Metano in Sardegna, ReCommon accende un faro sugli espropri

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Per l’associazione la procedura per il gasdotto Centro-Sud, seppur prevista dalle norme, non è sufficiente a informare i cittadini. Le osservazioni di Adiconsum e Italia Nostra su socializzazione dei costi e reale utilità delle opere.

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Sono passati due mesi da quando è entrato nella fase operativa il progetto di gasdotto del Centro-Sud Sardegna, parte del più ampio percorso di metanizzazione dell’isola.

In particolare, a seguito di avviso pubblico, dal 15 maggio è stato avviato il procedimento amministrativo e per gli espropri, su cui si è concentrata l’associazione ReCommon con una recente analisi.

“Dopo la scadenza dei termini per presentare osservazioni fissata a giugno, l’iter amministrativo prosegue ora verso l’imposizione delle servitù, le occupazioni temporanee e gli espropri dei terreni necessari alla costruzione dell’infrastruttura. Il provvedimento non indica un numero complessivo degli espropri, ma gli elenchi a disposizione comprendono centinaia di proprietari e un numero elevato di particelle catastali, entrambi elementi che confermano l’ampiezza dell’intervento”.

Secondo ReCommon, però, “a sollevare le maggiori perplessità sono le modalità con cui i cittadini sono stati informati. La Regione ha scelto la procedura prevista per gli interventi che coinvolgono un numero elevato di destinatari e infatti l’avviso è stato pubblicato per 20 giorni negli albi pretori dei Comuni interessati e sul sito istituzionale della Regione, senza una comunicazione diretta ai proprietari”.

Si tenga presente che quando le procedure riguardano più di cinquanta destinatari, il Dpr 327/2001 prevede l’uso degli avvisi e non delle comunicazioni dirette.

La stessa associazione precisa che “formalmente la procedura è conforme alla normativa, ma nella pratica molti cittadini potrebbero non essersi accorti in tempo che i propri terreni erano interessati, dovendo orientarsi in pochi giorni tra lunghi elenchi catastali e una documentazione tecnica complessa per verificare la presenza delle proprie particelle ed eventualmente predisporre osservazioni”.

Più in generale, conclude ReCommon, “è quanto mai singolare che si stia procedendo con l’acquisizione dei terreni mentre restano aperte le contestazioni sull’intero progetto di metanizzazione della Sardegna e sulla sua effettiva utilità alle comunità”.

L’associazione invita infatti a tenere presente che il contesto energetico e industriale nell’isola è mutato rispetto a quanto è stata progettata l’opera.

Un altro elemento controverso, si legge nell’analisi, è il previsto allacciamento del gasdotto al sito Eurallumina. Nell’ambito della Via, come vedremo più avanti, “sono state presentate osservazioni critiche al Mase”, mentre Arera “ha recentemente espresso forti riserve sul piano di metanizzazione della Sardegna, chiedendo maggiore chiarezza su costi, benefici e prospettive di utilizzo delle infrastrutture previste” (Arera fa le pulci al piano reti gas di Snam. Il rischio di investire oltre la domanda).

Le richieste di Adiconsum e Italia Nostra

Passando alle realtà del territorio, anche Adiconsum Sardegna si è espressa sulla metanizzazione dell’isola inviando il 7 luglio un documento di osservazioni nell’ambito di una consultazione Arera sul Dpcm Sardegna, e in particolare ritiene che:

  • i consumatori sardi non possono e non devono pagare il gas più degli altri cittadini italiani, quindi si chiede una perequazione;
  • i costi di realizzazione di rigassificatori e reti vanno spalmati su base nazionale;
  • ogni infrastruttura deve essere progettata per essere compatibile con biometano e idrogeno.

Infine, per Adiconsum un “ostacolo enorme” alla diffusione del servizio gas potrebbe essere rappresentato dai costi di attivazione e collegamento alle nuove reti cittadine; il riferimento, in questo caso, non è quindi alle grandi dorsali del gas ma alla distribuzione locale. “Se richiedere il contatore costerà troppo, molte famiglie rinunceranno, vanificando gli investimenti miliardari”.

Per questo motivo si punta a dei meccanismi di socializzazione degli oneri.

Italia Nostra Sardegna, invece, ha depositato il 13 luglio le proprie osservazioni al Mase, chiedendo la sospensione o il rigetto della procedura di Via al progetto “Derivazione per Portovesme e Allacciamento Eurallumina”, parte del progetto di condotta Centro-Sud.

Secondo l’associazione il metanodotto viene valutato separatamente dalla nave rigassificatrice a Oristano “a cui è funzionalmente legato, violando il principio sancito dal Consiglio di Stato che impone una valutazione integrata degli impatti cumulativi”.

Inoltre, bisogna tenere presente sia il Dl Bollette, che ha messo in riserva le due centrali a carbone nell’isola, sia il fatto che quasi tutta la domanda di gas prevista è destinata alla raffineria Eurallumina di Portovesme, inattiva dal 2009.

Sul tema espropri e metanizzazione non si registrano invece  proteste e manifestazioni da parte dei vari comitati locali attivi contro gli impianti rinnovabili.

Niente sugli espropri per i gasdotti è stato pubblicato nemmeno sull’Unione Sarda, testata da sempre favorevole all’avvento del gas nell’isola e che invece negli ultimi anni ha dato vita a una vera e propria campagna contro eolico, fotovoltaico e perfino elettrodotto Thyrrenian Link (La guerra dell’Unione Sarda contro le rinnovabili e per il metano)

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