Spostare l’unità “service”, un magazzino e il “training center” da Taranto all’area industriale di San Nicola di Melfi (Potenza) entro il 1° marzo. Allo stesso modo, trasferire nel sito lucano il “service point” di Candela (Foggia).
La scelta del produttore di turbine eoliche Vestas, che secondo i sindacati coinvolge le sorti di circa 80 lavoratori, ha sollevato le proteste di Fiom Cgil e Uilm, impegnate in uno sciopero scattato il 14 gennaio e sfociato ieri (20 gennaio) in un presidio permanente.
Inizialmente le motivazioni strategiche dell’azienda emergevano da una comunicazione arrivata a inizio gennaio ai sindacati, in cui si parlava di ottimizzazione delle attività.
Qualche chiarimento sarebbe dovuto arrivare oggi, 21 gennaio, in occasione di un incontro tra le parti; i sindacati, però, hanno deciso di rimandare il confronto con Vestas in attesa che l’azienda accetti una sospensione temporanea dei trasferimenti.
“Insieme alla Uilm abbiamo formalizzato una richiesta di incontro urgente alla task force regionale per l’occupazione – poi accordata per il prossimo 3 febbraio – perché riteniamo indispensabile che tutte le istituzioni, dal Comune alla Regione, esercitino pienamente il loro ruolo in una vertenza che riguarda un pezzo fondamentale del tessuto produttivo e sociale del territorio”, secondo il segretario generale della Fiom-Cgil Taranto, Francesco Brigati.
“È impensabile pretendere trasferte di 200 chilometri come soluzione organizzativa, senza alcuna considerazione per la vita dei lavoratori”.
Al momento, comunque, non si tratta di un ridimensionamento della produzione eolica in Italia, ma di una riorganizzazione funzionale, come conferma a QualEnergia.it la stessa Vestas (si riporta più in basso la posizione dell’azienda).
La decisione di Vestas si cala in un territorio che negli ultimi anni si è aperto molto al tema dell’eolico.
In primis, basti pensare che lo scorso anno la società danese ha ottenuto una concessione di nove anni per la piattaforma logistica “Domenico Daraio” nel porto locale (si veda Taranto si rilancia con l’eolico).
Si tratta di un’area di 132.000 metri quadrati pensata per facilitare l’assemblaggio e la movimentazione delle turbine prodotte da Vestas nel suo stabilimento tarantino (dove, ad esempio, sono state realizzate 27 turbine da 15 MW del più grande parco eolico offshore della Germania).
Senza dimenticare che ad aprile 2025 è arrivato il decreto interministeriale con cui i porti di Taranto e Civitavecchia sono stati individuati come hub cantieristici prioritari per l’eolico offshore.
La posizione di Vestas
Come accennato in precedenza, QualEnergia.it ha contattato direttamente Vestas sulla vicenda, che ha chiarito termini, prospettive e vantaggi dell’operazione.
“Per servire al meglio la flotta in Italia, Vestas ha deciso di trasferire il magazzino di assistenza di Taranto, in Via Ariosto, in una nuova sede a San Nicola di Melfi (Potenza), più vicino ai nostri parchi eolici, per migliorare l’efficienza e il servizio clienti. Questo nuovo investimento è dovuto alla crescita della nostra attività in Italia e alla crescente attenzione dell’azienda al settore eolico italiano, considerato un mercato strategico per Vestas”.
Bisogna tenere presente che l’attuale posizione geografica del magazzino e del training center “non è più funzionale al supporto operativo”, mentre “la nuova sede di Melfi avrà uno spazio molto più ampio e sarà utilizzata anche come punto di assistenza. Inoltre, il centro di ricevimento di utensili e materiali si trova a Napoli, che è logisticamente e geograficamente meglio collegata a Melfi rispetto a Taranto. Infine, la nuova sede si trova vicino alla rete autostradale e alle principali vie di comunicazione”.
Il cambiamento in questione, rimarca Vestas, “riguarda solo sedici dipendenti dell’attuale magazzino, non comporta licenziamenti né incide sulle attività del resto di Vestas Italia né sulle attività dello stabilimento di Taranto, che impiega oltre 2.200 dipendenti”.
La società ricorda che nel 2024 ha realizzato un ingente investimento per ampliare lo stabilimento di Taranto e produrre pale lunghe 115,5 metri per la turbina eolica offshore V236-15 MW.
Ora “prevediamo di superare i 2.300 dipendenti una volta che questa linea avrà raggiunto la piena capacità; un aumento notevole rispetto ai circa 700 dipendenti di soli ventiquattro mesi fa”.
In totale, Vestas impiega circa 3.000 persone in Italia.
Infine, si conferma che “anche un piccolo e vecchio punto di assistenza che abbiamo a Candela verrà trasferito nella più nuova e più ampia sede di Melfi”, a circa 20 km da Candela, “pertanto i dipendenti trarranno vantaggio da questo cambiamento”.
Sull’iniziativa, conclude Vestas, “stiamo già condividendo informazioni e dialogando con i dipendenti interessati e ci impegniamo a seguire un processo trasparente che affronti ogni aspetto”.
I risvolti in Parlamento e in Regione
“No a una guerra tra territori. Subito interrogazione al ministro Urso sul trasferimento Vestas”. È quanto fa sapere il senatore M5S Mario Turco, annunciando la presentazione di un atto ispettivo sulla vicenda.
“Ho partecipato a un incontro con lavoratori e organizzazioni sindacali. Taranto non può permettersi di perdere ulteriori posti di lavoro e insediamenti industriali, ma allo stesso tempo va evitato ogni rischio di contrapposizione sociale tra territori già duramente colpiti da crisi produttive e occupazionali non risolte dal Governo”, si legge in un post sul profilo Facebook di Turco.
“Taranto e Melfi hanno entrambe un disperato bisogno di lavoro stabile e prospettive industriali. Non devono essere messe una contro l’altra: non è vera occupazione quella che si crea spostando posti di lavoro da un territorio all’altro. Il compito del Governo è favorire nuovi insediamenti produttivi e nuova occupazione, non redistribuire la scarsità. Serve una politica industriale seria, capace di superare modelli ormai fallimentari, a Taranto con Ilva e a Melfi con Stellantis, puntando su investimenti sostenibili, innovazione e tutela del lavoro”.
Sul territorio, intanto, il consigliere regionale Fdi Renato Perrini ha fatto sapere di aver chiamato in causa sulla vicenda il neo assessore pugliese allo Sviluppo economico, Eugenio Di Sciascio, affinché si attivi urgentemente nella mediazione.
Si chiedono “soluzioni alternative che tutelino l’occupazione, garantiscano il rispetto dei diritti dei lavoratori e valorizzino la presenza di un’azienda strategica”.




























