Il nero più nero che si può, “blackest black”: gli scienziati del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno sviluppato un materiale capace di assorbire almeno il 99,995% della luce incidente, essendo dieci volte più scuro di qualsiasi altra superficie realizzata finora nei laboratori di tutto il mondo.

(Nella foto: il materiale super-nero del MIT nell’installazione artistica The Redemption of Vanity).

Come ci sono riusciti?

I ricercatori, spiega una nota divulgativa del MIT, hanno utilizzato i nano-tubi di carbonio (CNT, carbon nanotubes), microscopici filamenti di carbonio allineati verticalmente su uno strato di alluminio.

In realtà, precisa la nota, gli esperti del MIT non stavano cercando di creare una nuova superficie super-nera, ma stavano sperimentando nuovi modi per far “crescere” nano-tubi di carbonio su materiali conduttori di elettricità, come l’alluminio, con l’obiettivo di potenziare le loro proprietà elettriche e termiche.

Nei loro test hanno dovuto risolvere un problema: l’ossidazione dell’alluminio.

Così hanno impiegato il cloruro di sodio per rimuovere lo strato ossidato; poi hanno trasferito l’alluminio in un ambiente privo di ossigeno (in modo da evitare che si ossidasse di nuovo) e infine l’hanno posto in un forno per avviare il processo di deposizione chimica da vapore (chemical vapor deposition), che ha permesso la formazione della “foresta” di nano-tubi sull’alluminio.

E al termine di tutti questi passaggi, il materiale era di un nero mai osservato prima.

I test del MIT hanno rivelato, infatti, che è perfino più nero del Vantablack, una sostanza composta anch’essa di nano-tubi di carbonio, che assorbe fino al 95,965% delle onde luminose, sviluppata dall’azienda inglese Surrey NanoSystems.

Le possibili applicazioni di un simile materiale sono molteplici, soprattutto in campo aerospaziale e per gli strumenti ottici (telescopi ad esempio) e anche per testare celle solari CNT basate sui nano-tubi di carbonio.

Si parla sempre più spesso di varie tecnologie black silicon con celle in grado di catturare una quantità maggiore di luce, incrementando l’efficienza complessiva dei moduli fotovoltaici che sfruttano le proprietà delle nano-strutture.

Canadian Solar, ad esempio, ha appena raggiunto un’efficienza record del 22,8% per una cella p-type di silicio multi cristallino grazie all’impiego di un mix di soluzioni tecnologiche tra cui un procedimento black-silicon, denominato MCCE (Metal Catalyzed Chemical Etch).