Idroelettrico, il modello francese supera l’esame di Bruxelles

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La Commissione europea chiude i procedimenti su concorrenza e mercato interno dopo la riforma di Parigi, che sostituisce le concessioni con autorizzazioni e apre ai concorrenti di Edf.

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La Commissione europea ha chiuso il lungo contenzioso con la Francia sull’idroelettrico, dopo che Parigi ha sostituito il vecchio sistema delle concessioni con un regime di autorizzazioni e introdotto un meccanismo per garantire maggiore accesso al mercato ai concorrenti di Edf.

Bruxelles ha annunciato oggi, 7 ottobre, la chiusura sia del procedimento antitrust, basato sugli articoli 106 e 102 del Trattato sul funzionamento dell’Ue, sia della procedura d’infrazione aperta per il rispetto delle regole europee sul mercato interno.

Al centro della disputa c’era l’attribuzione a Edf della maggior parte delle concessioni idroelettriche francesi per periodi fino a 75 anni, senza procedure competitive e, secondo la Commissione, a condizioni finanziarie vantaggiose.

La svolta è arrivata con un accordo di principio raggiunto tra Bruxelles e Parigi nel luglio 2025 e con la successiva legge francese del giugno 2026, che ha modificato profondamente il sistema.

Dal regime di concessione alle autorizzazioni

Per gli impianti sopra i 4,5 MW, la Francia ha sostituito il precedente regime concessorio con un sistema di autorizzazioni, consentendo agli operatori uscenti di continuare a gestire gli impianti secondo il nuovo quadro normativo.

A compensare la mancata apertura delle singole centrali a procedure competitive interviene però un meccanismo specifico sul fronte della concorrenza nel mercato elettrico.

La nuova normativa deve infatti garantire che almeno il 40% della capacità idroelettrica francese sia accessibile ai concorrenti di Edf per i prossimi 20 anni. Per raggiungere questa soglia, l’operatore dovrà mettere a disposizione del mercato una determinata quota di capacità idroelettrica virtuale, ossia prodotti contrattuali che diano ai concorrenti accesso economico alla potenza e alla flessibilità degli impianti senza trasferirne la gestione.

In una prima fase Edf dovrà mettere sul mercato 6 GW attraverso aste. Il quantitativo sarà poi riesaminato periodicamente, in modo da mantenere il rispetto della soglia del 40% anche nel caso in cui la capacità idroelettrica complessiva del Paese aumenti o diminuisca, ad esempio in seguito a interventi sugli impianti.

Per la Commissione, il nuovo assetto risponde alle criticità concorrenziali che avevano portato all’apertura dei procedimenti, visto che consente una maggiore apertura del mercato elettrico francese ad altre imprese.

E in Italia?

La chiusura del caso francese arriva mentre in Italia resta aperta la partita sulle grandi concessioni idroelettriche.

La normativa vigente, contenuta nell’articolo 12 del decreto legislativo 79/1999 e modificata nel 2022 nell’ambito del Pnrr, prevede l’assegnazione delle concessioni attraverso procedure competitive. Proprio l’inserimento delle gare tra gli impegni assunti con il Piano ha finora rappresentato uno dei principali ostacoli alla cosiddetta “quarta via” sostenuta dal Governo.

La soluzione prevederebbe, in alternativa alla gara, la possibilità per le Regioni di riassegnare direttamente la concessione al gestore uscente, a fronte della presentazione di un nuovo piano di investimenti.

Il 30 settembre il ministro per gli Affari europei e il Pnrr Tommaso Foti ha indicato il 2027 come possibile momento per tornare concretamente sulla questione, spiegando che modificare prima l’assetto concordato nel Pnrr avrebbe potuto esporre l’Italia a una contestazione da parte della Commissione europea.

Sullo sfondo, la sentenza della Corte di giustizia Ue del 3 settembre 2026 sulle piccole derivazioni idroelettriche, secondo cui la produzione di elettricità costituisce produzione di un bene e non prestazione di un servizio e non ricade quindi, nel caso esaminato, nella direttiva Servizi (anche detta “Bolkestein”).

La decisione dei giudici riguardava però le piccole derivazioni e non è detto si possa applicare direttamente anche al caso italiano. La chiusura dei contenziosi tra Commissione Ue e Francia fornisce invece un precedente importante nel confronto europeo sull’idroelettrico, dal quale il nostro Paese potrebbe eventualmente trarre spunto.

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