Dovrebbe entrare in funzione entro il prossimo autunno il parco agrivoltaico di Giugliano in Campania (città metropolitana di Napoli), proprio nell’area denominata all’inizio degli anni duemila “Terra dei Fuochi”, dai continui roghi di rifiuti tossici che venivano appiccati per smaltire illegalmente gli scarti industriali.
Simbolico il nome del proponente, “Terra del Sole”, indicato nella scheda dell’impianto sul sito del Mase. Consultando i relativi documenti (pdf) emerge come il progetto abbia ricevuto giudizio positivo sulla compatibilità ambientale lo scorso 12 giugno dalla Direzione generale “Valutazioni ambientali” del Mase e dalla Soprintendenza speciale per il Pnrr del Mic.
L’iter, iniziato sei anni fa, sta quindi per giungere al termine. L’impianto avrà una potenza pari a 86,63 MW e sarà integrato da un sistema di accumulo da 23 MW. Verrà realizzato in località “Provvidenza”, “La Pigna” e “Cinistrelli”.
È un progetto condiviso di cooperazione, collaborazione e co-progettazione che ha visto lavorare insieme le istituzioni, la parte agricola e le imprese.
Il parco agrivoltaico di “Terra del Sole”
Il parco agrivoltaico si svilupperà su una superficie di circa 130 ettari, per una produzione attesa di circa 130 GWh/anno. Coinvolgerà in fase di costruzione imprese e manodopera locali, oltre ad avere già utilizzato il supporto di istituti scolastici e università campane nella sua fase di progettazione
L’impianto agriFV destinerà più del 70% della sua superficie ad attività agricole, implementando nuove tipologie di colture e con l’obiettivo dichiarato di ampliare la redditività agricola di oltre il 30%.
Gianluca Boccanera di Starlight, società del Gruppo NextEnergy che si occuperà della realizzazione dell’impianto, ha dichiarato alla presentazione del progetto avvenuta il 6 ottobre a Napoli: “Vogliamo rilanciare il territorio coinvolgendo gli agricoltori locali ed esportare un modello di collaborazione positiva e fattiva in altri contesti. Ciò che di buono porta questo progetto è soprattutto il recupero di terreni che o sono già stati abbandonati dall’utilizzo agricolo oppure sono in via di abbandono”.
I benefici dell’agrivoltaico
Dare nuova vita a questi terreni è soltanto uno dei numerosi benefici dell’agrivoltaico. Una tecnologia che può garantire una doppia rendita per gli agricoltori, convincendoli a non fuggire dai campi, grazie all’integrazione del reddito.
Inoltre, l’agrivoltaico protegge i suoli dall’erosione, migliorando la loro ritenzione idrica e aiutando a difendere le colture da eventi estremi, come grandine, ondate di calore o siccità.
L’ombreggiamento parziale dei moduli, per esempio, può ridurre lo stress idrico e termico, migliorando le rese nei mesi più caldi. Allo stesso tempo, la presenza delle colture sotto ai moduli contribuisce a raffreddarli, aumentando l’efficienza di conversione energetica.
L’importante è conoscere quali colture destinare a questi impianti, dato che non tutte rispondono allo stesso modo all’ombreggiamento.
Ad esempio, erba medica, zucche e zucchine, orzo e frumento, possono produrre addirittura di più al di sotto dei pannelli. Al contrario lattuga, barbabietola, patate e soia tendono a calare di produzione (si veda Quali colture sono più adatte per l’agrivoltaico).
Linee guida aggiornate
L’agrivoltaico ha visto di recente un importante aggiornamento dal punto di vista normativo in Campania. A luglio, infatti, la Regione ha approvato la quarta versione delle linee tecnico-agronomiche di attuazione delle linee guida Mase sul tema.
Nell’occasione è stato precisato meglio che “l’altezza minima del modulo fotovoltaico, installato su qualsiasi fattispecie di struttura di sostegno a inseguimento, quando collocato parallelo al terreno, deve essere non inferiore a 3,1 metri nel caso di attività colturale e 2,3 metri nel caso di attività zootecnica”.
È stata anche introdotta la possibilità di derogare al requisito A.1 della “superficie minima per l’attività agricola”, in caso di impianti agrivoltaici con pannelli posti ad altezze pari o superiori a 4 metri per complementarietà con le colture sottostanti.
Ferma restando, però, la valutazione dell’ombreggiamento delle strutture rispetto al fabbisogno di luce delle colture, con il valore di superficie minima che non può essere inferiore al 65% per l’intero impianto e per ogni eventuale sottocampo.
Su quest’ultimo punto, inoltre, è stato introdotto un nuovo grafico che definisce i fattori di ombreggiamento delle colture.





























