le utenze principali sono le macchine per la produzione delle bottiglie in Pet e le linee d’imbottigliamento. La scelta dell’adozione di un impianto di trigenerazione è nata dalla necessità di ridurre i costi energetici e le emissioni.

L’impianto, basato su tre motori a gas metano da 4,4 MWe ciascuno, è in grado di produrre 13,2 MWe, 6 MWt di acqua calda, 6 tonnellate/ora di vapore con tre caldaie a recupero, 6,6 MWtf con tre assorbitori al bromuro di litio.

Complessivamente ha un’efficienza elettrica superiore al 43% e un’efficienza complessiva dell’86-88%. Attualmente, l’impianto è in grado di coprire la quasi totalità del fabbisogno energetico dello stabilimento, consentendo un risparmio molto significativo sul costo dell’energia.

Da un punto di vista ambientale riduce le emissioni di circa 17.300 tonnellate/anno di CO2 equivalente.

L’utilizzo di tre motori distinti permette di avere la flessibilità di produzione energetica adeguata a coprire le richieste dello stabilimento. Di fatto, si tratta di tre impianti che operano in parallelo, in grado di gestire una variazione estesa del flusso energetico, da un minimo di 2 MWe fino a un massimo 13 MWe. A questo si aggiunge che durante i fermi macchina per attività di manutenzione l’impianto resta comunque operativo garantendo la disponibilità di almeno due motori su tre.

Impianto in verticale

Il progetto ha interessanti caratteristiche architetturali: nonostante l’area dello stabilimento fosse molto ampia, la disponibilità di spazio libero era estremamente limitata e l’area che avrebbe impegnato un impianto da 13,2 MWe, se sviluppato su un unico piano, sarebbe stata certamente invasiva. Per questo è stata progettata una struttura verticale su tre livelli, dove il piano terra ospita i motori e gli assorbitori, il primo piano l’elettronica di controllo e le interconnessioni principali e il terzo le caldaie a recupero e le torri evaporative. L’edificio in cemento armato, costruito appositamente, ha un’altezza di 20 metri e una pianta di 40 metri per 20 metri.

In considerazione del terreno cedevole sul quale grava l’edificio, è stata realizzata una fondazione palificata, a sostegno di circa 160 pali di diametro variabile tra 30 centimetri e 60 centimetri e alti circa 18 metri.

Il mercato elettrico, in continua evoluzione, offre nuove opportunità da sfruttare anche attraverso la gestione degli impianti di trigenerazione, che devono potere ottimizzare la produzione energetica per soddisfare il fabbisogno del processo produttivo e, al tempo stesso, offrire i servizi di cui la rete elettrica ha necessità in misura crescente.

Coerentemente con la nuova normativa (delibera Aeegsi 300/2017) anche gli impianti di produzione possono partecipare al mercato dei Servizi di Dispacciamento, fornendo elettricità alla rete elettrica nei momenti di richiesta di picco.

Si tratto di un nuovo vantaggio offerto dal servizio ESCo di E.ON: l’impianto viene gestito in base alle esigenze della produzione, ma senza perdere le opportunità che nascono dall’evoluzione del sistema elettrico.

L’articolo è stato pubblicato sul n.5/2018 della rivista bimestrale QualEnergia, con il titolo “Acqua cogenerata”.

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