Si chiama “ProjectZero” e mira a raggiungere emissioni nette di CO2 pari a zero entro il 2029 – con più di 20 anni di anticipo rispetto alla scadenza di metà secolo adottata nella tabella di marcia del resto del mondo, che alcuni ritengono già ambiziosa.

Si tratta di un’iniziativa adottata ben 15 anni fa nella cittadina danese di Sønderborg, sul Mar Baltico e non molto distate dal confine con la Germania.

L’idea nacque dunque nell’ormai lontano 2007, quando un gruppo di cittadini cominciò a rimboccarsi le maniche per formare un partenariato pubblico-privato, dando vita a quella che può essere definita una comunità delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica ante litteram – e che Fatih Birol, il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), ha definito la “capitale mondiale dell’efficienza energetica”.

Come per qualunque comunità che si rispetti, l’elemento caratterizzante di ProjectZero è l’enfasi sulla collaborazione a livello locale, sul coinvolgimento di cittadini e aziende e sullo sviluppo di competenze e conoscenze, che hanno trasformato la mentalità dell’intera area, assecondata dal sostegno degli amministratori locali.

“Questo vuol dire che i politici di tutti i partiti, non importa di quale colore ideologico, si sono impegnati fin dall’inizio a non mettere in discussione il progetto e i suoi principi, a non inserire proposte contrarie o incompatibili nelle proprie piattaforme elettorali per l’intero periodo del progetto, e finora, a parte un paio di eccezioni subito risolte e rientrate, hanno mantenuto fede ai patti”, ha detto a QualEnergia.it Peter Rathje, consulente ed ex responsabile di ProjectZero, a margine della 7a Conferenza globale sull’efficienza energetica, svoltasi appunto a Sønderborg, in Danimarca.

Qualche dato

Sønderborg è una cittadina con una popolazione di circa 27.000 persone e capoluogo amministrativo di un territorio municipale che conta complessivamente circa 75.000 abitanti, distribuiti su un’area di poco meno di 500 Km quadrati – simile grossomodo per superficie e popolazione al Comune di Ragusa, in Sicilia.

A 15 anni di distanza dall’avvio del progetto, quando i livelli di emissioni erano pari a 700.000 tonnellate di CO2 l’anno (circa 9,2 tonnellate di CO2 pro capite), Sønderborg ha decarbonizzato il 52% circa dei propri consumi energetici complessivi, riducendo le emissioni a circa 336.000 tonnellate – senza compromettere l’affidabilità e la convenienza degli approvvigionamenti energetici.

“In questo periodo, è stato calcolato che il progetto abbia creato circa 700 nuovi posti di lavoro l’anno”, ci ha detto Rathje. L’investimento previsto nel 2007 per l’intero progetto è di 1,3 miliardi di euro.

Dell’iniziativa fa parte anche il piano per un porto sostenibile ed efficiente dal punto di vista energetico, in collaborazione con l’architetto di fama mondiale Frank Gehry.

“Dal 2007 al 2020, la domanda assoluta di energia è diminuita del 17%, mentre dal 2020 al 2029 l’obiettivo è ottenere un’ulteriore diminuzione del 20%”, ha detto a QualEnergia.it Allan Pilgaard-Jensen, vicedirettore di ProjectZero.

Di tali consumi, al 2020, il comparto residenziale rappresentava il 35%, il settore commerciale/industriale/pubblico assorbiva il 40% e il restante 25% era richiesto dai trasporti.

Per quanto riguarda le principali fonti di energia rinnovabile usate per soddisfare parte dei consumi, nel 2020 gli impianti fotovoltaici installati nella regione hanno generato 36.000 MWh, che dovrebbero diventare circa 100.000 MWh nel 2029, mentre l’eolico, sempre nel 2020, ha prodotto 33.000 MWh, visti in crescita a circa 600.000 MWh nel 2029.

Ma il vero “eroe dimenticato” – almeno in Italia – degli sforzi di efficientamento energetico e decarbonizzazione di paesi come la Danimarca e anche di Sønderborg è il teleriscaldamento.

Teleriscaldamento

Il teleriscaldamento è infatti forse il più caratterizzante degli elementi infrastrutturali di ProjectZero e della Danimarca in generale, dove il 67% del fabbisogno di riscaldamento è soddisfatto proprio tramite questo tipo di configurazione, quella cioè di un “impianto di riscaldamento centralizzato” – non a livello di condominio ma per un intero distretto, quartiere o addirittura città.

Da notare che in Danimarca il teleriscaldamento è solitamente organizzato e amministrato come entità senza scopi di lucro nell’ambito di un modello cooperativo, secondo lo spirito e le necessità di una vera comunità energetica, ha detto Rathje.

Come si può vedere nell’illustrazione seguente per lo sviluppo del teleriscaldamento al 2020, il ricorso ai combustibili fossili è sceso molto dal 2007 e il loro uso sarà gradualmente eliminato entro il 2029.

“Anche il calore di scarto [generato dalle centrali termoelettriche] sarà gradualmente eliminato o sarà installata la cattura del carbonio in modo che il teleriscaldamento sia neutrale dal punto di vista delle emissioni di CO2 nel 2029”, mentre è visto in crescita l’uso delle biomasse, ci ha detto Pilgaard-Jensen.

(Nero = combustibile fossile, Grigio = rifiuti, Arancione = biomassa, Verde = energia rinnovabile, Giallo = elettricità)

Ad oggi, la rete di teleriscaldamento di Sønderborg è composta da una serie di sistemi separati – ognuno al servizio di un’area specifica – “ma stiamo lavorando per arrivare a un’unica rete interconnessa, in modo da poter utilizzare grandi quantità di calore in eccesso proveniente dall’industria e dai processi delle utility. Il piano prevede che il 40% della produzione di calore per il teleriscaldamento provenga dal calore in eccesso”, ha specificato il vicedirettore di ProjectZero.

Quello di Sønderborg è insomma un sistema energetico intelligente e integrato, in cui fonti diverse di energia interagiscono in modo flessibile.

Ciò significa, ad esempio, che le case vengono riscaldate dal calore in eccesso generato dai processi produttivi delle aziende, che le auto elettriche vengono caricate di notte per ridurre la pressione sul consumo energetico diurno, che le azioni di consumo e produzione energetica sul campo generano una messe continua di dati, costantemente monitorati e usati come base di calcolo per garantire che l’energia venga utilizzata in maniera dinamica e nel miglior modo possibile.

ProjectZero ha necessariamente trovato applicazioni un po’ in tutti i contesti. Facciamo alcuni esempi.

Aziende

Tutte le aziende che partecipano al programma hanno messo in atto strategie climatiche misurabili con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 di almeno il 10%. Esistono cinque categorie che indicano livelli crescenti di riduzione di CO2: bianco, bronzo, argento, oro e verde.

Per diventare un’azienda Zero è necessario: nominare un energy manager che metta in primo piano il consumo e la riduzione di energia; implementare sostituzioni di impianti e ristrutturazioni edilizie per garantire una riduzione del consumo energetico di almeno il 10%; documentare l’attuazione dei risparmi energetici; essere disposti a rendere pubbliche le azioni intraprese.

Nel caso di LINAK, un produttore di macchinari agricoli, l’azienda ha implementato un sistema di gestione dell’energia, ha miglioramento l’efficienza energetica dei sistemi di ventilazione, recupero del calore, aria compressa e verniciatura e installato impianti fotovoltaici su tetto e a terra.

La forma dei nuovi edifici aziendali costruiti da LINAK rappresenta un ulteriore fattore abilitante della decarbonizzazione. La configurazione perfettamente circolare contribuisce infatti all’efficienza energetica, in quanto la superficie delle pareti che disperde il calore è minore, rendendo più facile l’isolamento termico degli edifici.

Con tutti gli investimenti verdi effettuati, LINAK prevede un tempo di rientro dell’investimento inferiore ai 3 anni. E mentre gli spazi della struttura sono aumentati di circa l’80%, il consumo energetico totale è rimasto invariato dal 2010. Il prossimo passo dell’azienda, entro il 2023, sarà quello di sostituire il gas naturale con il teleriscaldamento ecologico per il riscaldamento di tutte le strutture.

Negozi

La certificazione ZERObutik, o ZEROshop, premia con un adesivo verde in vetrina i negozi che riducono le emissioni di CO2, anche in questo caso, di almeno il 10%. La certificazione attesta che il negozio è attento al clima e all’ambiente, incentivando gli acquirenti attenti al clima a preferire quel negozio ad altri non certificati.

Oggi sono oltre 170 i negozi che hanno ridotto le loro emissioni di CO2 di un minimo del 10% in tutta la regione di Sonderborg, e molti hanno superato tale soglia, intervenendo su sei categorie di consumo: illuminazione, rifiuti, fonti di calore, edificio, gestione dell’energia e produzione di energia rinnovabile.

Come succede spesso anche in Italia, uno degli interventi più semplici e di maggiore impatto è quello sull’illuminazione.

Jutta Sko, un negozio di calzature situato nel centro di Sonderborg, ha sostituito tutta l’illuminazione precedente con i LED, compresi lo showroom principale, l’esterno del negozio e il magazzino superiore, che è dotato di sensori di movimento per ridurre ulteriormente il consumo energetico.

Oltre a ridurre le emissioni di carbonio, la semplice sostituzione delle luci del negozio con i LED ha portato a un risparmio del 60,96% sulla bolletta elettrica. L’edificio è inoltre collegato al sistema di teleriscaldamento locale, come la maggior parte dei negozi della zona.

Abitazioni

Si stima che più del 25% dei 18.600 proprietari di abitazioni della zona partecipino attivamente al programma ZEROhome, migliorando la coibentazione, installando nuove finestre, eliminando gradualmente le caldaie a gas per allacciarsi al teleriscaldamento o sostituendole con pompe di calore e impianti fotovoltaici sul tetto.

Nel gennaio 2009, quando fu coinvolto un primo gruppo di 100 famiglie, fu posta molta enfasi su un percorso di conoscenza dell’efficienza energetica incentrato su come l’energia viene utilizzata per il riscaldamento, gli elettrodomestici, la cucina, i trasporti, ecc. Le famiglie sono state motivate a monitorare il proprio consumo energetico ogni mese e a discutere i loro progressi sia all’interno della famiglia stessa che con le altre famiglie.

Uno degli insegnamenti emersi da quella prima esperienza fu che alle famiglie non piaceva che le “lezioni” di efficienza energetica si svolgessero in uno spazio pubblico; desideravano invece un approccio più personale.

Sulla base di questo riscontro, nel 2010, ProjectZero ha lanciato un programma che offre ai proprietari di casa una consulenza energetica gratuita da parte di un esperto, direttamente nelle loro case. Tra il 2010 e il 2014, sono state visitate più di 1.400 abitazioni private per informare le famiglie su azioni personalizzate per diventare più efficienti dal punto di vista energetico.

ProjectZero e le scuole professionali locali hanno fornito un’ulteriore formazione che ha aiutato quasi 200 artigiani della regione a diventare consulenti energetici.

Il risultato è che il 62% delle famiglie visitate ha investito in misure specifiche di retrofit energetico e ha risparmiato fino al 60% in bolletta, con un investimento medio di 20.000 euro per famiglia; gli investimenti hanno generato 15 milioni di euro di entrate per gli artigiani locali, secondo ProjectZero.

Amministrazione locale

Il Comune di Sønderborg è proprietario/gestore di circa 240 edifici, il cui uso varia dall’amministrazione alle scuole, dalle case di riposo ai capannoni e altro ancora. Il suo patrimonio edilizio ammonta a circa 420.000 metri quadrati.

Uno dei ruoli principali del Comune di Sonderborg nell’ambito del progetto è quello di dare l’esempio delle migliori pratiche di riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

Questo vuol dire dimostrare nuove soluzioni di efficienza energetica, formare i tecnici dei servizi comunali con conoscenze in materia di efficienza energetica, promuovere le competenze e l’istruzione degli artigiani per eseguire lavori di retrofitting, creare occasioni di apprendimento sui temi ecologici nelle scuole pubbliche.

Sono stati installati più di 50 impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici comunali e sono stati creati strumenti di raccolta, monitoraggio e gestione dell’energia e di visualizzazione dei dati per ridurre il consumo di energia e acqua. Inoltre, tutta l’illuminazione è stata sostituita da luci a LED, è stato rafforzato l’isolamento degli edifici, sono state installate nuove finestre ad alta efficienza energetica e tutti le caldaie a gas sono state sostituiti dal teleriscaldamento verde e pompe di calore elettriche.

La maggior parte delle 50 caldaie a gas rimanenti dovrebbe essere eliminata e sostituita dal teleriscaldamento prima del 2027, secondo ProjectZero.

Fra le principali lezioni apprese dall’amministrazione locale rientrano: comprendere meglio come gli edifici pubblici sono utilizzati; puntare sulla raccolta e il monitoraggio dei dati online; collaborare strettamente con le aziende di servizi pubblici, gli utenti degli edifici e i tecnici dei servizi comunali – compreso l’insegnamento agli artigiani delle competenze in materia di efficienza energetica.

Un punto quest’ultimo che è prioritario anche in Italia, e che assieme all’approccio e alle applicazioni sopra accennate possono offrire le chiavi del successo per una maggiore efficienza energetica delle comunità locali.

Conclusioni

Molte delle soluzioni adottate a Sonderborg possono essere applicate anche in altri paesi, come l’Italia. Ed anche là dove la soluzione principale – il teleriscaldamento – non è utilizzata, è interessante notare quale sia il “piano B” preferito da paesi come la Danimarca, o ancora di più da altri paesi del Nord Europa.

In Danimarca, le pompe di calore sono considerate una soluzione soprattutto per le zone più rurali o remote, o comunque per le aree ancora non raggiunte o dove è più difficile che arrivino le reti di teleriscaldamento – ritenute di base la scelta preferibile, ci ha detto Peter Rathje.

In altri Paesi nord-europei, come Svezia, Norvegia e Finlandia, le pompe di calore sono invece una scelta di efficientamento energetico molto comune, anche a livello di singola abitazione o complesso condominiale in zone urbane.

In Italia è spesso complicato fare un retrofit per portare il teleriscaldamento. Le esperienze danesi e nord-europee insegnano però che anche là dove potrebbe essere più difficile installare una rete di riscaldamento distrettuale, la seconda scelta migliore da un punto di vista di efficientamento energetico è appunto la pompa di calore, declinabile in vari modi, anche completamente rinnovabili.

Se, infatti, le pompe di calore garantiscono un caldo comfort in paesi come quelli scandinavi, non si vede veramente ragione per cui non debbano essere installate molto più frequentemente, come scelta di base, anche in Italia, al posto delle caldaie a gas, come ci ha recentemente detto anche il responsabile di Danfoss in un precedente articolo.