Quando si parla di transizione energetica molti occhi sono puntati sulla Cina perché è responsabile di circa un quarto delle emissioni globali di CO2 e utilizza una quantità enorme di carbone.

Sotto questo aspetto c’è un altro paese, però, che va monitorato con grande attenzione: è l’India.

L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA, International Energy Agency) ha appena pubblicato un intero rapporto dedicato a questo colosso asiatico, India Energy Outlook 2021 (link in basso).

Di colosso si parla, a tutti gli effetti, perché l’India è la terza nazione che consuma più energia al mondo e la maggior parte (80%) della sua domanda energetica è coperta da risorse inquinanti, vale a dire, carbone, petrolio e biomasse solide, queste ultime utilizzate per cucinare da centinaia di milioni di indiani, soprattutto nelle zone rurali.

La domanda totale di energia primaria è raddoppiata dal 2000 a oggi, come riassume il grafico seguente, tratto dal rapporto. Si è passati, infatti, da 441 a 880 Mtep (million tonnes of oil equivalent, milioni di tonnellate di petrolio equivalente).

E nei prossimi anni l’India, afferma la IEA, diventerà la nazione più popolosa, con milioni di famiglie indiane che acquisteranno elettrodomestici, condizionatori, automobili.

In sostanza, scrive la IEA, il 60% circa delle emissioni di CO2 in India alle soglie del 2040 sarà da attribuire alle “cose” che ancora non esistono: i futuri veicoli, i futuri climatizzatori, le future industrie e così via.

La posta in gioco quindi è di enormi proporzioni: l’India può sviluppare la sua economia con una traiettoria compatibile con l’ambiente? Vediamo un esempio di quello che potrebbe accadere nel settore elettrico.

Nello scenario STEPS (Stated Policies Scenario), elaborato dall’Agenzia considerando le attuali politiche in India per quanto riguarda il settore energetico, il paese installerà 900 GW di nuovi impianti eolici e solari al 2040, con un boom del fotovoltaico (soprattutto grandi impianti utility-scale) con circa 700 GW di capacità addizionale in vent’anni.

Intanto il carbone dal 2025 vedrà un sostanziale azzeramento di nuovi progetti.

Così nel 2040 – si veda il grafico qui sotto – il fotovoltaico farà il 30% circa del mix di generazione elettrica, al pari del carbone; fonte fossile che oggi, invece, produce il 70% circa dell’energia elettrica indiana, mentre il solare è intorno appena al 4%.

Senza contare che nello scenario di sviluppo sostenibile (SDS: Sustainable Development Scenario), la corsa del solare sarà ancora più veloce e il crollo del carbone ancora più marcato.

Ma la transizione energetica indiana, emerge dalle pagine del rapporto, sarà molto più complicata del mero raffronto carbone vs rinnovabili nel settore elettrico.

Trasporti, processi industriali, climatizzazione degli edifici, agricoltura, sono tutti settori dove l’uscita graduale dai combustibili fossili richiederà investimenti e progetti in molteplici direzioni: elettrificazione, carburanti low-carbon, biocombustibili, biometano, tecnologie CCS per catturare le emissioni di anidride carbonica, nucleare, spiega la IEA, con forti dubbi di competitività economica, aggiungiamo noi, delle ultime due tecnologie citate.