Fotovoltaico pieghevole, in Svizzera l’impianto più grande al mondo

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Il tetto di un sito di depurazione di acque reflue nel cantone di Berna è composto da moduli che possono ritrarsi in caso di eventi meteo avversi. Vediamo come funziona questa tecnologia e quali sono le sue applicazioni.

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Nel cantone svizzero di Berna è stato inaugurato un impianto fotovoltaico “pieghevole”” da 3,6 MW, con una superficie di oltre 23.000 metri quadrati e una produzione attesa di 3 GWh all’anno.

È l’impianto “più grande del suo genere al mondo fino ad oggi”, sostiene dhp Technology, l’azienda che lo ha realizzato basandosi sulla propria tecnologia denominata “Horizon”.

Il progetto ha ricevuto finanziamenti europei nell’ambito dell’“Industrial Leadership”, uno dei pilastri del programma quadro Horizon 2020 dell’Ue (l’omonimia è casuale) pensato per dare impulso alle tecnologie industriali strategiche, alla ricerca e all’innovazione.

La struttura (nella foto di copertina) sorge presso l’impianto di depurazione delle acque reflue del lago Thunersee a Uetendorf, sfruttandone  l’infrastruttura esistente per il trattamento dei liquidi a livello del suolo e per la produzione di energia solare in superficie.

In condizioni meteorologiche estreme come forte vento, neve o grandine, il tetto composto da moduli si ripiega automaticamente a fisarmonica. È dotato di un algoritmo meteorologico integrato che regola il meccanismo.

Il progetto pilota era stato implementato nel 2018 nell’impianto di depurazione di acque reflue di Coira (sempre in Svizzera): 4.100 mq, 643 kW di potenza e una produzione di circa 550 MWh/anno.

“In termini di costi di investimento, il progetto Horizon rientra generalmente nella stessa fascia dei sistemi fotovoltaici industriali di alta qualità installati su tetti o a terra”, spiegano a QualEnergia.it fonti di dhp Technology.

“La differenza decisiva – chiarisce l’azienda – risiede nel costo totale di proprietà: poiché Horizon viene installato su infrastrutture esistenti, evita l’impermeabilizzazione del suolo, i lavori di ingegneria civile e ulteriori rinforzi strutturali. Di conseguenza, molti clienti ottengono costi complessivi di progetto notevolmente inferiori rispetto agli impianti fotovoltaici convenzionali che richiederebbero nuove superfici o aggiornamenti statici”.

Le principali applicazioni per questa soluzione riguardano quei siti in cui sono disponibili aree infrastrutturali e occorre evitare il consumo di suolo, come appunto impianti di trattamento delle acque reflue, serbatoi industriali, siti industriali e logistici, aree di parcheggio e snodi di mobilità, depositi ferroviari e di trasporto.

“Questi luoghi – precisa l’azienda – hanno tipicamente un elevato fabbisogno energetico in loco, consentendo il consumo diretto dell’energia solare e riducendo i costi legati alla rete”.

Tre sono i motivi che dovrebbero spingere un cliente a optare per una soluzione pieghevole rispetto a una fissa, secondo dhp Technology:

  • l’assenza di competizione per l’uso del suolo, visto che i terreni rimangono disponibili per il loro scopo originario;
  • l’elevata durata e sicurezza operativa, dato che il design pieghevole protegge i moduli in caso di condizioni meteorologiche estreme, riducendo la manutenzione e i rischi;
  • una produzione energetica ottimizzata, alla luce del fatto che la struttura aperta garantisce una maggiore ventilazione ed evita il surriscaldamento dei moduli.

Nel caso di siti di trattamento delle acque reflue, il tetto fornisce ombra e riduce l’evaporazione, come accade ad esempio negli impianti sui canali d’acqua che abbiamo descritto nel caso californiano.

Per quanto riguarda le aree di parcheggio, invece, le ampie distanze tra i supporti (fino a 28 m) permettono di utilizzare gli interi spazi senza perdere posti auto.

L’elevata altezza dal suolo (>5 m) garantisce inoltre il libero passaggio dei veicoli di grandi dimensioni e l’azienda sta esplorando anche una combinazione con punti di ricarica per veicoli elettrici.

La struttura leggera sulla quale sono montati i moduli prevede un impiego di materiali ridotto fino al 50% rispetto a sistemi fissi comparabili.

I moduli utilizzati sono privi di vetro e il loro peso è notevolmente inferiore rispetto ai moduli convenzionali. Le componenti mobili sono realizzate in acciaio inossidabile o materiali plastici speciali, mentre la struttura portante è in acciaio zincato.

Attualmente l’azienda offre installazioni per una superficie minima di 1.500 mq. Il tetto solare pieghevole è concepito come sistema modulare e può essere quindi ampliato a seconda delle esigenze: l’importante è che sia prevista una distanza di circa 5 metri dagli edifici e dalle strade pubbliche.

Nel 2025 l’azienda ha iniziato la produzione di altri 7 impianti in Svizzera (di cui un progetto pilota in un’area di sosta autostradale), due in altrettanti parcheggi in Liechtenstein, dieci in Germania e uno in Austria.

Secondo stime menzionate dalla Commissione europea nella descrizione del progetto, il potenziale tecnico per gli impianti sui siti di depurazione delle acque reflue nel mercato svizzero è di circa 70 MW e per i parcheggi di 5 GW. In Europa, negli stessi segmenti, il dato è rispettivamente di circa 4 GW e 300 GW.

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