L’Italia è uno dei Paesi europei più dipendenti dal gas negli usi domestici, ma alla diffusione dei fornelli tradizionali non corrisponde una conoscenza altrettanto ampia dei rischi per la sicurezza e la salute.
A richiamare l’attenzione sul tema sono Federcasalinghe e Domina, associazione nazionale delle famiglie datori di lavoro domestico, che ieri (9 luglio) hanno presentato alla Camera dei deputati un’indagine sul rapporto tra le famiglie italiane e l’utilizzo del gas in casa.
Secondo i dati Eurostat richiamati nello studio e relativi al 2022, il metano copre il 49,2% dei consumi energetici domestici italiani. Una quota che colloca il nostro mercato al secondo posto nell’Unione europea, alle spalle dei Paesi Bassi.
Qualche segnale di cambiamento è comunque visibile. Tra il 2010 e il 2024 il numero delle famiglie completamente “gas-free” sarebbe aumentato di venti volte, passando dallo 0,2 al 4,2% del totale: oltre 1,1 milioni di nuclei.
Resta però molto diffuso anche il ricorso a sistemi non collegati alla rete. Più di 3 milioni di famiglie, pari all’11,4%, utilizzano ancora bombole di gas, mentre oltre un milione, il 4,1%, si affida a bomboloni riforniti periodicamente. Nel complesso, più di 4 milioni di abitazioni dipendono quindi da approvvigionamenti separati dalla rete generale.
Il primo rischio percepito è quello degli incidenti. Nel 2023 i Vigili del fuoco hanno effettuato quasi 31mila interventi per fughe di gas, dovute soprattutto a rotture delle tubazioni o a impianti difettosi. Nello stesso anno, secondo il Comitato italiano gas (Cig), sono stati registrati 234 incidenti legati sia al gas canalizzato sia alle bombole, con 15 decessi.
L’indagine insiste anche sui rischi meno evidenti, legati all’esposizione quotidiana ai prodotti della combustione. I fornelli a gas possono contribuire all’accumulo negli ambienti interni di biossido di azoto e di altri inquinanti. Le linee guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità associano l’esposizione al NO2 a un aumento del rischio di sintomi respiratori, asma e respiro sibilante, soprattutto nei bambini.
Il vuoto informativo
La conoscenza del problema resta limitata: il 45,6% delle famiglie intervistate non ha mai sentito parlare dei rischi sanitari della cottura a gas. L’attenzione si concentra soprattutto su fughe ed esplosioni, mentre sono meno conosciuti gli effetti dei fumi prodotti nell’uso ordinario. Anche la ventilazione è spesso inadeguata: solo il 46% delle famiglie dispone di una cappa aspirante collegata con l’esterno.
Sul tema Federcasalinghe era intervenuta anche nel giugno 2025, presentando dati molto più allarmanti, attribuiti all’Università spagnola “Jaume I”: oltre 12mila decessi ogni anno in Italia causati dalla combustione del gas nelle cucine e più di 300mila bambini affetti da malattie bronco-polmonari. Numeri utilizzati per promuovere l’elettrificazione degli usi domestici e una migliore ventilazione degli ambienti.
Il passaggio ai piani a induzione incontra però ostacoli economici e informativi. Il 64,4% degli intervistati dalle due associazioni non conosce gli incentivi disponibili, mentre il 38,8% non sarebbe disposto a sostenere alcun costo aggiuntivo per sostituire il piano cottura.
Federcasalinghe e Domina chiedono quindi campagne informative più efficaci e un accesso più semplice agli strumenti fiscali. Tra le misure richiamate figurano il Bonus mobili 2026, con detrazione del 50%, e il cosiddetto “Voucher Green” del Mimit, indicati dalle associazioni come possibili strumenti per ridurre il costo della sostituzione degli apparecchi.
I dati sugli incidenti
Gli incidenti legati al gas in Italia causano ogni anno decine di morti e centinaia di feriti. Secondo i dati più recenti diffusi dal Cig, il bilancio complessivo è di 182 decessi e 1.849 feriti tra il 2020 e il 2024, a fronte di 1.179 incidenti complessivi nel solo perimetro degli usi civili e similari (si veda Incidenti da gas in Italia: 182 morti in cinque anni).
Nel periodo considerato, gli incidenti annui oscillano tra 201 e 270 casi, mentre i decessi vanno da un picco di 63 morti nel 2021 a un minimo di 19 nel 2023. Il numero di feriti si aggira tra 339 e 395 l’anno.
Quasi tutti gli eventi (circa il 96%) avvengono a valle del contatore, quindi in un ambito di competenza delle famiglie. Al contrario, gli incidenti sulle reti di distribuzione rappresentano una netta minoranza, pur non essendo trascurabili in termini di gravità. Nel quinquennio analizzato, i decessi restano comunque concentrati sul lato domestico, con 172 morti su 182 complessive.
Per il gas distribuito tramite rete, nel 2023, le due cause più frequenti di incidente secondo il Cig sono state l’inadeguata evacuazione dei prodotti della combustione e la dispersione di gas, entrambe con circa il 36% degli incidenti. Seguono la cattiva combustione o insufficiente aerazione con circa il 22%.
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