Il panorama del settore energetico italiano è sempre più segnato da una contraddizione profonda.
Da un lato, la consapevolezza scientifica che efficienza, rinnovabili ed elettrificazione sono la via maestra per la decarbonizzazione, l’autonomia e sicurezza energetica e, dall’altro, la palese mancanza di volontà di Governo e Parlamento nell’accelerare il percorso di decarbonizzazione.
Fatto che si riflette nell’assenza di una strategia energetica nazionale solida, coerente e di lungo periodo.
Negli ultimi anni si è assistito al susseguirsi di misure emergenziali, costose per la finanza pubblica e incapaci di generare benefici strutturali.
Piuttosto che accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, si è puntato su una diversificazione degli approvvigionamenti di gas, affidando poi al nucleare un ruolo risolutivo, nonostante i tempi di realizzazione siano incompatibili con le urgenze attuali.
A complicare il quadro contribuiscono dinamiche istituzionali, territoriali e corporative che evidenziano una mancanza di impegno e di volontà per la transizione energetica:
- le regioni fanno a gara per adottare leggi sulle aree idonee che anziché favorire lo sviluppo organico delle rinnovabili lo ostacolano;
- i funzionari amministrativi e decisionali sembrano totalmente disallineati rispetto alle priorità della transizione energetica;
- gli enti non sentono la minima esigenza di rinforzare le carenze di organico per poter snellire le pratiche;
- il Ministero della Cultura, pur fondamentale, è ancorato a logiche che rifiutano di confrontarsi con la necessità di una rapida decarbonizzazione;
- Coldiretti continua a percepire le rinnovabili come una minaccia, trascurando come il cambiamento climatico, con desertificazione ed eventi estremi, sia un rischio ben più concreto per il futuro dell’agricoltura;
- Confindustria, nelle dichiarazioni pubbliche del suo presidente, tranne che nelle ultime, ha sempre mantenuto una posizione ambigua, senza riconoscere il ruolo centrale delle rinnovabili, mentre promuove il nucleare che, nelle ipotesi più ottimistiche, non sarà disponibile prima di quindici anni.
Il risultato è un Paese che fatica: imprese esposte a costi energetici elevati e famiglie sempre più in difficoltà. Il confronto con altri contesti europei è eloquente.
La Spagna, per esempio, ha investito con decisione nelle rinnovabili da anni e oggi registra una crescita economica sostenuta e prezzi dell’elettricità inferiori a quelli italiani.
Ormai di tempo ne abbiamo perso molto e serviranno anni per recuperare, ma la direzione da seguire è chiara ed è quella di accelerare lo sviluppo di efficienza, delle rinnovabili e dell’elettrificazione dei consumi, anticipando gli obiettivi al 2030 e anche quelli di completa decarbonizzazione.
Infine, è indispensabile investire su un programma nazionale di sviluppo dell’idrogeno e nella ricerca e sviluppo di tecnologie emergenti come la geotermia profonda che può offrire una fonte stabile e programmabile alternativa sia al gas sia al nucleare.
Purtroppo, sembra di vivere in una realtà parallela dove la strada è ben chiara e tracciata ma il sistema Italia rema in direzione opposta salvo poi che tutti sono pronti a lamentarsi e a chiedere soldi per gli interessi delle categorie che rappresentano.
Viviamo in un periodo in cui è molto facile manipolare le informazioni e raccontare storie ma la realtà non è fatta di storie ma di conseguenze che in questo momento stanno andando a beneficio solo di pochi con il sacrificio di molti.
Articolo pubblicato nel n.2/2026 della rivista bimestrale QualEnergia con il titolo “Remare contro”.


























