M5S Lombardia contro gli impianti a biogas. Gli risponde punto per punto il CIB

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I rappresentanti del M5S della Commissione ambiente della Regione Lombardia chiedono la chiusura degli impianti di biogas e la revoca dell’utilizzo, in deroga, del siero del latte nei digestori. Il Consorzio Italiano Biogas smonta questa posizione, spiegando i benefici economici e ambientali del biogas agricolo.

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In questa fase di gravissima emergenza non ci facciamo mancare nemmeno i contrasti nell’ambito di alcuni settori, contrasti che potrebbero essere al momento marginali, ma che spiegano ancora una volta come esista un approccio molto differente anche sul fronte della produzione energetica pulita, quella da fonti rinnovabili.

Facciamo riferimento a una richiesta dei rappresentanti del M5S della Commissione ambiente della Regione Lombardia, che si fanno portavoce di alcuni comitati locali. Chiedono, in sintesi, la sospensione dell’operatività dei 500 impianti a biogas lombardi e “la revoca del decreto dirigenziale in cui la Regione Lombardia autorizza l’utilizzo del siero del latte negli impianti biogas”. Una deroga, nell’alimentazione degli impianti a biogas con sottoprodotti a base di latte, che ha seguito anche la Regione Veneto.

I consiglieri regionali Massimo De Rosa, Roberto Cenci e Marco Degli Angeli che, come buona parte del M5S, si schierano da tempo e spesso senza distinguo contro il biogas a prescindere dalla tipologia dell’impianto, partono dalla correlazione fra alti livelli di inquinamento e patologie respiratorie, accusando gli impianti a biogas di incidere in modo significativo sui livelli di Nox.

Nel loro comunicato spiegano che un impianto a biogas “emette, da autorizzazione, 500 mg di NOx per NM3 emesso, contro i 20 mg di una normale centrale a turbogas. Quindi 25 volte tanto, sempre vengano rispettati i parametri”.

L’approccio dei consiglieri è piuttosto forzato, per usare un eufemismo, è attribuisce un peso delle emissioni da biogas che riteniamo esagerato, trascurando peraltro anche tutti quei significativi benefici ambientali di quel biogas che utilizza matrici agricole e da allevamento in un’ottica di economia circolare.

Nei giorni scorsi si è stimata da Arpa Lombardia una riduzione nell’ordine del 50% per le emissioni di NO2 nella Pianura Padana, in seguito al rallentamento della produzione nei siti industriali e al calo del traffico su strada; quest’ultimo da solo è responsabile del 53% circa delle emissioni totali di ossidi di azoto.

Ma per i rappresentanti del M5S è il biogas e l’utilizzo del siero del latte ad essere pericoloso e a non essere strategico, quindi da sospendere. Aggiungono poi una posizione che riteniamo un po’ confusa e scarsamente comprensibile: si afferma che questa tipologia di impianto non sarebbe “collegata al ciclo dei rifiuti solidi urbani e non sia correlata ad auto smaltimento di reflui e autoproduzione energetica aziendale”. Ma non erano contrari al biogas da FORSU? E, infine, chiedono che in questa situazione di emergenza non vada aggravata la situazione di inquinamento atmosferico.

QualEnergia.it ha chiesto al Consorzio Italiano Biogas (CIB) quale fosse la sua posizione rispetto a tale richiesta e l’associazione di categoria ci ha spiegato in una nota che, innanzitutto, sul fronte dei controlli degli organi regionali preposti non risultano evidenze di criticità sistematiche nella gestione degli impianti a biogas. Inoltre, l’associazione intende “smontare” la questione dell’uso del siero del latte, come matrice, temporanea, di ingresso agli impianti.

CIB ricorda che la crisi sanitaria in atto sta creando grandi difficoltà a diverse filiere produttive e anche al settore lattiero caseario che sta subendo una contrazione nella domanda di siero di latte da parte delle aziende che lo trasformano.

Per far fronte a questa problematica diverse regioni, tra cui la Lombardia, hanno individuato gli impianti biogas agricoli come possibile destinazione alternativa del surplus di siero di latte, concedendo in deroga questo sottoprodotto per l’utilizzo nei digestori.

Il CIB afferma che i produttori di biogas sono pronti a fare la propria parte per aiutare le aziende in difficoltà in questo momento di emergenza, “tenendo sempre in debita considerazione che la deroga decisa dalle regioni ha carattere transitorio e mantiene inalterati gli obblighi di rispetto della legislazione in tema di sanità, salubrità e tutela ambientale”.

Le prescrizioni normative impongono, infatti, agli impianti e ai loro gestori, dei vincoli chiari e correttamente valutati in termini di gestione delle biomasse, salute e sicurezza sul lavoro, limiti massimi di emissione.

Va anche ricordato, come ci spiega il CIB, che, nel definire questi limiti, il Testo Unico Ambientale e sue successive modifiche classifica le emissioni degli impianti biogas fino a 3 MW termici come “scarsamente rilevanti”.

Poi ci sono un paio di aspetti che i consiglieri lombardi M5S sottovalutano.

I produttori di biogas agricolo sono prima di tutto degli agricoltori, per i quali l’impianto biogas rappresenta una tecnologia a integrazione e supporto della propria attività di produzione di cibo di qualità ed eccellenze italiane. Questi operatori hanno infatti la possibilità di valorizzare anche i sottoprodotti della filiera agro-industriale producendo energia rinnovabile.

Ma c’è anche un punto di carattere ambientale a favore del biogas che non viene considerato. Il consorzio biogas ci spiega infatti che “troppo spesso ci si dimentica che la digestione anaerobica, integrata nell’attività agricola, sta svolgendo un ruolo attivo nel miglioramento dell’ecosistema agricolo nel suo complesso. Grazie al regolare uso agronomico del digestato e all’adozione di buone pratiche agronomiche, i produttori di biogas agricolo stanno tutelando e migliorando la fertilità dei propri terreni incrementando la quota di carbonio organico stabile e riducendo il consumo di fertilizzanti chimici e di pesticidi”.

Dunque, proprio per il ruolo svolto dalla digestione anaerobica nell’ambito del ciclo produttivo delle aziende agricole e in quello, più generale, del sistema energetico nazionale, il Governo, nell’elenco stilato nell’allegato 1 del DPCM del 22 marzo, ha ricompreso l’attività di produzione di energia rinnovabile in ambito agricolo tra quelle ‘indifferibili’.

Il CIB sottolinea che il Governo ha ribadito, al contrario di quanto dicono i consiglieri lombardi del M5S, il ruolo strategico svolto dagli impianti biogas nel sistema produttivo, attraverso i quali gli agricoltori non solo continuano a produrre cibo di qualità, ma possono attivare percorsi virtuosi di economia circolare che hanno impatti positivi anche in altri settori e su tutta la comunità, e non già perché attività connessa “al ciclo dei rifiuti solidi urbani” o “correlata ad auto smaltimento di reflui e autoproduzione energetica aziendale”.

“L’economia circolare ci insegna che tutto è connesso – ci ha detto Piero Gattoni, Presidente del Consorzio Italiano Biogas –  e il momento che stiamo vivendo, non solo a livello nazionale, ne è una prova: sebbene l’emergenza sanitaria ci imponga di essere distanti, il Paese ha bisogno di misure volte ad agevolare punti di contatto tra filiere per superare le difficoltà e favorire la costruzione di un sistema produttivo comune e sostenibile. Per raggiungere ciò, abbiamo bisogno anche di forze politiche con una visione strategica e di sistema in grado di unire il Paese”.

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