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La Corte di giustizia Ue ha condannato l’Italia per l’inquinamento da PM 10

Infrazioni dei limiti "sistematiche e continuate" per almeno otto anni. La sentenza.

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La Corte di giustizia Ue ha condannato l’Italia per aver violato “in maniera sistematica e continuativa” i valori massimi di concentrazione di PM 10 nell’atmosfera, in diverse zone dello Stivale (tra cui: Pianura Padana, agglomerati urbani di Milano, Roma, Torino, Padova, Verona), a partire dal 2008-2009 fino a oggi.

Con queste ripetute violazioni, il nostro Paese non ha rispettato la direttiva 2008/50 relativa alla qualità dell’aria in Europa.

La procedura d’infrazione era iniziata a luglio 2014, quando la Commissione Ue aveva inviato una prima lettera di messa in mora all’Italia per il superamento dei valori di PM 10.

Come affermano i giudici nella sentenza (corsivo e neretti nostri), occorre rilevare che la Repubblica italiana non ha manifestamente adottato in tempo utile misure appropriate che consentano di garantire che il periodo di superamento dei valori limite fissati per il PM10 fosse il più breve possibile nelle zone e negli agglomerati interessati. Pertanto, il superamento dei valori limite giornaliero e annuale fissati per il PM10 è rimasto sistematico e continuato per almeno otto anni in dette zone, nonostante l’obbligo incombente a tale Stato membro di adottare tutte le misure appropriate ed efficaci per conformarsi al requisito secondo cui il periodo di superamento deve essere il più breve possibile”.

Ricordiamo che ci sono altre due procedure d’infrazione aperte contro l’Italia in tema di qualità dell’aria.

Una procedura riguarda il superamento dei valori degli ossidi di azoto, l’altra invece, avviata da Bruxelles nei giorni scorsi con una lettera di messa in mora, fa riferimento alle emissioni di particolato PM 2,5.

Tra i primi commenti giunti in redazione quello di Legambiente: “una decisione inevitabile, in linea con il trend da noi denunciato da anni”

“Il nostro Paese – ricorda l’associazione – è un malato cronico d’inquinamento atmosferico, cui sono riconducibili circa 60 mila morti premature ogni anno.”

Proprio lo scorso gennaio, nell’edizione del rapporto Mal’Aria di Città 2020, Legambiente ha tracciato un bilancio decennale del fenomeno, prendendo come riferimento i dati della sua campagna “Pm10 ti tengo d’occhio” relativi a 67 città italiane che almeno una volta sono entrate nella speciale classifica, rilevando inadempienze e sforamenti continui.

In particolare, ricorda l’associazione, il 28% delle città italiane prese in esame nell’ultimo decennio ha superato i limiti giornalieri di Pm10 tutti gli anni (10 volte su 10), il 9% lo ha fatto 9 volte su 10, mentre il 12% è andato oltre 8 volte su 10. Tra le città “fuorilegge” per numero totale di giorni d’inquinamento registrati Torino, Frosinone, Alessandria, Milano, Vicenza e Asti. Dati che evidenziano infrazioni sistematiche non più tollerabili.

“Questo nuovo richiamo europeo – dichiara il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani – ci ricorda l’urgenza di non disperdere le risorse del programma Next Generation EU in progetti che non vanno nella direzione della riduzione dello smog e che non sono realmente d’interesse della collettività: è il caso, ad esempio, del progetto che prevede il confinamento della CO2 nei fondali marini dell’Alto Adriatico. Piuttosto, i finanziamenti del Recovery Fund devono essere utilizzati per rendere il Paese più moderno, sicuro e vivibile, riducendo le emissioni in atmosfera dei settori trasporti, industria, edilizia e agricoltura e investendo maggiormente sull’efficientamento energetico. Bisogna inoltre intervenire fin da subito, nel prossimo mese e mezzo, perché la nuova legge di bilancio preveda il taglio dei sussidi dannosi per l’ambiente, spostandoli su innovazione ed energie pulite.

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