Articolo pubblicato il 12 giugno 2019 (21.100 visualizzazioni)

Come noto, per aver diritto agli incentivi del Conto Termico su stufe e caldaie a biomasse, pompe di calore, sistemi ibridi a pompa di calore e caldaie a condensazione, bisogna che la nuova installazione avvenga in sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale esistente.

Come si dice, però, fatta la legge trovato l’inganno: ed ecco che c’è chi dichiara la sostituzione di un sistema “esistente” in realtà mai esistito.

Alcuni truffatori in questo caso però hanno sottovalutato l’attenzione del Gse, che gestisce gli incentivi. Al Gestore infatti si sono insospettiti quando nella documentazione allegata a diversi interventi compariva la foto della stessa identica caldaia come “impianto esistente sostituito”. Pertanto hanno fatto partire dei controlli.

A raccontarlo è Daniele Novelli, direttore del Dipartimento sviluppo sostenibile al Gse, che ha usato l’episodio in un convegno (vedi qui) come esempio di come il Gestore non possa permettersi di abbassare la guardia, nonostante abbia intrapreso uno sforzo per una maggiore collaborazione con gli operatori.

Tra gli imperativi del “nuovo corso” del Gse, infatti, c’è quello di rendere la vita più facile a chi fa efficienza energetica e rinnovabili anche risolvendo ed evitando di aggravare la questione dei contenziosi: “sono circa 4000 quelli aperti”, ha spiegato, annunciando che l’idea è quella di “arrivare entro fine luglio all’identificazione dei problemi ricorrenti per individuare possibili soluzioni confrontandosi anche con le associazioni.”

Tornando al Conto Termico, rimandando al nostro webinar per una guida esaustiva, ricordiamo che l’effettivo smaltimento del generatore sostituito deve appunto essere documentato attraverso la documentazione fotografica (cosa che ha fatto scoprire la truffa citata) e attraverso il certificato di smaltimento che dimostri che il generatore è stato consegnato a un apposito centro di raccolta.

Al posto del certificato di smaltimento il Gse accetta anche “un documento analogo”, come una dichiarazione del centro di raccolta che comprovi il ritiro del vecchio generatore di calore ai fini dello smaltimento o una dichiarazione del Soggetto Responsabile dell’avvenuta consegna al centro di raccolta ai fini dello smaltimento.

Un’ulteriore opzione prevista dalla Regole Applicative è quella di indicare nella fattura del fornitore del nuovo generatore (o nella fattura di un altro operatore professionale) il ritiro e lo smaltimento del generatore sostituito.

Per “sostituzione”, invece, si intende la rimozione di un vecchio generatore e l’installazione di uno nuovo che abbia una potenza termica che superi di non più del 10% la potenza del generatore sostituito.

Se il generatore installato non rispetta questo requisito, l’intervento si configura come un potenziamento dell’impianto esistente e potrà ricevere l’incentivo solo se nell’asseverazione il progettista dimostra che l’impianto che è stato sostituito era sottodimensionato e insufficiente a coprire i nuovi fabbisogni energetici per la climatizzazione invernale e che il generatore installato è stato correttamente dimensionato in base ai reali fabbisogni.

Quindi, in questo caso, l’asseverazione è sempre obbligatoria, anche per impianti sotto i 35 kW.

Fanno eccezione stufe e termocamini con potenza inferiore o uguale a 15 kW. Quindi, se per esempio sostituisco una stufa a pellet di 8 kW con un’altra stufa a pellet di 14 kW, anche se in questo caso abbiamo di fatto un potenziamento dell’impianto esistente, non vi è obbligo di fare l’asseverazione.

Se l’impianto esistente è costituito da più generatori, l’incentivo viene riconosciuto anche in caso di sostituzione parziale (sostituzione di almeno un generatore). In questo caso, per verificare se c’è potenziamento oppure no, bisognerà confrontare la potenza termica nominale complessiva post operam e quella complessiva ante operam.