Il disegno di legge n.2669 con la “delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile” è stato approvato con modifiche alla Camera, senza bisogno di porre la questione di fiducia. Ora il testo passa in seconda lettura al Senato.
Il via libera è arrivato oggi, 4 giugno, mentre ieri sono stati approvati cinque emendamenti (disponibili in basso insieme alla versione del Ddl uscita dall’esame in commissione).
In particolare, il n.1.1011 di Alessandro Colucci (Noi Moderati) aggiunge all’articolo 1, comma 1, lettera a) un richiamo al Governo per disciplinare la produzione e l’uso di energia nucleare “anche nell’ottica di promuovere una filiera nazionale ed europea di settore”.
L’emendamento 3.1002 di Andrea Barbotti (Lega), invece, amplia il perimetro della delega legislativa al Governo prevedendo che si lavori anche all’impiego dell’energia da fonte nucleare sostenibile a bordo delle navi, definendo i profili abilitativi, di sicurezza, di utilizzo e di dismissione delle relative applicazioni.
Via libera, infine, agli emendamenti 5.500, 5.501 e 5.502 richiesti dalla commissione Bilancio e relativi alle disposizioni finanziarie del provvedimento.
Le autorizzazioni di spesa contenute nel Ddl vengono così spostate dal 2025-2026 al 2026-2027 e si ridefiniscono alcune fonti di copertura.
Per quanto riguarda il precedente esame del testo in sede referente presso le commissioni Ambiente e Attività produttive, le principali modifiche apportate riguardano:
- l’aggiunta di un riferimento alla Tassonomia europea e alla gestione della filiera del combustibile nucleare nell’ambito dei futuri decreti attuativi;
- l’inserimento della fusione nucleare nel programma nazionale finalizzato allo sviluppo della produzione e dell’utilizzo di energia da fonte nucleare;
- la possibilità di sfruttare anche il calore di processo degli impianti;
- la previsione di misure compensative ambientali e territoriali, anche di carattere economico, a carico dei proponenti dei progetti;
- il coinvolgimento del ministero della Difesa tra quelli da consultare prima dell’emanazione dei decreti attuativi.
Le critiche al nucleare
In attesa di vedere quale sarà l’iter del Ddl al Senato, il dibattito nazionale si anima sull’opportunità del ritorno all’atomo.
Sono inevitabilmente positivi i commenti del ministro Gilberto Pichetto Fratin fatti oggi: “Con l’approvazione alla Camera compiamo un passo importante per il futuro energetico dell’Italia”.
Secondo il titolare del Mase “abbiamo iniziato a porre le condizioni affinché il Paese sia pronto ad adottare il nucleare sostenibile quando le nuove tecnologie, alle quali puntiamo, saranno mature e disponibili all’inizio del prossimo decennio”.
L’atomo non è considerato “una bandiera politica o ecologica: è uno strumento da valutare con serietà, fiducia nella ricerca e responsabilità verso le prossime generazioni”.
Pichetto ha inoltre spiegato che i decreti attuativi della futura legge arriveranno entro la fine del 2026.
Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera, sintetizza le ragioni di chi è invece contrario a questa prospettiva, parlando di un mero “esercizio retorico. Il nucleare – ha dichiarato – non può essere la risposta alla crisi energetica italiana. Anche iniziando oggi, le nuove centrali non entrerebbero in funzione prima di vent’anni: troppo tardi per il clima e per le bollette. Nel frattempo continueremmo a dipendere dalle fonti fossili”.
Non solo: “In Italia non abbiamo ancora risolto il problema delle scorie e i piccoli reattori modulari vengono presentati come una soluzione imminente, ma oggi non ne esiste nemmeno uno operativo su scala commerciale nei Paesi occidentali. E dove ci si è imbarcati nella costruzione di nuove centrali, i tempi si sono dilatati e i costi sono esplosi, ricadendo sui bilanci pubblici”.
Dunque, “la vera priorità è investire subito in rinnovabili, sistemi di accumulo, reti ed efficienza energetica; sono le uniche soluzioni in grado di ridurre rapidamente emissioni, costi dell’energia e dipendenza dall’estero”.
Sulla stessa linea Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs: “Il nucleare non abbassa le bollette, è solo un diversivo. Dopo quattro anni di governo gli italiani pagano ancora bollette tra le più care d’Europa. Invece di sbloccare subito le rinnovabili, la destra perde tempo con il nucleare. Le Fer tagliano i costi, riducono la dipendenza dal gas e abbassano le bollette”.
Sul tema è intervenuto anche Luigi Moccia, dirigente di ricerca del Cnr, che sulle pagine di QualEnergia.it scrive: “Il confronto Francia-Germania è spesso usato come artificio retorico per ignorare la complessità. Racconta invece due diverse resistenze al cambiamento: quella francese, incatenata a un passato nucleare di eredità militare che fatica a cedere il passo, e quella tedesca, frenata dalle proprie lobby fossili. Rilanciare il nucleare oggi non è una strategia, è un accanimento terapeutico pagato dai contribuenti. Inseguire il sogno nucleare significa drenare risorse vitali che potrebbero essere investite subito in rinnovabili, accumuli e reti intelligenti” (si veda Miti e slogan dei nuclearisti nostrani).


























