L’Italia può sostituire il Gnl del Qatar in un anno con rinnovabili ed efficienza

Le proposte del think-tank ECCO per ridurre la dipendenza italiana dal gas, mentre il governo valuta una proroga del taglio delle accise sui carburanti e si guarda intorno (Algeria in primis) per diversificare le forniture.

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Mentre QatarEnergy annuncia che per forza maggiore alcuni contratti con il nostro Paese e altri potrebbero non essere onorati, una nuova analisi mostra come l’Italia potrebbe sostituire entro un anno la maggior parte del gas naturale liquefatto (Gnl) importato dal Qatar puntando su rinnovabili, efficienza energetica ed elettrificazione dei consumi finali.

La quota restante (15% circa) di gas proveniente dal Qatar potrebbe essere rimpiazzata utilizzando maggiormente le infrastrutture esistenti.

Questa la “ricetta” energetica anticrisi proposta ieri, 24 marzo, dal think-tank italiano ECCO in un documento intitolato “Sicurezza energetica: il percorso di riduzione della dipendenza italiana dal Gnl qatarino” (link in basso).

Gli aggiornamenti da Pichetto e dal Qatar

Anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, è intervenuto sul tema, parlando ieri ai giornalisti a margine dell’assemblea annuale dell’Associazione reseller e trader di energia (ARTE), in cui si era già espresso riguardo alle tensioni Usa-Ue sui dazi e l’import di Gnl americano.

Come noto, gli attacchi missilistici iraniani del 18-19 marzo alla zona industriale di Ras Laffan in Qatar, hanno danneggiato due impianti di liquefazione del gas naturale con una produzione totale di 12,8 milioni di tonnellate all’anno, pari a circa il 17% delle esportazioni del Paese.

I danni subiti, secondo QatarEnergy, richiederanno dai tre ai cinque anni per essere riparati e l’impatto si ripercuoterà su Cina, Corea del Sud, Italia e Belgio, con la necessità di dichiarare la forza maggiore per un periodo massimo di cinque anni su alcuni contratti di Gnl a lungo termine.

Per fronteggiare la nuova crisi energetica, l’Italia potrebbe guardare anche all’Algeria, definita da Pichetto “un partner affidabile e importante” che può portare oltre tre decine di miliardi di metri cubi (con il gasdotto Transmed), anche se “chiaramente è una questione di rapporti e di prezzi rispetto ai grandi acquirenti”.

Il ministro ha poi confermato che il governo sta valutando di prorogare il taglio delle accise sui carburanti dopo il 7 aprile. Il nuovo intervento “verrà valutato dal governo complessivamente” nel prossimo Consiglio dei ministri previsto per domani (26 marzo), alla luce della rilevazione dei prezzi.

Quanto vale il Gnl del Qatar

Tornando al documento di ECCO, si ricorda che l’Italia importa dal Qatar circa 6,4 miliardi di metri cubi annui, sulla base del contratto di lungo termine siglato da Edison nel 2009.

Questi volumi rappresentano fino al 30% circa del Gnl importato dal nostro Paese e approssimativamente il 10% del totale delle importazioni di gas.

A questi flussi si sarebbe dovuto aggiungere un altro miliardo e mezzo di metri cubi dal 2026, grazie a un accordo siglato da Eni e QatarEnergy in seguito alla crisi energetica del 2022, “che di fatto rimarrà bloccato a seguito della dichiarazione da parte del Qatar di forza maggiore sui contratti GNL con alcuni paesi, tra cui l’Italia”, sottolinea ECCO.

In totale (dato 2025) il Gnl acquistato dai diversi fornitori internazionali vale il 30% circa del consumo nazionale di gas.

In questo momento, scrivono gli autori del policy briefing, Francesca Andreolli e Giulia Signorelli, i terminali di rigassificazione italiani operano a circa il 70% della loro capacità, “lasciando margini tecnici per un ulteriore incremento delle importazioni da fornitori alternativi”.

Tuttavia, su un orizzonte di medio-lungo termine, la riduzione dei rischi energetici “richiede un approccio più ampio, incentrato sulla diminuzione strutturale della domanda di gas e dunque della dipendenza dal gas, sull’accelerazione dello sviluppo delle fonti rinnovabili e sul rafforzamento delle misure di efficienza energetica nei settori civile e industriale”.

Come ridurre la domanda di gas

Per prima cosa, affermano gli analisti, occorre implementare un piano nazionale di risparmio energetico sistematico e una campagna di sensibilizzazione volto a preservare le riserve di gas.

L’obiettivo prioritario è ridurre al minimo l’uso degli stoccaggi, evitando di intaccare le scorte che al momento sono tra le più alte in Europa (44% circa vs il 29% di media Ue) per non trovarsi, durante la prossima estate, a dover sostenere costi di riempimento proibitivi per riportare i volumi alla soglia di sicurezza dell’80-90% per il prossimo inverno.

In parallelo al piano di risparmio, l’Italia dovrebbe attuare alcune misure (grafico sotto) per diminuire i consumi di gas in modo strutturale, tra cui:

  • sviluppare 10 GW/anno di nuovi impianti a fonti rinnovabili nel settore elettrico, come indicato nel Pniec, grazie ai quali si potrebbe ridurre la domanda di gas per circa 2,5 miliardi di metri cubi (40% circa dell’import di Gnl dal Qatar);
  • interventi di efficienza energetica negli edifici e nelle industrie, con un potenziale di riduzione della domanda di gas stimato in 0,8 miliardi di mc annui;
  • elettrificare i consumi termici nel settore residenziale e industriale, attraverso l’installazione di pompe di calore nelle abitazioni e per fornire calore a basse-medie temperature nei processi produttivi (si stima che nel complesso queste misure eviterebbero una richiesta di gas pari a 0,65 miliardi di mc).

Inoltre, scrivono gli analisti, circa un miliardo di metri cubi non sostituibili attraverso le misure sopra citate, “potrebbe essere recuperato sfruttando le infrastrutture esistenti, in particolare i gasdotti operanti nell’ambito di contratti già in essere con fornitori quali Algeria e Libia”.

In definitiva, le relazioni energetiche “dovrebbero evolvere verso un modello orientato alla transizione” dove l’Italia, “grazie al suo ruolo di attore centrale nel Mediterraneo, dovrebbe ripensare la cooperazione partendo da un impegno concreto a sostegno di percorsi di riduzione progressiva del gas” e verso una maggiore diversificazione economica.

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