In Germania rinnovabili al 56% del mix elettrico… e una nuova centrale a carbone

Come si sta muovendo il mix elettrico tedesco da inizio anno. Dati in sintesi.

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In Germania le rinnovabili stanno schiacciando sempre di più le fonti fossili nel mix di generazione elettrica, tanto da aver prodotto il 56% dell’elettricità tedesca nei primi cinque mesi del 2020.

Come evidenzia il grafico seguente, tratto dalle statistiche del Fraunhofer ISE, le fonti rinnovabili hanno generato 116 TWh da gennaio a maggio, contro 90 TWh delle risorse fossili.

In particolare, si nota che l’eolico ha conquistato ampiamente il primo posto assoluto, con 67 TWh e il 32,7% della produzione elettrica netta, mentre carbone e lignite in totale si sono fermati al 19,8% (brown coal più hard coal).

Intanto il fotovoltaico ha contribuito con quasi il 10% del mix di generazione, portando così il totale delle fonti rinnovabili intermittenti (eolico a terra e offshore più il solare) a oltre il 42% dell’energia elettrica prodotta in Germania finora nel 2020.

Su questo risultato ha certamente “pesato” anche il calo della domanda elettrica nell’emergenza coronavirus: AG Energiebilanzen (AGEB) parlava di un calo dei consumi energetici intorno al 7% già nel primo trimestre 2020 in Germania, quando ancora gli effetti della crisi sanitaria non si erano del tutto dispiegati, con le rinnovabili in vantaggio sul carbone grazie alle condizioni climatiche favorevoli e alla priorità di dispacciamento sul mercato elettrico.

Tuttavia, la Germania del 56% di rinnovabili è anche la Germania che ha autorizzato l’entrata in esercizio di una nuova super-centrale a carbone da 1,1 GW, “Datteln 4”, nel Nord-Reno Westfalia.

L’impianto realizzato da Uniper è stato bollato da Greenpeace come una “provocazione per tutti quelli impegnati a proteggere il nostro Pianeta”, mentre Fortum (azionista di maggioranza di Uniper), in una nota, cerca di sostenere la tesi che la transizione verso una società a basse emissioni inquinanti dev’essere compiuta senza mettere a rischio la sicurezza delle forniture energetiche.

Ma Berlino ha stabilito di uscire definitivamente dal carbone entro il 2038, chiudendo gradualmente tutte le unità che bruciano questo combustibile fossile, partendo da quelle più obsolete.

Quindi è proprio difficile comprendere come si possa conciliare questa nuova politica di coal-exit con la costruzione di Datteln 4, se non richiamando le super-compensazioni chieste da Uniper al governo tedesco per un’eventuale messa fuori rete dell’impianto.

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