Fondo automotive, il governo sceglie industria e ricarica domestica

Il piano 2026-2030 vale circa 1,34 miliardi per sei linee di intervento. La quota maggiore va alle imprese della filiera, affiancata da aiuti per wallbox, veicoli commerciali e noleggio sociale.

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Sostegno alla filiera industriale, alla componentistica e ad alcune misure mirate per la mobilità a basse emissioni.

È quanto prevede il Dpcm 10 giugno 2026 del Mimit, che modula le risorse del Fondo Automotive istituito dall’articolo 22 del decreto legge 17/2022 per il periodo 2026-2030, includendo anche i residui non utilizzati del 2025.

Il provvedimento (link in basso) mobilita circa 1,34 miliardi di euro e individua sei destinazioni di spesa:

  1. incentivi agli investimenti delle imprese della filiera automotive;
  2. contributi per veicoli commerciali nuovi a basse emissioni;
  3. contributi per veicoli delle categorie L (ciclomotori, motocicli e quadricicli elettrici o ibridi);
  4. incentivi per installare impianti Gpl e metano su auto già circolanti;
  5. contributi per le infrastrutture di ricarica domestiche;
  6. programma sperimentale di noleggio a lungo termine sociale.

Alla filiera automotive vanno circa 931 milioni di euro, quasi il 70% delle risorse complessive, attraverso due strumenti.

Il primo è quello degli “accordi per l’innovazione”, a cui sono destinati 133,7 milioni per il 2026, 244,6 milioni per il 2027, 84 milioni per il 2028, 74 milioni per il 2029 e 94,74 milioni per il 2030. Il secondo è quello dei “mini contratti di sviluppo”, con 100 milioni di residui 2025 e ulteriori stanziamenti tra 2027 e 2030, per un totale di 300 milioni.

I progetti finanziabili dovranno riguardare sviluppo, ingegnerizzazione, testing e produzione di nuovi veicoli, sistemi di alimentazione e propulsione più efficienti, componenti e tecnologie per la mobilità sostenibile, autonoma, connessa, intelligente e sicura.

Il decreto apre anche alla diversificazione e riconversione industriale verso tecnologie strategiche ad alta intensità di ricerca e sviluppo, purché vi sia una concreta interoperabilità con il settore della mobilità sostenibile.

I mini contratti di sviluppo, in particolare, sono pensati per programmi di investimento inferiori a 20 milioni di euro, soglia che può intercettare una parte della componentistica. La misura dovrà essere resa operativa con un successivo decreto del Mimit, che definirà il regime di aiuti nel rispetto della disciplina europea.

Veicoli commerciali, categorie L e retrofit a gas

Il secondo capitolo riguarda i veicoli commerciali nuovi a basse emissioni. La misura è destinata alle piccole e medie imprese che svolgono attività di trasporto di cose in conto proprio o conto terzi e acquistano, anche in leasing, veicoli N1 e N2 nuovi immatricolati in Italia.

Il contributo varia in base alla massa del mezzo e all’alimentazione: per i veicoli elettrici a batteria e a idrogeno può arrivare fino a 20mila euro con rottamazione, mentre per le alimentazioni tradizionali l’incentivo è subordinato alla rottamazione di un veicolo della stessa categoria fino a Euro 4. La dotazione è di 180 milioni, con una quota del 40% riservata ai mezzi a zero emissioni.

Per le categorie L, cioè ciclomotori, motocicli e quadricicli, il Dpcm prevede dal 1° gennaio 2027 al 31 marzo 2030 un contributo pari al 20% del prezzo di acquisto, fino a 2.000 €, per veicoli elettrici o ibridi nuovi. L’incentivo sale al 30%, fino a 3.000 €, se viene rottamato un veicolo Euro 0, 1, 2 o 3. La dotazione è di 25 milioni l’anno dal 2027 al 2029 e 15 milioni nel 2030.

Più contenuta, ma politicamente significativa, è la misura per il retrofit a gas. Per le auto M1 (trasporto persone) già circolanti, omologate in classe non inferiore a Euro 3, sono previsti 400 € per l’installazione di un impianto Gpl e 800 € per un impianto a metano. Il contributo è riconosciuto a persone fisiche e giuridiche, con esclusione delle società che commerciano autoveicoli M1, ed è applicato come sconto sul prezzo dell’impianto e dell’installazione. La dotazione complessiva è di 20 milioni tra il 2026 e il 2030.

Colonnine domestiche e noleggio sociale

La parte rilevante per la mobilità elettrica riguarda le colonnine domestiche. Fino al 31 marzo 2030, il contributo copre l’80% del prezzo di acquisto e posa in opera delle infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, con un tetto di 1.500 € per le persone fisiche. Il limite sale a 8.000 € per le installazioni sulle parti comuni degli edifici condominiali.

Le risorse ammontano a 68 milioni: 10 milioni di residui 2025, 5 milioni per il 2026, 15 milioni l’anno dal 2027 al 2029 e 8 milioni per il 2030. Anche in questo caso serviranno provvedimenti attuativi del Mimit per definire modalità operative, tempi e accesso alla misura.

L’ultima voce è il noleggio sociale a lungo termine, introdotto in via sperimentale e affidato alla gestione dell’Aci.

La misura è destinata alle persone fisiche con Isee inferiore a 30mila euro e riguarda auto M1 nuove, immatricolate in Italia, almeno Euro 6 e con emissioni fino a 135 grammi di CO2 per chilometro. Il contratto di noleggio dovrà durare almeno 36 mesi e il beneficiario dovrà rottamare un’auto M1 fino a Euro 4, intestata a lui o a un familiare convivente da almeno 12 mesi.

Il programma ha una dotazione di 50 milioni di euro disponibili in conto residui 2025, a cui si aggiungono fino a 3,66 milioni per gli oneri di gestione tra 2027 e 2030. Alla scadenza del contratto, l’auto potrà essere ceduta in via preferenziale allo stesso utente con uno sconto di almeno il 10% rispetto alle quotazioni medie di mercato.

In alternativa potrà essere ceduta al costruttore aggiudicatario tramite buy back o venduta ad altri soggetti. Gli introiti delle vendite saranno usati da Aci per acquistare nuove auto da destinare al programma o per coprire gli oneri di gestione, contribuendo anche a contenere il canone pagato dai beneficiari.

Per la gestione operativa dei contributi relativi a veicoli commerciali, categorie L, retrofit Gpl/metano e colonnine domestiche, il ministero si avvarrà di Invitalia, che curerà anche il sistema informatico, il monitoraggio e i controlli. Il noleggio sociale seguirà invece un canale dedicato tramite Aci e richiederà un decreto ministeriale per definire le modalità operative.

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