La strategia europea per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime critiche, come litio, cobalto e terre rare, rischia di entrare in un vicolo cieco, senza riuscire a ridurre la dipendenza dalle importazioni da paesi terzi, in particolare dalla Cina.
È il messaggio centrale del policy briefing pubblicato il 9 luglio dal think tank Bruegel, che analizza l’attuazione del Critical Raw Materials Act (Crma) e ne individua le principali debolezze.
La domanda di litio, nichel, grafite, terre rare, rame e altri minerali necessari alla transizione energetica sta crescendo rapidamente a livello globale, trainata dalla diffusione di batterie, veicoli elettrici, rinnovabili e reti elettriche.
Tuttavia, l’offerta di queste materie prime rimane fortemente concentrata in poche aree geografiche, soprattutto nelle fasi di raffinazione e lavorazione, dove la Cina mantiene una posizione dominante.
Questa concentrazione, osserva Bruegel, rappresenta un rischio economico e geopolitico. Eventuali restrizioni all’export, tensioni commerciali o crisi internazionali potrebbero compromettere le catene di approvvigionamento europee, minando la competitività delle industrie e rallentando gli investimenti nelle tecnologie pulite.
La tabella, tratta dal documento, riassume i principali utilizzi di alcune materie prime critiche, i rischi associati alle forniture e la possibilità (difficile, nella maggior parte dei casi) di una sostituzione con altri materiali.
Il Critical Raw Materials Act, approvato in via definitiva a marzo 2024 ed entrato in vigore a maggio 2024, prevede che entro il 2030 almeno il 10% del consumo europeo di materie prime strategiche dovrà provenire dall’estrazione entro i confini comunitari, il 40% da lavorazioni e trattamenti eseguiti nell’Ue, il 25% dal riciclo.
Inoltre, nessuna materia prima dovrà dipendere per oltre il 65% dalle importazioni da un unico paese terzo.
La normativa individua 34 materie prime “critiche”, di cui 17 considerate “strategiche”, ossia di fondamentale importanza per la transizione energetica, l’economia digitale, l’aerospazio e la difesa. Tra queste ultime figurano litio, cobalto, nichel, manganese, grafite e terre rare, che a loro volta costituiscono un gruppo di 17 elementi chimici essenziali per diversi settori industriali.
Cosa manca per una strategia più efficace
Secondo Bruegel, però, c’è un divario significativo tra gli obiettivi del Critical Raw Materials Act e gli strumenti oggi disponibili. Uno dei principali limiti riguarda i progetti strategici selezionati dalla Commissione europea.
La prima lista comprende 60 iniziative, di cui 47 nell’Ue, ma non sembra seguire le reali vulnerabilità delle filiere europee.
La scelta dei progetti, infatti, è collegata soprattutto alla crescita prevista della domanda di alcuni minerali, ma non considera in modo sistematico il livello di dipendenza europea dalle importazioni provenienti dalla Cina. Alcune materie prime considerate particolarmente critiche, come magnesio, germanio, bismuto, barite e vanadio, sono prive di progetti dedicati.
Inoltre, le previsioni di produzione sono fornite dagli stessi promotori delle iniziative e non sempre sono sottoposte a verifiche indipendenti, con il rischio che risultino eccessivamente ottimistiche. In particolare, il target del riciclo appare difficilmente raggiungibile nelle condizioni attuali, affermano gli analisti.
Anche le risorse economiche destinate ai progetti sono ritenute insufficienti. Bruegel ha individuato finanziamenti pubblici per circa 1,26 miliardi di euro per 21 dei 60 progetti strategici. Ancora più evidente è il ritardo nei confronti dei progetti localizzati fuori dell’Unione: nessuno ha finora beneficiato di un sostegno pubblico europeo.
Altre incertezze riguardano la politica estera europea in materia di materie prime critiche. I partenariati strategici siglati con i Paesi produttori, secondo Bruegel, hanno avuto effetti limitati perché si basano prevalentemente su impegni politici non vincolanti.
Per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, Bruegel raccomanda innanzitutto di creare uno strumento finanziario dedicato esclusivamente ai minerali critici, oltre a rafforzare il sostegno ai progetti nei Paesi terzi attraverso capitale pubblico e garanzie statali.
Inoltre, la scelta dei progetti dovrebbe essere più orientata ai reali rischi di approvvigionamento e basata su verifiche indipendenti riguardo alle capacità produttive dichiarate dagli operatori.
Sul fronte commerciale, il think tank invita l’Ue a puntare sugli accordi di libero scambio con clausole specifiche sulle materie prime, trasformando progressivamente gli attuali partenariati strategici in strumenti più vincolanti e accompagnandoli con finanziamenti, contratti di acquisto a lungo termine e adeguate garanzie ambientali e sociali.
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- Policy brief – Competing for inputs: how the European Union can improve critical raw materials supply security
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