Quando si parla di transizione energetica in Africa si pensa spesso a impianti rinnovabili, reti elettriche, investimenti e tecnologie. Tutti elementi fondamentali, ma non sufficienti.
La vera infrastruttura della transizione energetica sono infatti le persone: tecnici, ingegneri, regolatori, funzionari pubblici, manager delle utility, ricercatori e imprenditori.
Senza competenze locali, istituzioni forti e capitale umano qualificato, questo processo non può essere sostenibile nel lungo periodo.
Il continente africano si trova in una posizione unica. Da un lato, secondo l’International Energy Agency, circa 600 milioni di persone in Africa subsahariana non hanno ancora accesso all’elettricità; dall’altro, possiede alcune delle più grandi risorse rinnovabili al mondo e, secondo diverse analisi internazionali, circa il 45% del potenziale globale di energie rinnovabili (vedi report di REN21 – pdf)
Il problema, quindi, non è la mancanza di risorse, ma la capacità di svilupparle: capacità tecniche, regolatorie, finanziarie e istituzionali.
Lo sviluppo di rinnovabili in alcuni paesi africani
Alcuni Paesi africani stanno già mostrando come la transizione energetica possa diventare un motore di sviluppo economico e industriale.
Il Marocco ha sviluppato una delle strategie sulle energie rinnovabili più ambiziose del continente e ha investito non solo in grandi impianti solari ed eolici, ma anche in ricerca, formazione e sviluppo di competenze locali.
Il Kenya è diventato uno dei leader africani nella geotermia e nei sistemi mini-grid per l’elettrificazione rurale, dimostrando come l’energia possa sostenere lo sviluppo economico locale.
Il Sudafrica, invece, sta affrontando la trasformazione di uno dei sistemi elettrici più grandi e complessi del continente, con un crescente ruolo delle energie rinnovabili e nuove politiche energetiche e industriali.
In tutti questi casi, oltre agli investimenti in infrastrutture, un elemento chiave è stato lo sviluppo delle competenze locali e il rafforzamento delle istituzioni del settore energetico.
Formazione e scambio di competenze
Capacity building significa rafforzare le istituzioni, sviluppare competenze nella pianificazione energetica, nella regolazione, nel project finance, nella gestione delle utility e nell’integrazione delle energie rinnovabili nei sistemi elettrici.
Significa anche favorire lo scambio di competenze tra Paesi africani e la collaborazione tra università, istituzioni e settore privato.
In molti casi, è proprio la solidità istituzionale e regolatoria che consente di attrarre investimenti e realizzare progetti energetici in modo sostenibile.
Non è un caso che Nord Africa e Sudafrica, che rappresentano meno del 20% della popolazione africana, attraggano oltre il 45% degli investimenti energetici del continente e concentrino la maggior parte della capacità elettrica installata.
Le attività di capacity building di RES4Africa
In questo contesto si inseriscono le attività di capacity building promosse da RES4Africa Foundation (pdf), con programmi di formazione tecnica, manageriale e istituzionale rivolti a professionisti, tecnici, policy maker e utility africane.
Dal 2014, queste iniziative hanno coinvolto oltre 3.400 professionisti provenienti da 44 Paesi, attraverso percorsi che combinano conoscenze accademiche e competenze industriali.
Tra i programmi principali, la Technical and Vocational School forma tecnici per lo sviluppo di mini-grid e soluzioni rinnovabili decentralizzate, il Re-skilling Lab supporta la riqualificazione dei lavoratori del settore energetico, mentre il Grid Development Lab, insieme ai programmi Access to Energy e Grids4Africa, combina formazione, assistenza tecnica e dialogo istituzionale per supportare lo sviluppo e l’integrazione delle energie rinnovabili nei sistemi elettrici africani.
Tra queste attività si inserisce anche la RES4Africa Executive School, un programma di formazione manageriale strutturato in diversi hub formativi regionali, attivi in Africa settentrionale e occidentale, Africa australe e Africa orientale, oltre a una sessione internazionale a Milano.
L’obiettivo è formare una nuova generazione di manager e decision maker del settore energetico africano, fornendo competenze su mercati elettrici, regolazione, finanziamento dei progetti, integrazione delle rinnovabili, gestione delle reti e impatti socio-economici della transizione energetica.
La terza edizione del corso in Nord Africa, realizzato insieme a Enel Foundation e alla University Mohammed VI Polytechnic, con il supporto del Piano Mattei per l’Africa, si svolge questo aprile a Ben Guerir, in Marocco, e coinvolge professionisti provenienti da diversi Paesi africani tra funzionari pubblici, manager di utility, ricercatori e rappresentanti del settore privato, favorendo non solo la formazione, ma anche lo scambio di esperienze e la creazione di una rete di professionisti del settore energetico africano.
I riflessi sull’occupazione
Sempre più analisi indicano che uno dei principali ostacoli allo sviluppo delle energie rinnovabili in Africa è proprio il gap di competenze nel settore energetico.
In molti Paesi, le aziende che sviluppano progetti rinnovabili faticano a trovare personale locale qualificato e sono costrette a formare il personale o a importare competenze dall’estero, con un conseguente aumento dei costi e dei tempi di sviluppo dei progetti.
Il tema delle competenze è quindi strettamente legato anche a quello dell’occupazione.
L’Africa è il continente più giovane al mondo: secondo l’African Development Bank, ogni anno tra i 10 e i 12 milioni di giovani entrano nel mercato del lavoro, ma vengono creati solo circa 3 milioni di nuovi posti di lavoro. Dunque, la transizione energetica può diventare uno dei principali motori di occupazione qualificata.
Secondo diverse stime internazionali, l’Africa potrebbe creare circa 3,3 milioni di posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili entro il 2030, di cui una quota significativa nel settore solare. Ma perché questo accada, è necessario, appunto, investire in formazione, istruzione tecnica, formazione manageriale e sviluppo delle competenze nel settore energetico.
Investire nel capacity building significa investire nella sostenibilità a lungo termine dei sistemi energetici, nello sviluppo economico locale e nella creazione di occupazione qualificata. In altre parole, investire nella vera infrastruttura della transizione energetica.

























