L’Europa va avanti con la legge sul clima: le posizioni in campo

Chiusa la consultazione con oltre mille pareri trasmessi alla Commissione Ue. Vediamo alcune posizioni, soprattutto, italiane.

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La consultazione aperta dalla Commissione europea per la legge sul clima, la Climate Law che dovrà definire obiettivi e misure per raggiungere l’azzeramento delle emissioni di CO2 entro il 2050, ha raccolto più di mille pareri inviati da cittadini e associazioni dei diversi Stati membri.

Vediamo di seguito alcuni interventi che riguardano più da vicino le fonti rinnovabili, partendo dalle proposte italiane per poi allargare il perimetro alle posizioni espresse da alcune associazioni delle energie pulite a livello Ue.

Ricordiamo che la consultazione lanciata da Bruxelles finora ha avuto due fasi, “Roadmap” e “Commission adoption”, che si sono chiuse rispettivamente il 6 febbraio e il 1° maggio 2020.

Enel raccomanda di definire politiche per decarbonizzare il mix energetico basate su 4 pilastri: sviluppo delle fonti rinnovabili, realizzazione di reti elettriche digitalizzate (smart grid), promozione dell’efficienza energetica, adozione di sistemi di carbon pricing (mercato ETS rafforzato, carbon tax oppure combinazioni di questi meccanismi fiscali-finanziari). In particolare, nel documento si legge che Enel “supporta le politiche di carbon pricing come uno dei metodi più efficienti per guidare la transizione verso le economie pulite […]”.

Secondo Confindustria la finanza sostenibile sarà una componente essenziale per sostenere la transizione energetica ad alta intensità di capitale” quindi “la politica fiscale, compresa la tassazione e i sussidi, dovrebbe essere allineata a livello europeo per evitare distorsioni nel mercato interno e fornire i giusti segnali di prezzo agli investitori, in sinergia con la fissazione del prezzo del carbonio all’interno del meccanismo ETS”.

Anche Eurelectric rimarca la necessità di riformare il mercato ETS e di esplorare la possibilità di dare un segnale di prezzo per la CO2 in altri settori non coperti dall’ETS (trasporti, riscaldamento degli edifici e così via); inoltre, Eurelectric chiede di accelerare il processo di elettrificazione di tutti i settori economici come fattore-chiave per decarbonizzare il mix energetico.

WindEurope chiede che l’eolico sia posto al centro della strategia industriale europea puntando a un obiettivo intermedio di ridurre le emissioni del 55% nel 2030 rispetto ai livelli registrati nel 1990.

Mentre SolarPower Europe afferma che è necessario stabilire un impegno chiaro e vincolante per la neutralità climatica nel 2050, incorporando nella Climate Law dei traguardi al 2030 e 2040 in termini di riduzione delle emissioni e crescita delle rinnovabili.

Tra i pareri inviati a Bruxelles c’è anche quello di Shell, che di recente ha annunciato di voler puntare alle emissioni zero nel 2050; difatti, il colosso petrolifero dichiara di supportare le iniziative Ue al 2030 e 2050 (riduzione del 50-55% delle emissioni e neutralità climatica), anche se poi nel disclaimer di Shell si legge che l’attuale piano di business della compagnia non è allineato con gli obiettivi proposti dalla Commissione Ue. Non resta che vedere se e come si muoveranno i petrolieri.

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