Eolico offshore Usa: Trump lo blocca, i giudici lo fanno ripartire

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Un tribunale distrettuale ha concesso l’ingiunzione preliminare richiesta da Revolution Wind per riprendere i lavori, dopo lo stop imposto dall'amministrazione Usa.

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I giudici si schierano ancora una volta contro Donald Trump riguardo all’eolico offshore.

Lunedì 12 gennaio, infatti, il tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia ha concesso l’ingiunzione preliminare richiesta da Revolution Wind (una joint venture al 50% tra il colosso danese Ørsted e Skyborn Renewables), in merito all’ordinanza di sospensione emessa lo scorso 22 dicembre dal Bureau of Ocean Energy Management (BOEM) del dipartimento degli Interni.

Lo riporta la stessa Ørsted in una nota, in cui precisa che la decisione del tribunale “consentirà al progetto Revolution Wind di riprendere immediatamente le attività interessate, mentre prosegue la causa sottostante che contesta gli ordini del direttore del BOEM del 22 agosto 2025 e del 22 dicembre 2025”.

Revolution Wind quindi “valuterà il modo migliore per collaborare con l’amministrazione statunitense per raggiungere una soluzione rapida e duratura”.

Il 22 dicembre 2025, come abbiamo scritto, il dipartimento degli Interni aveva annunciato la sospensione con effetto immediato dei contratti di locazione delle aree pubbliche per tutti i grandi progetti eolici offshore in costruzione negli Stati Uniti, cinque in totale tra cui Revolution Wind da 704 MW, “a causa dei rischi per la sicurezza nazionale identificati dal dipartimento della Guerra in rapporti classificati, recentemente completati”.

I rischi, secondo la Casa Bianca, sarebbero imputabili alle interferenze radar (clutter) causate dai movimenti delle pale eoliche, ma come abbiamo scritto si tratta di una mezza bufala: il tema è noto e studiato da oltre vent’anni e assolutamente superabile.

Il problema, infatti, è stato analizzato in modo sistematico da forze armate, autorità per l’aviazione civile e organismi di ricerca negli Stati Uniti, in ambito Nato e nei principali Paesi europei, a partire dal Regno Unito e dal Nord Europa, dove l’eolico offshore è sviluppato su larga scala.

Le interferenze possono ridurre le prestazioni di alcuni radar monostatici tradizionali, generando rumore di fondo o falsi bersagli, ma sono oggi mitigate attraverso una combinazione di soluzioni tecniche e operative, tra cui aggiornamenti software per il filtraggio del clutter, radar gap-filler dedicati, integrazione con sensori satellitari e una pianificazione spaziale che evita le aree più sensibili per la difesa e il controllo del traffico aereo. Finora, nessun Paese ha considerato l’eolico offshore una minaccia alla sicurezza nazionale.

Tornando a Revolution Wind, è un progetto completato all’85%, con le fondazioni già installate in mare; lo scorso agosto aveva ricevuto un primo ordine di sospensione dei lavori dal BOEM e già in quel caso, dopo il ricorso di Ørsted, un giudice federale aveva autorizzato la ripresa dei cantieri.

Secondo il giudice Royce Lamberth, che ha emesso la nuova ingiunzione il 12 gennaio, citato dal sito web Canary Media, l’ordinanza di sospensione di dicembre era “il colmo dell’arbitrarietà” e le vaghe affermazioni di rischi per la sicurezza nazionale “non costituivano una spiegazione sufficiente per la decisione dell’ufficio di interrompere completamente i lavori sul progetto Revolution Wind”.

Mentre a inizio dicembre 2025, ricordiamo, la giudice Patti Saris, della Corte distrettuale del Massachusetts, aveva annullato la moratoria sull’eolico offshore, contenuta in un memorandum presidenziale del 20 gennaio, che aveva congelato la valutazione di nuove concessioni e autorizzazioni federali.

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