La rete di ricarica per i veicoli elettrici deve essere riconosciuta e trattata come un’infrastruttura strategica nazionale, al pari di quelle energetiche o dei trasporti tradizionali.
È il messaggio centrale del recente manifesto “Ricaricare l’Italia” (allegato in basso) presentato da Motus-E, che delinea una strategia per costruire un’infrastruttura di ricarica nazionale efficiente.
Con oltre 70.000 punti di ricarica già installati e 1,8 miliardi di investimenti privati, il settore è in crescita, ma – secondo Motus-E – ostacolato da frammentazione burocratica, costi energetici elevati e mancanza di coordinamento tra istituzioni.
Contesto normativo, dati e difficoltà
L’Italia, attraverso il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) – aggiornato dal Governo nel 2024 – ha fissato obiettivi molto ambiziosi per la diffusione della mobilità elettrica.
I target previsti (6,6 milioni di veicoli elettrici ricaricabili in circolazione entro il 2030 e una quota del 34,2% di energia rinnovabile nei trasporti) rendono indispensabile una rete di ricarica pubblica capillare, efficiente e competitiva.
Dal 2019 sono stati avviati importanti investimenti privati, sia da parte di aziende italiane che straniere, con ricadute positive sull’economia locale, in particolare nelle attività di installazione e realizzazione delle infrastrutture.
Ecco in sintesi i dati principali:
- investimenti privati: oltre 1,8 miliardi di euro al 2025
- punti di ricarica pubblici installati: oltre 70.000 (a settembre 2025)
- crescita media annua della rete: +31% (2019-2025)
- crescita media annua delle infrastrutture ad alta potenza: +77% (2019-2025).
Nonostante il suo ruolo strategico, questo settore deve affrontare diverse criticità: la frammentazione delle competenze normative tra le istituzioni, le tempistiche autorizzative ancora troppo lunghe e complesse, le difficoltà nel garantire una copertura capillare lungo la rete autostradale e la presenza di tariffe regolate che impediscono una riduzione dei costi di ricarica a vantaggio di cittadini e imprese.
I 5 punti della strategia di Motus-E
Alla luce delle difficoltà che oggi pesano sul settore, Motus-E chiede l’istituzione di una cabina di regia permanente che coordini le politiche, armonizzi i procedimenti, garantisca chiarezza normativa e monitori gli obiettivi nazionali. È urgente poi una collaborazione stabile tra istituzioni e industria per agire su queste cinque priorità concrete:
1. Riduzione del costo di approvvigionamento energetico
L’Italia registra oggi le tariffe di ricarica pubblica più elevate in Europa: 0,68 €/kWh in AC e 0,82 €/kWh in DC.
I costi dell’energia per gli operatori italiani arrivano a 0,51 €/kWh, fino al 178% in più rispetto alla media di Francia, Spagna e Germania, a causa soprattutto del peso degli oneri di sistema, che possono incidere fino al 60% del totale.
Per ridurre questa disparità, si propone di introdurre dal 2026, e per almeno tre anni, una tariffa monomia sperimentale per le infrastrutture connesse in media tensione, così da diminuire l’impatto della quota potenza. Inoltre, chiede di prorogare la tariffa BTVE (Bassa Tensione Veicoli Elettrici) per le connessioni in bassa tensione, mantenendo oneri ridotti nelle ore serali.
L’obiettivo è ridurre i costi energetici per gli operatori e, di conseguenza, rendere più accessibile la ricarica per cittadini e imprese.
2. Interventi sulla regolazione
Per far crescere davvero il settore della ricarica elettrica serve un quadro normativo chiaro e aggiornato.
È urgente pubblicare i decreti attuativi che rendano operativa la direttiva europea RED III (Renewable Energy Directive III) e sostenere l’avvio dell’ETS2 (Emission Trading System), così da spingere la mobilità elettrica verso un modello più sostenibile e competitivo.
Si propone inoltre di creare un certificato di immissione in consumo per riconoscere l’uso di energia rinnovabile nella ricarica dei veicoli. Questo aiuterebbe a ridurre i costi di ricarica per gli utenti e permetterebbe alle aziende di valorizzare i propri investimenti nella decarbonizzazione.
Le regole del Testo Integrato delle Connessioni (TIC), sostengono gli autori del documento, andrebbero aggiornate per rendere più semplice, veloce ed efficiente l’allaccio delle colonnine alla rete elettrica. I costi di connessione dovrebbero essere proporzionati all’impatto reale sull’infrastruttura, la potenza massima in bassa tensione dovrebbe salire a 200 kW e le procedure burocratiche andrebbero semplificate.
Infine, i gestori di rete (DSO) dovrebbero essere più responsabilizzati, garantendo tempi certi e maggiore trasparenza. L’obiettivo complessivo è accelerare la diffusione della ricarica elettrica, favorire nuovi investimenti e ridurre le emissioni senza pesare sui conti pubblici.
3. Copertura completa delle reti autostradali
Il regolamento europeo AFIR (Regolamento sull’infrastruttura per i combustibili alternativi) impone la presenza di stazioni da almeno 150 kW ogni 60 km entro il 2025 sulle tratte TEN-T, ma oggi in Italia solo il 45% delle stazioni autostradali è coperto (80% includendo quelle entro 3 km dagli svincoli).
Si chiede pertanto che tutte le concessionarie pubblichino rapidamente bandi per completare l’elettrificazione delle aree di servizio e si propone l’istituzione di un fondo nazionale di sostegno per le installazioni ad alta potenza, con contributi fino al 70-100% dei costi, seguendo l’esempio di Spagna e Polonia. L’obiettivo è una rete autostradale interamente elettrificata, continua e ad alte prestazioni.
4. Estensione temporale delle concessioni di suolo
Le concessioni di suolo pubblico per le colonnine di ricarica durano oggi solo 10 anni, periodo insufficiente rispetto alla vita utile delle infrastrutture e ai tempi di ammortamento degli investimenti.
Va estesa la durata minima delle concessioni a 20 anni, per dare stabilità agli operatori, garantire la pianificazione a lungo termine e offrire un servizio affidabile e continuativo agli utenti. Una maggiore durata permetterebbe anche di accelerare gli investimenti nella rete pubblica.
5. Governance e pianificazione centralizzate
Le sole dinamiche di mercato non bastano a garantire una rete omogenea e diffusa. È necessario un sistema di governance unificato, basato su strumenti di monitoraggio e programmazione condivisi.
Si propone di potenziare la Piattaforma Unica Nazionale, trasformandola in un vero strumento di pianificazione e dialogo tra istituzioni, gestori di rete, comuni e operatori.
La centralizzazione dei dati consentirebbe di anticipare le aree a maggiore domanda e coordinare gli investimenti, oltre a individuare i territori più svantaggiati – come aree rurali o montane – da sostenere con politiche mirate su investimenti e gestione.
L’obiettivo finale è creare una governance nazionale efficiente e integrata, capace di accelerare la transizione verso una mobilità elettrica equa, competitiva e sostenibile.
- Manifesto di Motus-E (pdf)





























