Fotovoltaico di grande taglia: come prepararsi alle nuove competenze

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Costruire una carriera professionale nella progettazione di impianti fotovoltaici su grande scala: il percorso formativo e i consigli suggeriti dall'ingegnere Alessandro Caffarelli.

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La crescita del fotovoltaico e, più in generale, delle fonti rinnovabili sta trasformando in profondità il mercato del lavoro in campo energetico.

L’evoluzione tecnologica, l’integrazione con sistemi di accumulo e la crescente complessità delle reti elettriche richiedono oggi competenze aggiornate, trasversali e operative.

Colmare il divario tra domanda e offerta di professionalità qualificate è una delle difficoltà più urgenti (vedi anche, Quando l’evoluzione tecnologica è più veloce di quella delle competenze) e con la rubrica “La formazione energetica in Italia”, QualEnergia.it offre punti di riferimento utili a chi vuole specializzarsi o aggiornare le proprie competenze nel settore.

Negli articoli pubblicati finora abbiamo raccolto i contributi di docenti ed esperti su diversi ambiti, tra cui solare, biogas, pompe di calore, trading energetico, gestione dell’energia ed energy manager.

Questa volta abbiamo intervistato l’ingegnere Alessandro Caffarelli, docente ed esperto del settore, da anni impegnato nella formazione di ingegneri e tecnici, attraverso corsi e master dedicati alla progettazione di impianti fotovoltaici.

Ingegner Caffarelli, quali competenze sono sempre più necessarie per lavorare su impianti fotovoltaici di grande scala, utiliy scale o per il segmento C&I, alla luce dei più recenti cambiamenti tecnologici, normativi e di mercato?

Le competenze richieste sono trasversali, e spaziano da nozioni di elettrotecnica, all’ingegneria civile fino ad arrivare alla digitalizzazione degli impianti, ai sistemi di monitoraggio e controllo e al loro esercizio in sicurezza sotto il profilo della cybersecurity. Gioca un ruolo fondamentale, per gli impianti multimegawatt connessi alla rete elettrica di alta tensione, la competenza tecnica riguardo le opere infrastrutturali di connessione che si costruisce con l’esperienza sul campo, negli anni, dopo aver acquisito una preparazione universitaria di base nelle facoltà di ingegneria.

Qual è il principale riferimento normativo per la progettazione e l’esercizio degli impianti fotovoltaici utility scale?

Il riferimento tecnico regolatorio per eccellenza è il Codice di Rete Terna, che disciplina il tema della connessione e dell’esercizio degli impianti di produzione connessi alla Rete di Trasmissione Nazionale, da cui derivano gran parte dei requisiti progettuali e prestazionali degli impianti utility scale.

Quanto sono utili i percorsi formativi specifici per prepararsi a questa domanda sempre più esigente?

A livello universitario, i percorsi formativi afferenti sono quelli delle facoltà di Ingegneria, dove si insegnano le basi dell’elettrotecnica fino a spingersi, nel caso di percorsi di laurea in Ingegneria Elettrica, a insegnamenti specifici che possono essere acquisiti in corsi come “Sistemi Elettrici per l’Energia”.

E dopo l’università?

In ambito post universitario, esistono diversi Master ben strutturati e multidisciplinari, dove ho anche avuto e continuo ad avere, l’opportunità di erogare docenze. Si presentano come percorsi formativi “accelerati”, accessibili anche a profili tecnici che non siano necessariamente ingegneri, che chiaramente scontano uno svantaggio nell’apprendimento nel breve periodo.

Nei master o anche nei normali percorsi universitari, il bilanciamento tra teoria e pratica è forse poco adeguato. Come va colmato questo divario?

Nella mia esperienza di docente cerco proprio di spostare il baricentro nozionistico verso gli aspetti pratici, focalizzando l’attenzione su alcuni primari elementi di progettazione passando subito a casi studio di progettazione esecutiva di impianti realizzati, comprese le opere di rete, mostrando tutto il percorso che porta dalla feasibility, all’ingegnerizzazione, alle costruzioni fino ad arrivare al commissioning propedeutico alla connessione ed esercizio impiantistico.

Quindi nota che le cose stanno cambiando…

Rispetto alla mia epoca di studente, nei corsi universitari l’approccio è cambiato e in meglio; conosco molti colleghi ingegneri, docenti universitari, che ormai hanno strutturato una parte importante dei loro programmi sul contesto Fer, allocando lo spazio che la tematica merita, anche in relazione alla contestualizzazione degli impianti alimentati a fonti rinnovabili rispetto al sistema elettrico entro il quale vengono inseriti, non solo necessariamente dal punto di vista ingegneristico ma a più ampio respiro sistemico.

Come ha usato il suo manuale “Sistemi fotovoltaici”, alla quinta edizione, per formare tecnici e operatori del settore per orientarli magari ad un approccio più pratico?

“Sistemi Fotovoltaici” è un percorso fatto nel tempo insieme agli altri coautori, che ha visto evolvere la tecnologia solare e il nostro settore. Siamo partiti nel 2007, e fin dalla prima edizione abbiamo impostato una scrittura tecnica con piglio pratico, tralasciando gli aspetti teorici, dagli elementi di progettazione del generatore fotovoltaico fino alla connessione alla rete elettrica. La struttura portante del testo ha sempre previsto un continuo richiamo a casi studio pratici di impianti realizzati, mostrando i dimensionamenti cardine, gli errori da evitare sia in fase di progettazione che di costruzione e le opportune ottimizzazioni. Il testo è stato utilizzato come riferimento pratico nei Corsi di progettazione esecutiva di impianti fotovoltaici erogati presso Ordini professionali, come quello degli Ingegneri della Provincia di Roma e nei diversi Master come quello in Ingegneria del fotovoltaico dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

Prevedete una sesta edizione?

Il volume è stato distribuito in oltre 20mila copie in Italia ed è esaurito da tempo. Non ci sarà una sesta edizione, ma stiamo lavorando ormai da due anni con l’editore e i colleghi co-autori ad un nuovo modello di distribuzione della conoscenza diffusa con l’obiettivo di rendere tecnologicamente consapevoli e formate le generazioni presenti e soprattutto quelle future, ovverosia i nativi rinnovabili, scevri da potenziali condizionamenti ideologici riguardo il contesto energetico mondiale.

Per le aziende quali sono oggi i profili professionali più difficili da reperire?

Il mercato del lavoro nel nostro settore è alla ricerca di ingegneri elettrici e altri profili tecnici con declinazioni energetiche, che abbiano competenze tali da coprire orizzontalmente la filiera. La crescente integrazione tra sistemi fotovoltaici, BESS e reti elettriche, richiede professionalità che si costruiscono certamente con lo studio, ma possono consolidarsi soprattutto per mezzo dell’esperienza sul campo e con l’aggiornamento continuo.

Da cosa dipende, secondo lei, questa difficoltà nel trovare profili adeguati?

Da un lato la scarsità di nuove risorse umane, cioè di tecnici pronti per essere inseriti in questo contesto, anche funzione del calo demografico che sta vivendo la nostra nazione da anni; dall’altro l’esigenza di avere figure tecniche con competenze multidisciplinari coeve al tempo tecnologico che stiamo vivendo, rappresentano un limite e una sfida che dovremo affrontare nei prossimi anni per raggiungere gli obiettivi della transizione energetica in corso.

Quali prospettive offre oggi il settore del fotovoltaico ai professionisti più giovani?

I giovani hanno una grande opportunità: il settore è maturo, strutturato e prospetticamente florido. Lo dicono gli scenari energetici mostrati pochi giorni fa nel contesto del SolarExpert organizzato da Italia Solare e Polimi. In Italia gireremo la boa del 2030 con poco meno di 100 GW di fotovoltaico in esercizio, fino a spingerci in prossimità dei 200 GW al 2050. Se pensiamo che a livello globale, nel mondo, il primo terawatt è stato raggiunto nel 2022, dopo 50 anni dalla commercializzazione terrestre delle celle fotovoltaiche, che il secondo terawatt è stato aggiunto in meno di due anni, e che il terzo è stato raggiunto in circa un anno dal secondo, possiamo affermare senza essere smentiti che l’accelerazione è stata bruciante.

Cosa consiglia a chi vuole entrare nel settore fotovoltaico?

Suggerirei ai “nativi rinnovabili” di completare il proprio percorso formativo iscrivendosi ad un Master energetico professionalizzante, e di seguire gli eventi di settore organizzati ad esempio dalle associazioni di settore come Italia Solare e presso Università e Ordini professionali, sempre gratuiti per i soci. Un altro suggerimento è quello di andare oltre, imparando a studiare e approfondire in autonomia anche nel tempo libero, spinti dalla curiosità e dalla sete di conoscenza. Gli strumenti per farlo, oggi, sono innumerevoli, di qualità e facilmente consultabili, come ad esempio la vostra testata.

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