Le rinnovabili in Italia oggi sono “degli atleti che si preparano per una maratona lunga oltre 10 anni”, cioè quella che dovrebbe portare il nostro Paese ad installare circa 40 GW di nuova potenza. L’allenamento dell’ultimo anno è stato decisamente leggero, per cui la sfida che il settore ha davanti è davvero impegnativa e nonostante la maturità delle tecnologie non si vince senza superare diversi ostacoli.

Usa una metafora podistica per descrivere le prospettive delle fonti pulite davanti al Piano nazionale integrato energia e clima il nuovo Renewable Energy Reportdell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, che sarà presentato il prossimo 9 maggio ma che QualEnergia.it ha potuto sfogliare in anteprima.

La nuova potenza installata nel corso del 2018, è la premessa, è stata di circa 1.162 MW, con 511 MW di nuovo eolico e 437 di fotovoltaico, le due fonti su cui lo studio si concentra. Per raggiungere i target del PNIEC, stimano i ricercatori dell’E&S Group, per il FV ci dovranno essere in media 900 MW di nuove installazioni ogni anno fino al 2025 e una media di 4,8 GW/anno dal 2025. Per l’eolico si parla invece di 740 MW/anno fino al 2025 e di 560 MW/anno dal 2025 al 2030.

“Si tratta di obiettivi particolarmente ambiziosi, il cui conseguimento è però necessario affinché si raggiunga il deciso taglio delle emissioni di gas climalteranti stabilito a livello internazionale”, commentano i ricercatori. E lo studio mostra che con i soli mezzi tracciati dal PNIEC sarà quasi impossibile raggiungere questi traguardi.

L'”evoluzione inerziale”, cioè quella attesa in assenza di strumenti normativi e regolatori addizionali rispetto a quanto oggi indicato nel Piano (come sappiamo in consultazione per arrivare a una versione definitiva entro fine anno), nello studio viene declinata in due sotto-scenari. In un primo non si prevede un apporto significativo delle attività di manutenzione, revamping e repowering, in un secondo invece viene considerato questo effetto su parte del parco installato.

In entrambe le ipotesi il quadro che emerge non è positivo, con lo scenario “inerziale” che si discosta in maniera significativa dagli obiettivi del PNIEC.

Qui la situazione del FV:

E qui quella dell’eolico:

Come si vede, gli scenari considerati portano sì al 2025 a una produzione in linea con quella prevista dal PNIEC, ma nel lungo termine per entrambe le fonti emerge una forte disparità tra quanto si prevede di ottenere rispetto a quanto invece previsto dal Piano.

“Non si tratta, tuttavia di una bocciatura, anzi gli operatori del settore sono convinti che l’Italia abbia tutte le potenzialità per installare la potenza necessaria per raggiungere gli obiettivi del PNIEC”, spiegano gli analisti, che dedicano ampie parti del report ai due filoni di criticità da superare: la sostenibilità economica degli investimenti dovuta in primis al rischio prezzo sul mercato elettrico e la disponibilità di suolo, necessaria a garantire la installabilità della potenza prevista dal PNIEC.

“Nonostante i significativi miglioramenti nei costi di installazione e gestione, la misura dell’LCOE e forse ancora meglio dell’LROE – si spiega – mostra ancora la fragilità delle rinnovabili nell’affrontare uno scenario di mercato dell’energia che si preannuncia, in una sorta di circolo vizioso, troppo volatile”, per via del cosiddetto effetto cannibalismo, per il quale al crescere dell’energia da rinnovabili immessa sul mercato scendono i prezzi e dunque i ricavi.

Lo scenario ipotizzato dall’E&S G implica un abbassamento del prezzo zonale medio annuo del 7%, che nasconde, tuttavia, una frequente e considerevole riduzione dei prezzi nelle ore centrali della giornata, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, che, diluita anch’essa su base annua, si traduce in un calo della valorizzazione oraria dell’energia FV dell’ordine del 25-35%.

Quanto alla questione suolo, mostra il report, per il fotovoltaico la superficie sarebbe ampiamente sufficiente a coprire le nuove installazioni (oltre 61 GW potenziali rispetto ai 30 GW previsti) se si permettesse di usare una quota marginale (il 10%) dei terreni agricoli non utilizzati, attualmente preclusi agli impianti incentivati, mentre per l’eolico, il repowering è fondamentale.

“I PPA da soli, soprattutto nella versione short termista all’italiana, non sono in grado” di neutralizzare il rischio prezzi e i problemi di sostenibilità economica, si spiega così come “i vincoli imposti all’impiego del suolo non paiono coerenti con l’obiettivo che ci si è posti nel PNIEC”, si legge nel documento. Per questo “appare indispensabile agire, affiancando il PNIEC con una serie di strumenti normativi che intervengano proprio su quei temi che qui sono stati messi in evidenza come i più critici”.

Su questo l’Energy & Strategy Group dà dei suggerimenti: tra le proposte, diverse chiedono semplificazioni normative, specie per il repowering, si auspica poi l’apertura di MSD, l’eliminazione dei prezzi zonali su MDP, il rafforzamento dei PPA anche con controparte pubblica, il “superamento parziale” delle aste neutre e il prolungamento oltre la fine del decreto Fer 1 oltre a una remunerazione per i sistemi di accumulo.