Pniec 2030, una pagella piena di insufficienze

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Per il think tank italiano ECCO, il Piano trasmesso dal governo a Bruxelles è debole, contradditorio e poco efficace. Le principali osservazioni su rinnovabili, elettrificazione dei consumi e uscita dal gas.

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Gli ultimi decreti sulle rinnovabili sono contradditori, le diverse misure per sviluppare gli impianti non sono coordinate tra loro, manca un obiettivo specifico sulla quota di elettrificazione dei consumi energetici, non ci sono traguardi di uscita dal gas nei singoli settori (industria, trasporti e così via).

Sono alcune delle osservazioni che hanno portato ECCO, il think tank italiano indipendente focalizzato sulla transizione energetica, a bocciare su tutta la linea il nuovo Pniec trasmesso dall’Italia a Bruxelles.

Il Piano nazionale integrato su energia e clima al 2030 ha già attirato molte critiche dal mondo ambientalista e non solo: tra le principali obiezioni, quella di aver incluso il nucleare (considerato una scelta impercorribile per costi, tempi, impatti ambientali e sociali).

Le polemiche non hanno risparmiato in generale l’approccio “neutrale” sulle tecnologie, che lascerebbe troppo spazio a soluzioni di dubbia efficacia e realizzabilità, come la cattura della CO2, l’uso massiccio di biocarburanti, mentre i target sulle rinnovabili sono giudicati “deboli”.

L’analisi di ECCO è sulla medesima lunghezza d’onda.

Decreti contradditori e scoordinati

In tema di rinnovabili, si spiega, il decreto Fer X, “indicato dal Piano stesso come lo strumento principale a sostegno delle fonti rinnovabili mature, è ancora in fase di definizione e manca di chiarezza sia sul prezzo di esercizio sia sul contingente finale che verrà incentivato”.

Inoltre, “le contraddizioni dei decreti recentemente discussi e pubblicati, finalizzati allo sviluppo delle rinnovabili, fanno emergere la mancanza di direzione e coordinamento, confermando una governance ancora eccessivamente debole”.

In particolare, il decreto sulle Aree idonee “non aiuta il processo autorizzativo, non riduce la discrezionalità delle Regioni e non introduce criteri affidabili a livello nazionale”.

In contraddizione con gli obiettivi del Pniec è anche il decreto Agricoltura, che limita la realizzabilità degli impianti fotovoltaici a terra in zone agricole solo a determinate aree, mettendo a rischio l’obiettivo al 2030 e ostacolando l’installazione di grandi impianti fotovoltaici che permettono di tagliare i costi dell’energia elettrica.

Infine, “pur valutando positivamente il decreto Fer 2 finalizzato alla promozione delle rinnovabili non pienamente mature o con costi elevati di esercizio, in termini di potenza totale da incentivare – 4,6 GW entro la fine del 2028 – non è chiaro come questo si colleghi con le restanti misure al raggiungimento degli obiettivi. Basti vedere il contingente per l’eolico offshore di 3,8 GW, perfino superiore all’obiettivo indicato dal Pniec di 2,1 GW”.

Poca elettrificazione, troppo gas

Altro aspetto critico, evidenzia ECCO, è la mancanza di un “obiettivo esplicito di elettrificazione dei consumi”, tanto da “bloccare” molti investimenti su tecnologie basate sui combustibili fossili, che continuano a essere incentivate. Tra gli esempi citati: le pompe di calore a gas promosse dal conto termico e l’ecobonus auto per veicoli endotermici.

Critiche poi arrivano dagli esperti del think tank sul “ruolo di rilievo” affidato al gas, anche nel settore elettrico senza definire tempi e modi di un suo graduale abbandono.

Le scelte di investire in nuove infrastrutture del gas dovrebbero basarsi “su analisi quantitative di scenario, che inquadrino l’evoluzione della domanda con lo sviluppo delle rinnovabili, il processo di elettrificazione dei consumi, l’efficienza energetica e gli strumenti di gestione dello stoccaggio e dei picchi di domanda”.

Invece, dagli scenari elaborati da ECCO “emerge come i terminali di GNL onshore a Gioia Tauro e Porto Empedocle, così come il progetto EastMed-Poseidon, non contribuiscono in alcun modo alla sicurezza del sistema energetico italiano ed europeo, determinando potenziali stranded costs” (si veda Le infrastrutture gas come cattedrali nel deserto. Come gestire il loro tramonto?).

Le stesse analisi poi evidenziano “come l’infrastruttura esistente sia già in grado di coprire i fabbisogni nazionali ed europei se l’evoluzione del consumo di gas è coerente con il raggiungimento degli obiettivi europei del pacchetto Fit For 55”.

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