La nascita di un rigassificatore onshore nel molo polisettoriale del porto di Taranto impedirebbe di realizzare, nel medesimo scalo, l’hub eolico offshore previsto con decreto interministeriale n. 167 del 4 luglio 2025.
A porre la questione è la sezione locale di Legambiente, che boccia seccamente la prospettiva di un’infrastruttura Gnl nella zona, dove si produrrebbero 12 miliardi di metri cubi l’anno di gas, in parte destinati all’ex Ilva. L’investimento previsto è di circa 600 milioni di euro.
Il problema è prima di tutto in termini di sicurezza: “L’assemblaggio delle diverse componenti eoliche, che si svolgerà in un’area già individuata alla radice del molo polisettoriale, a qualche centinaio di metri dall’eventuale rigassificatore, richiede una pressoché continua attività di saldatura, con un’inevitabile produzione di scintille”.
Il rischio, per l’associazione, si determinerebbe in caso di una significativa fuga di gas dal rigassificatore o con l’attracco delle metaniere.
Senza dimenticare che nella medesima area portuale il produttore di turbine Vestas ha ottenuto una concessione di 9 anni per la piattaforma logistica “Domenico Daraio”.
Quella dell’eolico, per Legambiente, è un’opportunità da non mettere a rischio che porterà investimenti sul territorio per 28 milioni di euro, nuova occupazione e la creazione di una filiera economica collegata.
Un orientamento condiviso anche dal sindaco Piero Bitetti, per il quale, a una prima visione, il rigassificatore appare “improcedibile” alla luce del precedente progetto sull’eolico offshore. In Consiglio comunale sarà presto discussa una mozione sul tema.
Il 3 aprile 2026 scadrà invece il termine per presentare osservazioni nell’ambito della Vas avviata sul progetto di rigassificatore. Secondo l’associazione ambientalista, però, la documentazione progettuale presentata non considera il quartiere abitato Lido Azzurro, limitrofo al molo portuale.
Sul piano procedurale si registra anche una segnalazione dell’associazione culturale “Schieriamoci” di Taranto, per la quale mancherebbe una Valutazione di impatto sanitario dell’opera.
C’è poi l’aspetto climatico, se si pensa che l’area di Taranto è stata interessata qualche anno fa da un tornado, come ricorda Legambiente, classificato F3 nella scala Fujita, cioè con velocità del vento compresa tra 254 e 332 km/h. Eventi che per l’associazione potrebbero riverificarsi e non possono essere tralasciati.
Da tutto ciò il “no” alla rigassificazione, come tra l’altro espresso anche da alcuni comitati che si sono formati sul territorio contro l’iniziativa e stanno portando avanti delle iniziative di comunicazione. Il 13 febbraio, ad esempio, è prevista un’assemblea pubblica nell’area di Lido Azzurro.
























