Obiettivi 2040 e obblighi di sostenibilità per le aziende. La destra Ue avanza

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Via libera dal Parlamento europeo alle modifiche sulla legge per il Clima e sui rendiconti "green" delle imprese, con più flessibilità e minori incombenze burocratiche. Si consolida l'alleanza tra popolari ed estrema destra.

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Via libera all’obiettivo di riduzione delle emissioni al 2040 (-90% rispetto al 1990) con una possibilità più ampia di usare crediti internazionali e via libera anche al rilassamento delle norme riguardo agli obblighi della rendicontazione sulla sostenibilità aziendale.

Questi gli esiti dei voti di ieri (13 novembre) nella sessione plenaria del Parlamento Ue, che adesso è pronto a negoziare con gli Stati membri la versione definitiva dei testi.

In particolare, il voto sugli obblighi di sostenibilità segna il coordinamento più significativo finora tra il centrodestra e l’estrema destra, scrive l’agenzia Euractiv riferendosi all’alleanza tra popolari e Patrioti per l’Europa.

Tanto che “il risultato mette in dubbio la maggioranza parlamentare a sostegno della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen”.

Nel voto sul target 2040 ha invece tenuto l’accordo concordato dall’alleanza centrista tra socialdemocratici, liberali e verdi; voto che si è svolto in forma segreta, riporta Euractiv, per via di una ribellione dell’ultimo minuto all’interno del partito popolare, dove parlamentari polacchi e di altri paesi dell’Europa centrale hanno presentato una contro-proposta per ridurre l’obiettivo principale all’83% e rinviare di tre anni l’Ets 2.

Tuttavia, il risultato a favore del target del 90% suggerisce che la maggior parte dei conservatori abbia seguito le indicazioni del leader del partito, Manfred Weber.

Verso il 2040 con più flessibilità

Quanto all’obiettivo 2040, gli eurodeputati hanno approvato la loro posizione sulla proposta di regolamento che modifica la legge per il Clima con 379 voti favorevoli, 248 contrari e 10 astensioni, dopo il compromesso faticosamente raggiunto al Consiglio Ue sull’ambiente il 5 novembre.

La linea passata a Strasburgo è che transizione “verde” e competitività industriale devono procedere di pari passo, quindi “sì” a ridurre del 90% le emissioni nette di CO2 entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990, ma con maggiore flessibilità, come già richiesto dai ministri dei 27.

Flessibilità che si traduce nell’opzione di utilizzare, dal 2036, fino al 5% di crediti internazionali della CO2 per raggiungere il traguardo complessivo (la Commissione aveva proposto di fermarsi al 3%); in sostanza, l’obiettivo “domestico” si ferma all’85% di riduzione, tramite progetti sviluppati sul territorio europeo.

Il resto si potrà realizzare in Paesi extra-Ue: ad esempio, iniziative di riforestazione per assorbire anidride carbonica o installazione di energie rinnovabili per eliminare quote di carburanti fossili e relative emissioni di gas-serra. Le emissioni così “evitate” saranno attestate da certificati/crediti internazionali e conteggiate ai fini dell’obiettivo Ue al 2040.

Altra richiesta del Parlamento è che le rimozioni permanenti di CO2 a livello nazionale (come quelle di ecosistemi naturali: foreste, torbiere…), possano compensare le emissioni difficili da abbattere nei settori coperti dal mercato Ets (Emissions Trading Scheme).

Passata anche la proposta di rinviare di un anno, dal 2027 al 2028, l’introduzione del nuovo mercato della CO2 che coprirà le emissioni derivanti dall’uso di combustibili fossili negli edifici e nei trasporti stradali, l’Ets 2.

I deputati, evidenzia una nota del Parlamento, chiedono poi alla Commissione di valutare i progressi ogni due anni, tenendo conto dei dati scientifici più recenti, degli sviluppi tecnologici e della competitività internazionale dell’Ue.

Bruxelles quindi potrà proporre altre modifiche alla legge sul Clima, “anche per adeguare l’obiettivo 2040 o introdurre ulteriori misure a sostegno della competitività, della prosperità e della coesione sociale”.

Si allentano gli obblighi aziendali per la sostenibilità

Altra proposta legislativa votata in plenaria – 382 favorevoli, 249 contrari e 13 astensioni – riguarda un alleggerimento degli oneri amministrativi per le aziende in tema di sostenibilità ambientale.

Come abbiamo scritto, sono coinvolte due direttive, nell’ambito del pacchetto “Omnibus” presentato da Bruxelles a febbraio:

  • CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) sulla rendicontazione societaria della sostenibilità;
  • CSDD (Corporate Sustainability Due Diligence) sugli obblighi di due diligence con cui promuovere le pratiche commerciali responsabili, ad esempio contro il lavoro forzato e la violazione dei diritti umani nelle catene di fornitura.

Il Parlamento, si legge in una nota, quanto alla CSRD vuole che l’obbligo di redigere relazioni sull’impatto sociale e ambientale delle attività riguardi solo le imprese con oltre 1.750 dipendenti (erano 1000 nel compromesso votato a ottobre in commissione Affari giuridici) e con un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro.

La stessa soglia si applicherebbe anche all’obbligo di pubblicare informazioni sulla tassonomia degli investimenti sostenibili.

Inoltre, le norme di rendicontazione saranno semplificate riducendo i dettagli qualitativi, mentre le relazioni settoriali diventeranno facoltative; le grandi imprese non potranno chiedere alle Pmi informazioni aggiuntive rispetto a quelle previste negli standard volontari.

Quanto invece ai “doveri di diligenza” della direttiva CSDD, per gli eurodeputati si dovrebbero applicare solo alle società con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato netto superiore a 1,5 miliardi di euro.

Queste imprese, si spiega, dovranno adottare un approccio proporzionato al livello di rischio, al fine di individuare e mitigare il loro impatto negativo sulle persone e sull’ambiente.

Inoltre, non dovranno più preparare un piano di transizione per rendere il proprio modello di business compatibile con l’accordo di Parigi; le aziende inadempienti per non aver rispettato gli obblighi di due diligence potrebbero essere soggette a una multa, la cui entità sarà stabilita dalla Commissione e dagli Stati membri.

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