Il più grande eolico offshore in Germania avvia la produzione

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Parte la generazione con le prime 27 turbine installate su 64 in un parco che punta ai 960 MW totali. Niente contributi statali, solo Ppa con imprese ferroviarie, aeroportuali, chimiche e siderurgiche.

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L’operatore energetico tedesco EnBW sta realizzando al largo delle coste di Borkum un parco eolico denominato “He Dreiht (che significa “lui gira”) che entro la primavera 2026 raggiungerà 960 MW complessivi di potenza installata, diventando il più grande sito offshore della Germania.

Attualmente sono state messe in piedi 27 turbine Vestas (V236-15) su 64 previste (le pale sono fabbricate a Taranto), ognuna da 15 MW, e il primo kWh è stato generato e immesso in rete lo scorso 25 novembre (nella foto in alta la prima turbina installata dell’impianto).

Secondo le informazioni tecniche diffuse, ogni rotore installato ha un diametro di 236 metri e copre un’area di 43.742 mq per rotazione, equivalente alla superficie di sei campi da calcio. L’altezza del mozzo (punto di ancoraggio delle pale) è di 142 metri (disegno tratto dal sito del progetto).

Il progetto He Dreiht fa capo per il 49,9% a un consorzio composto da Allianz Capital Partners, Aip e Norges Bank Investment Management. È in costruzione a circa 85 km a nord-ovest di Borkum e 110 km a ovest di Helgoland, nel Mare del Nord, e ha richiesto investimenti pari a circa 2,4 miliardi di euro, senza ricevere finanziamenti statali.

Da questo punto di vista si segnala che He Dreiht non riceverà alcuna tariffa “feed-in” ai sensi della legge tedesca sulle fonti energetiche rinnovabili, ma si affida “power purchase agreement” (Ppa).

“I PPA si stanno trasformando in uno strumento chiave della transizione energetica – secondo EnBW – visto che garantiscono al gestore del parco ricavi prevedibili e ai consumatori di elettricità tutele dalle fluttuazioni di prezzo nei mercati”.

Per questo progetto offshore sono già stati stipulati accordi di acquisto di energia a lungo termine con il gestore dell’aeroporto di Francoforte, la multinazionale della chimica Evonik, le siderurgiche Salzgitter e Shs, la compagnia ferroviaria Deutsche Bahn, Telekom Pasm e la società tecnologica Bosch.

Quella dei Ppa, d’altro canto, è una delle risposte più immediate che si può dare alle difficoltà che diversi Paesi europei stanno vivendo nell’ambito delle aste eoliche offshore.

A inizio novembre WindEurope ha sottolineato il “fallimento” delle ultime procedure a offerte negative in Danimarca, Germania e Olanda, invocando l’adozione di modelli differenti (per l’offshore si veda WindEurope rilancia l’urgenza di un “new deal”).

A tal proposito si regista anche un appello congiunto di Associazione tedesca per l’energia eolica offshore (Bwo), Associazione tedesca delle industrie energetiche e idriche (Bdew), Vdma Power Systems e gestori dei sistemi di trasmissione TenneT, Amprion e 50Hertz.

La loro richiesta è di riformare il quadro normativo per l’energia eolica offshore poiché, “senza un’azione politica decisa, la Germania rischia di diventare una destinazione d’investimento meno attraente, subendo una perdita di posti di lavoro e di valore aggiunto al suo interno”.

Il Governo, in particolare, dovrebbe introdurre un modello d’asta rivisto con contratti bilaterali per differenza (CfD), al fine di ridurre significativamente i costi progettuali.

A ciò si aggiunge la possibilità di estendere i permessi per i nuovi parchi eolici offshore a 35 anni e l’introduzione di un sistema di sanzioni a livelli differenziati per i ritardi nella realizzazione delle opere.

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