Le più grandi banche del mondo hanno veicolato più di 2,74 trilioni di dollari (2.740 miliardi di dollari) nei combustibili fossili dal momento in cui l’accordo di Parigi sul clima è stato firmato, nell’aprile del 2016.

Lo ha rilevato Banking on Climate Change 2020, un nuovo studio condotto da Rainforest Action Network, BankTrack, Indigenous Environmental Network, Oil Change International, Reclaim Finance e Sierra Club, un’alleanza di gruppi ambientalisti statunitensi.

La banca statunitense JP Morgan Chase, i cui economisti il mese scorso hanno avvertito che la crisi climatica minaccia la sopravvivenza dell’umanità, è stata la maggiore finanziatrice di combustibili fossili nei quattro anni successivi all’accordo, fornendo oltre 268 miliardi di dollari in servizi finanziari per l’estrazione di petrolio, gas e carbone, e risultando alla testa di quella che il rapporto chiama la “sporca dozzina” (dirty dozen), come si può vedere da questi grafici tratti dallo studio, scaricabile tramite il link alla fine dell’articolo.

L’analisi circa le 35 principali banche d’investimento globali ha indicato che i finanziamenti alle aziende che stanno puntando in modo più aggressivo sull’estrazione di nuovi combustibili fossili, dopo l’accordo di Parigi, sono aumentati di quasi il 40% solamente nell’ultimo anno.

Fra le 35 principali banche mondiali finanziatrici di fonti fossili ci sono anche le italiane UniCredit e Intesa SanPaolo, rispettivamente al 31° e 33° posto della classifica, con finanziamenti complessivi dal 2016 al 2019 di 23,2 miliardi e 12,1 miliardi di dollari.

C’è da dire che il rapporto assegna a UniCredit il terzo migliore voto quanto alle misure che le varie banche stanno attuando per porre fine all’espansione dei crediti alle fossili e per dismettere del tutto tali finanziamenti, notando però – precisano gli analisti – che anche le banche in cima lista degli istituti un po’ più virtuosi “hanno ancora molta strada da fare per allineare realmente le loro politiche con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.”

Circa Intesa SanPaolo, secondo il rapporto, la banca milanese, pur essendo in fondo alla classifica dei maggiori finanziatori mondiali delle fossili, è anche in fondo alla classifica degli sforzi per porre fini ai suoi finanziamenti al settore, che per quanto “piccoli” relativamente a quelli degli altri, sono ammontati pur sempre a oltre 12 miliardi di dollari negli ultimi quattro anni.

Anche se nell’ultimo anno molte banche d’investimento hanno annunciato restrizioni ai finanziamenti per il carbone, il petrolio e il gas dell’Artico e l’estrazione delle sabbie bituminose, il rapporto avverte che le pratiche commerciali delle istituzioni finanziarie non sono comunque in linea con l’accordo di Parigi.

Accanto a JP Morgan Chase, le banche statunitensi Wells Fargo, Citi e Bank of America dominano i finanziamenti per i combustibili fossili, e secondo il rapporto hanno fornito quasi un terzo dei 2.740 miliardi di dollari di servizi finanziari dall’accordo di Parigi, secondo il rapporto.

“I dati rivelano che le banche globali non solo stanno aumentando i finanziamenti per i combustibili fossili in generale, ma stanno anche aumentando i finanziamenti per le aziende più responsabili dell’espansione dei combustibili fossili”, ha detto Alison Kirsch, una ricercatrice di Rainforest Action Network e responsabile delle analisi contenute nel rapporto.

Il fracking è stato al centro di un’intensa attività commerciale da parte delle banche d’investimento fin dall’accordo di Parigi, con JP Morgan Chase, Wells Fargo e Bank of America alla testa di finanziamenti per quasi 300 miliardi di dollari, gran parte dei quali legati al bacino Permian in Texas.

“Questo fa capire chiaramente che le banche stanno fallendo miseramente quanto a risposte urgenti alla crisi climatica. Con l’aumento del numero di morti e le distruzioni causate da inondazioni, siccità, incendi e tempeste senza precedenti, è inconcepibile e scandaloso che le banche approvino nuovi prestiti e raccolgano capitali per le aziende che stanno spingendo con più forza per aumentare le emissioni di carbonio”.