Nucleare, odissea deposito: Arera ferma gli acconti a Sogin

CATEGORIE:

Mancano i documenti aggiornati di programmazione per il Deposito-Parco tecnologico. Mentre si moltiplicano gli accordi sul nuovo nucleare, l’Italia non ha ancora chiuso i conti con il vecchio.

ADV
image_pdfimage_print

Mentre Edison, Edf, Nuward e una parte della filiera italiana annunciano dal vertice italo-francese di Antibes una nuova intesa sugli Smr europei, con l’obiettivo di avere i primi impianti “operativi nel 2035”, l’Italia non ha ancora risolto il problema più concreto lasciato dalla vecchia stagione nucleare e che si riproporrebbe nell’improbabile futuro atomico in discussione: dove mettere le scorie radioattive.

Nei giorni scorsi, con la delibera 209/2026/R/eel del 18 giugno, Arera ha infatti sospeso gli acconti a Sogin per le attività relative al Deposito nazionale e al Parco tecnologico (Dn-Pt), perché non sono ancora arrivati i documenti aggiornati di programmazione richiesti alla società.

In parole povere, non si ha ancora idea né di dove fare il Dn-Pt né di quanto potrebbe costare. E stiamo parlando di quella che, per i rifiuti più radioattivi, è solo una soluzione provvisoria: per le scorie a media e alta attività il Deposito nazionale, che non sarà ultimato prima del 2041, è infatti solo un appoggio temporaneo in attesa di una soluzione geologica.

La delibera Arera

Dal 2023 gli oneri nucleari non sono più pagati attraverso le bollette elettriche, ma direttamente dal Bilancio dello Stato, ma l’Autorità mantiene il compito di determinarli secondo criteri di efficienza economica.

Quello disposto non è un blocco di tutti i pagamenti, ma solo della parte relativa al deposito: lo stesso provvedimento autorizza infatti la Cassa per i servizi energetici e ambientali a versare a Sogin 45 milioni di euro per il decommissioning, in tre rate: 10 milioni entro il 15 luglio, 13 milioni entro il 14 agosto e 22 milioni entro il 15 settembre.

In una comunicazione inviata a Sogin il 20 maggio scorso, Arera aveva rilevato che mancavano ancora tutti i documenti di programmazione aggiornati relativi al Dn-Pt, cioè al Deposito nazionale-Parco tecnologico, avvertendo che, senza quella documentazione, avrebbe sospeso gli acconti per l’opera.

Nella nuova delibera del 18 giugno l’Autorità prende atto che la documentazione non risulta ancora pervenuta, da cui la sospensione dei fondi per il Deposito.

I costi incerti dell’eredità nucleare

La sospensione arriva pochi mesi dopo una memoria molto dura presentata da Arera alla Camera, nell’ambito dell’esame del disegno di legge sul “nucleare sostenibile” (pdf in basso).

In quel documento, del 17 febbraio 2026, l’Autorità ricordava che il Piano a vita intera aggiornato presentato da Sogin nel 2025 prevede 2,8 miliardi di euro in più rispetto al piano 2020-2021 e uno slittamento di dieci anni per la conclusione.

Le previsioni di costo, scrive Arera, sono più che raddoppiate rispetto alle stime dei primi anni: per il solo decommissioning si arriva a circa 11 miliardi di euro. Di questi, circa 5 miliardi sono già stati pagati, prima attraverso le bollette elettriche e dal 2023 con risorse del Bilancio dello Stato.

Per arrivare all’obiettivo di green field, cioè il ritorno dei siti allo stato finale previsto dopo lo smantellamento, secondo Sogin serviranno almeno altri 6 miliardi.

A questa cifra vanno poi aggiunti gli investimenti per il Deposito nazionale, per i quali Arera segnala che non c’è ancora una stima aggiornata.

L’avanzamento complessivo del piano per chiudere con il vecchio nucleare, dopo più di vent’anni di attività, risultava al 2023 pari a circa il 32% dell’intera commessa e Arera segnalava anche forti ritardi nella messa in sicurezza di rifiuti radioattivi particolarmente critici.

Nella memoria si richiamano difficoltà operative di Sogin, vincoli esterni, continue ripianificazioni e anche inefficienze interne della società, legate al frequente avvicendamento dei vertici.

Deposito non prima del 2041 e solo provvisorio

Il Deposito nazionale è il passaggio senza il quale il decommissioning non può davvero chiudersi. È previsto dal decreto legislativo 31/2010 e Sogin è il soggetto incaricato della localizzazione, realizzazione ed esercizio dell’opera e del Parco tecnologico.

Il sito dovrebbe servire allo smaltimento definitivo dei rifiuti a molto bassa e bassa attività e allo stoccaggio temporaneo di quelli a media e alta attività, in attesa di una soluzione geologica.

Non riguarda solo l’eredità delle vecchie centrali: secondo Arera, circa il 40% in volume dei rifiuti destinati al Deposito sarà di origine diversa dal decommissioning degli impianti elettronucleari, cioè da attività industriali, di ricerca e diagnostica medica.

Il percorso però è fermo da anni. La Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, è stata pubblicata il 5 gennaio 2021: 67 aree in sette regioni. Dopo consultazione pubblica e Seminario nazionale, Sogin ha trasmesso al ministero la proposta di Cnai il 15 marzo 2022.

Il 13 dicembre 2023 il Mase ha pubblicato l’elenco delle 51 aree idonee. Poi si è aperta la fase delle autocandidature, anche per enti locali fuori dalla Cnai, con scadenza al 12 marzo 2024. Risultato: nessuna candidatura, né da enti territoriali né da strutture militari.

Da lì il governo ha avviato la Valutazione ambientale strategica sulla proposta di Cnai. In audizione alla Camera il 25 giugno 2025, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin aveva indicato, sulla base delle stime Sogin, un cronoprogramma orientativo: Autorizzazione unica nel 2029 e messa in esercizio del Deposito nel 2039.

A febbraio 2026, però, Arera ha scritto che Sogin prevede già un ritardo significativo nella realizzazione dell’opera, differita probabilmente al 2041, secondo l’Autorità con gravi effetti economici anche sul rientro dei rifiuti vetrificati del combustibile irraggiato spedito all’estero per il riprocessamento.

ADV
×
Privacy Policy Cookie Policy