La guerra all’Iran e il blocco del traffico nello Stretto di Hormuz stanno generando il più grave shock di offerta nella storia del mercato petrolifero globale.
Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), flussi per circa 20 milioni di barili al giorno, pari a un quinto dei consumi globali, si sono quasi azzerati, spingendo il petrolio oltre i 100 dollari al barile e facendo salire soprattutto i prezzi di diesel, jet fuel e Gpl.
L’Agenzia ha pubblicato il report “Sheltering from Oil Shocks” (link in basso), individuando alcune misure dal lato della domanda che governi, imprese e cittadini possono attivare rapidamente per contenere l’impatto economico sui consumatori.
Un approccio che affianca gli interventi sull’offerta (tra cui il rilascio record di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche), ma che diventa cruciale in uno scenario di margini produttivi limitati.
Il trasporto e misure di immediata applicazione
Il cuore delle misure riguarda i trasporti su strada, che rappresentano circa il 45% della domanda globale di petrolio. Qui si concentrano anche i maggiori margini di riduzione nel breve termine.
Tra le azioni più efficaci proposte dagli analisti:
- remote working: tre giorni aggiuntivi di lavoro da remoto possono ridurre i consumi nazionali di carburante per auto del 2-6%, con un impatto fino al 20% per singolo automobilista;
- riduzione dei limiti di velocità di 10 km/h: taglio dei consumi tra 5% e 10% per veicolo, e 1-6% a livello nazionale;
- favorire il trasporto pubblico: potenziale riduzione dell’uso di petrolio tra 1% e 3% per il comparto auto.
A queste si aggiungono misure più strutturali, ma immediatamente attivabili: car pooling ed eco-driving (riduzione fino a 5-8%), limitazioni alterne alla circolazione urbana (1-5%) e maggiore efficienza nella logistica (3-5% per i veicoli commerciali).
Strategie per aviazione, industria e Gpl
Il report evidenzia come anche altri segmenti possano contribuire in modo significativo. L’aviazione, che incide per circa il 7% della domanda globale di petrolio, consente un margine immediato: riducendo i voli di lavoro del 40% si potrebbe ottenere un calo del consumo di jet fuel tra il 7% e il 15%.
Nel settore industriale, che rappresenta circa il 20% della domanda globale, interventi di breve periodo su manutenzione ed efficienza possono portare a risparmi fino al 5% dei consumi per impianto.
Particolarmente critica è invece la situazione del Gpl, che in Asia è anche molto usato per cucinare (2,3 miliardi di persone vi fanno ricorso nel Continente). Il report suggerisce di ridurne l’uso nei trasporti, visto che questo carburante coinvolge circa il 2% del parco auto globale, e di favorire il passaggio a soluzioni elettriche per la cottura, dove possibile: tra il 5% e il 15% delle famiglie nei principali Paesi utilizzatori ha già accesso ad alternative moderne e potrebbe ridurre rapidamente la domanda.
Le misure di sostegno
Sul fronte delle politiche pubbliche, la Iea avverte che i margini fiscali sono oggi più limitati rispetto al passato. Tra il 2022 e il 2023, i governi hanno speso circa 900 miliardi di dollari in sussidi, tagli fiscali e sostegni diretti (quasi 95 in Italia).
Per questo, l’Agenzia raccomanda interventi mirati e temporanei, evitando misure generalizzate come i price cap, che possono risultare costose e disincentivare la riduzione dei consumi.
Tra gli strumenti suggeriti ci sono trasferimenti diretti alle fasce vulnerabili, riduzioni selettive delle tasse sui carburanti (come avvenuto in Italia con il taglio delle accise) e tariffe energetiche progressive.
Sebbene le misure proposte siano pensate per effetti immediati, il report insiste sulla necessità di affiancarle a strategie strutturali per ridurre l’esposizione futura agli shock petroliferi; tra queste:
- accelerazione della mobilità elettrica (oggi oltre 1 auto su 4 vendute è elettrica);
- rafforzamento degli standard di efficienza dei veicoli;
- diffusione di pompe di calore e sistemi di gestione energetica nell’industria;
- sviluppo di combustibili sostenibili.
Nonostante il potenziale cumulato delle misure lato domanda, spiegano dall’agenzia, queste strategie e misure non sarebbero sufficienti a compensare la perdita di offerta.
La gestione della domanda emerge “soltanto” come leva immediata e a basso costo per attenuare l’impatto sui consumatori. Una lezione già vista nelle crisi passate, ma che oggi torna centrale in un contesto di crescente instabilità geopolitica ed energetica.


























