Scrivi

Il prossimo sviluppo delle rinnovabili in Cina è nelle grandi “basi energetiche”

Dati e prospettive per il mix elettrico cinese: si punta ad aggiungere 570 GW di eolico e fotovoltaico entro il 2025 soprattutto nelle aree desertiche e raggiungere il picco delle emissioni tra il 2025 e il 2030. Ma la rinuncia al carbone sarà difficile.

ADV
image_pdfimage_print

Cosa sta facendo la Cina per velocizzare la transizione alle energie rinnovabili? Riuscirà Pechino a ridurre le emissioni di CO2 in tempi relativamente brevi?

Il ruolo cinese è di fondamentale importanza per la riuscita degli impegni globali di neutralità climatica, dato il peso enorme del suo sistema energetico ed economico, ancora agganciato in massima parte ai combustibili fossili, in particolare al carbone per la produzione di elettricità.

La Cina nel solo 2021 grazie alla ripresa economica post-pandemia ha emesso 11,9 miliardi di tonnellate di CO2, il 33% del totale mondiale (di gran lunga il primo Paese per emissioni nazionali di anidride carbonica), contro le 11,2 miliardi di tonnellate diffuse in atmosfera nel 2019, secondo i dati della Iea usciti lo scorso marzo.

Per capire come si evolverà la situazione in Cina nei prossimi anni, riprendiamo un’analisi pubblicata su Carbon Brief da Lauri Myllyvirta e Xing Zhang, due esperti delle politiche energetiche cinesi presso il Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea).

L’approfondimento si focalizza sulle “clean energy bases”: enormi concentrazioni di nuovi parchi eolici e solari in determinate regioni, perlopiù deserti sabbiosi e rocciosi, come il deserto del Gobi, ex zone di attività minerarie e terreni improduttivi.

Si parla di installare 570 GW di eolico e fotovoltaico nel periodo 2021-2025 con il 14° piano quinquennale, più che raddoppiando la capacità cumulativa eolica-FV attuale (circa 536 GW).

Ciò farebbe raggiungere alla Cina con quattro anni di anticipo, nel 2026 anziché 2030, il traguardo annunciato dal presidente Xi Jinping di superare 1.200 GW complessivi di energia da vento e sole.

Ricordiamo che Pechino punta a toccare il picco delle emissioni di CO2 prima del 2030 per poi azzerarle entro il 2060.

Le basi energetiche, spiegano i due analisti, sono territori in cui si costruiranno numerosi impianti eolici e fotovoltaici per decine di GW totali, oltre alle linee di trasmissione che permetteranno di trasportare elettricità per lunghe distanze, fino ai grandi centri di consumo nelle città e nelle industrie.

In Cina ci sono circa 2,6 milioni di kmq di aree desertiche, circa quattro volte la superficie della Francia, a disposizione per realizzare questo ambizioso piano.

Una prima lista di super progetti, per complessivi 97 GW, è già in fase di sviluppo. E il carbone cambierà ruolo, diventando una fonte energetica “di supporto” e non più il pilastro principale della generazione elettrica.

In sostanza, alle centrali a carbone si chiederà di entrare in funzione con maggiore flessibilità per rispondere alle fluttuazioni produttive delle rinnovabili; gli impianti fossili quindi dovranno modulare la loro potenza in base alla maggiore o minore disponibilità di energia da eolico e fotovoltaico.

Di conseguenza, si dovrebbero costruire nuove centrali a carbone solo quando è richiesto per garantire la stabilità della rete e per consentire una maggiore integrazione delle rinnovabili.

Il mix elettrico cinese del 2025, scrivono gli analisti del Crea su Carbon Brief, dovrebbe avere un 20% di produzione da eolico e fotovoltaico, contro il 12% nel 2021.

Nel 2021 il carbone ha fatto il 60% della generazione elettrica complessiva cinese (idroelettrico 15%, nucleare 4,8%). Le fonti zero-carbon, contando tutte le rinnovabili più il nucleare, erano pertanto al 32% circa del mix lo scorso anno.

Con questa accelerata delle energie rinnovabili nel 2021-2025, insieme con il previsto rallentamento della crescita della domanda energetica, la Cina dovrebbe raggiungere il picco delle sue emissioni tra 2025-2030, affermano Myllyvirta e Zhang.

Tuttavia, questi traguardi sono del tutto insufficienti se si guarda al percorso che bisognerebbe seguire per rispettare gli accordi di Parigi.

Raggiungere la neutralità climatica nel 2060 comporta un ritmo di installazioni di fonti rinnovabili ben più elevato: 150-200 GW/anno in media.

In conclusione, sostengono i due analisti, se i vari piani per le rinnovabili per questo quinquennio saranno pienamente realizzati, potrebbero consentire un picco delle emissioni anche prima del 2025, ma molto dipenderà dalla crescita della domanda di energia e, soprattutto, dalla politica economica in Cina nei prossimi anni.

ADV
×