L’accordo raggiunto ieri, 9 dicembre tra Parlamento e Consiglio Ue sugli obiettivi climatici al 2040 è allo stesso tempo “ambizioso” e “pragmatico”.
Sono parole del commissario europeo per il Clima, Wopke Hoekstra, nel commentare l’intesa politica provvisoria siglata tra i negoziatori degli eurodeputati e degli Stati membri, dopo mesi di colloqui segnati dalle resistenze di molti governi e delle forze politiche più a destra.
A novembre il Parlamento aveva votato in plenaria la sua posizione comune, dopo il compromesso raggiunto al Consiglio Ue Ambiente, dando così via ai negoziati istituzionali sul testo finale.
Il risultato rispecchia queste contraddizioni e concede molte flessibilità, in linea con altri dossier recenti su temi energetici e ambientali (Green deal fatto e disfatto: il caso della sostenibilità aziendale). L’accordo dovrà essere adottato ufficialmente dalle due istituzioni con le rispettive procedure di voto, prima di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue ed entrare in vigore 20 giorni dopo.
L’obiettivo, giuridicamente vincolante, resta quello di ridurre del 90% le emissioni di CO2 al 2040, in confronto ai livelli del 1990.
Tuttavia, si potranno ampiamente utilizzare i crediti internazionali della CO2: se gli Stati membri ricorreranno a tutte le flessibilità previste, il target “reale” di riduzione domestica delle emissioni, tramite progetti sviluppati sul territorio europeo, si fermerà all’80% sul 1990.
Difatti:
- le norme approvate stabiliscono la possibilità di coprire fino al 5% dell’obiettivo generale con crediti internazionali della CO2 “di alta qualità”, dal 2036 (con eventuale periodo-pilota nel 2031-2035);
- è previsto il potenziale utilizzo di ulteriori crediti da parte degli Stati membri, fino al 5% dei loro obiettivi climatici post-2030.
Pertanto, i crediti potrebbero valere fino al 10% dello sforzo complessivo. In altre parole: l’Ue potrebbe delocalizzare progetti per ridurre le emissioni in Paesi terzi, ad esempio realizzando impianti per la produzione di energia rinnovabile o iniziative di riforestazione; le emissioni “evitate” saranno attestate dai crediti internazionali e conteggiate nell’ambito del target europeo al 2040.
Gli eurodeputati, riporta l’agenzia Euractiv, hanno ottenuto due concessioni:
- “criteri di qualità” minimi per qualsiasi azione per il clima esternalizzata, in modo da garantire che i progetti siano sostenibili, soggetti a un monitoraggio rigoroso e in linea con gli interessi strategici dell’Ue;
- una futura dichiarazione orale della Commissione, che chiarisca che i crediti di compensazione non dovrebbero essere riconosciuti nell’ambito del sistema ETS (Emissions Trading Scheme, il mercato Ue dei permessi di emissione).
Sui crediti, come abbiamo scritto, si erano levate diverse critiche dalle associazioni ambientaliste, in linea con il parere del Comitato consultivo scientifico europeo sui cambiamenti climatici, che si era espresso contro la delocalizzazione di progetti “green” evidenziando le difficoltà legate alla rendicontazione precisa, obiettiva e certificata delle emissioni evitate.
L’intesa, si legge ancora nelle note diffuse da Parlamento e Consiglio, prevede anche la possibilità di utilizzare le rimozioni permanenti di anidride carbonica a livello nazionale (grazie ad esempio agli assorbimenti di CO2 degli ecosistemi naturali), per compensare le emissioni difficili da abbattere nei settori ETS.
I co-legislatori hanno poi concordato di posticipare di un anno, dal 2027 al 2028, l’avvio del mercato ETS 2 che copre le emissioni derivanti dall’uso di combustibili fossili negli edifici e nel trasporto stradale; ciò non incide sugli obblighi di monitoraggio, comunicazione e verifica previsti dall’ETS 2, che sono iniziati nel 2025.
Inoltre, evidenzia una nota della Commissione europea, l’accordo introduce una valutazione biennale sull’attuazione degli obiettivi intermedi, per tenere conto dei più recenti dati scientifici, degli sviluppi tecnologici e della competitività globale dell’Ue.
Se del caso, al termine della revisione, la stessa Commissione proporrà cambiamenti alla legge Ue sul clima; ciò potrebbe comportare la modifica dell’obiettivo 2040 o l’adozione di misure aggiuntive per rafforzare il quadro di sostegno, ad esempio per salvaguardare competitività, prosperità e stabilità sociale.


























