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Le grandi aziende frenano gli acquisti di energia verde

Per la prima volta quest'anno si potrebbe registrare una diminuzione degli acquisti di energia pulita da parte delle grandi multinazionali, soprattutto in Europa. I dati e le cause secondo Bloomberg.

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Le grandi aziende mondiali hanno rallentato molto i loro acquisti di energie rinnovabili nella prima metà di quest’anno e, se tale tendenza dovesse continuare, il 2022 potrebbe registrare per la prima volta un calo degli approvvigionamenti annuali di elettricità verde da parte delle multinazionali globali.

È quanto emerge da un’analisi di Bloomberg Green.

Nel 2012, le aziende avevano acquistato l’energia generata da 300 MW di potenza eolica e fotovoltaica nell’ambito di contratti privati di compravendita o Power Purchase Agreement (PPA). Poi, l’anno scorso, questi approvvigionamenti avevano mobilitato oltre 30 GW di capacità rinnovabile, con un aumento di più di 100 volte.

A metà di quest’anno, però, c’erano solamente poco più di 125 GW di energia pulita complessivamente sotto contratto con le grandi aziende di tutto il mondo, cioè meno della metà rispetto all’anno scorso, come mostra il grafico di Bloomberg.

I nuovi acquisti di energia pulita da parte delle aziende si sono fermati quest’anno a 15 GW. Tutto ciò significa che, al ritmo attuale, il 2022 potrebbe essere il primo anno di calo in oltre un decennio per gli acquisti di energia pulita da parte delle grandi aziende.

Il calo, come si può notare anche dal grafico precedente, non è uniformemente distribuito.

Nelle Americhe, i contratti sono in ritardo di poche centinaia di MW rispetto al tasso annuo del 2021. Nella regione Asia-Pacifico, invece, i contratti sono addirittura in aumento di oltre il 20%. La maggior parte del calo deriva invece dai miseri volumi di energia verde contrattualizzata soprattutto in Europa e, in misura minore, Medio Oriente e Africa.

I fattori che incidono in Europa

Una serie di fattori sta ostacolando il mercato dell’energia pulita, particolarmente nel nostro continente.

L’incertezza geopolitica della guerra russa in Ucraina e l’impatto del conflitto sui prezzi dell’elettricità – saliti a livelli astronomici in Francia, Germania e Italia – sommati e consustanziali all’inflazione complessiva nell’economia hanno reso più difficile negoziare condizioni di acquisto di energia a lungo termine vantaggiose.

In mezzo a tale situazione generale di debolezza, ci sono comunque alcune “oasi” di forza, come i mercati aziendali dell’energia pulita di Spagna e Danimarca, che hanno raggiunto un ritmo di crescita record. Ma visto il maggiore peso di Paesi come Francia, Germania e Italia, il mercato europeo nel suo complesso rimane zoppo.

Americhe, cioè Amazon

Anche il mercato delle Americhe, in realtà, è meno vivace di quanto non sembri a prima vista.

Amazon ha avuto un ruolo enorme nell’acquisto complessivo di energia pulita da parte delle aziende, firmando da sola 25 contratti per 5 GW di capacità. Senza l’azienda di Jeff Bezos, anche i volumi americani sarebbero ben al di sotto della media dello scorso anno.

Tra il 2020 e il 2021, il consumo di elettricità di Amazon è aumentato di quasi il 29%. Ad oggi, l’azienda ha acquistato 19 GW di energia pulita. Si tratta del doppio rispetto al secondo più grande acquirente aziendale, che è Microsoft, con 9 GW. L’energia pulita contrattualizzata da Amazon la porta ad avere il 10° portafoglio eolico e fotovoltaico più grande al mondo – utility elettriche comprese.

Si tratta di un confronto non esattamente omogeneo, perché le utility solitamente possiedono i loro asset, mentre Amazon si limita a stipulare contratti di acquisto per l’energia. Ma è un paragone comunque istruttivo e rivelatore.

Le aziende cinesi dominano i portafogli globali dell’energia pulita, come si può vedere nel grafico Bloomberg sottostante.

Amazon, da parte sua, utilizza più energia pulita di quanta ne possieda il gigante francese Electricite de France (EDF) oppure la holding Berkshire Hathaway dell’altro miliardario americano, Warren Buffett. Lo stock rinnovabile di Amazon è solo leggermente inferiore a quello delle altre due principali utility europee proprietarie di asset rinnovabili, e cioè la spagnola Iberdrola e l’italiana Enel.

L’appetito di Amazon è un segno di ciò che ci aspetta. La domanda di energia pulita da parte delle aziende nel medio-lungo termine continuerà a crescere, nonostante le perturbazioni del mercato a breve termine. Le aziende che hanno sottoscritto l’impegno RE100 per il 100% di energia pulita avranno bisogno di altri 275 TWh di energia pulita al 2030, quanto la Spagna genera oggi.

Ma nel breve termine, stravolgimenti geopolitici, fiammate inflattive e la ancora troppo scarsa penetrazione delle rinnovabili potrebbero rallentare gli approvvigionamenti verdi delle maggiori aziende mondiali.

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