Blackout, in Portogallo un piano da 400 milioni per la sicurezza energetica

CATEGORIE:

Un piano nazionale con 31 misure: previsti investimenti in stoccaggio a batterie e dispositivi per prevenire sovraccarichi e nuove interruzioni della rete.

ADV
image_pdfimage_print

Il governo portoghese ha presentato un piano da 400 milioni di euro per rafforzare la sicurezza del sistema elettrico del Paese per evitare nuovi blackout come quello che lo scorso aprile ha colpito l’intera penisola iberica.

L’attuazione di questo piano, composto da 31 misure, dovrebbe consentire di “rafforzare la sicurezza operativa della rete”, ha dichiarato il 21 luglio la ministra dell’Ambiente, Maria da Graca Carvalho, durante una conferenza stampa.

L’investimento sarà in parte sostenuto da fondi europei. I costi a carico dello Stato portoghese invece “non si ripercuoteranno tutti sulle tariffe in bolletta”, ha assicurato la ministra, precisando che ci si aspetta solo un aumento di circa l’1%.

Cosa contiene il piano portoghese

Circa 137 milioni di euro dell’investimento saranno destinati a migliorare la capacità operativa e di controllo della rete elettrica, per aiutarla a gestire meglio l’intermittenza delle fonti di energia rinnovabili.

Carvalho ha affermato che, a differenza del passato, quando le centrali termoelettriche contribuivano in misura maggiore alla gestione della rete, ora la maggiore diffusione delle rinnovabili comporta una produzione più intermittente e decentralizzata, più difficile da gestire.

Tra le misure previste dal piano e spiegate in un comunicato stampa del governo c’è il raddoppio del numero di centrali elettriche “black start” da due a quattro.

Si tratta di impianti che possono avviarsi autonomamente, cioè senza ricevere energia dalla rete esterna, e fornire la prima prima piccola quantità di potenza necessaria a rimettere in servizio il sistema elettrico dopo un blackout totale. Agli impianti di Tapada do Outeiro e Castelo de Bode dovrebbero aggiungersi quelli di Baixo Sabor e Alqueva.

È stata inoltre disposta una gara, prevista entro il 2026, per lo stoccaggio di energia elettrica tramite batterie.

Il gestore di rete portoghese ha poi annunciato che ricorrerà maggiormente ai cosiddetti “dispositivi shunt”, componenti che vengono collegati in parallelo a una linea o a un carico con lo scopo di regolare la tensione, migliorare la stabilità della rete o controllare il flusso di potenza reattiva, evitando così i sovraccarichi.

Saranno anche messi sul piatto 25 milioni di euro per il rafforzamento della resilienza delle infrastrutture essenziali (come ad esempio gli ospedali) alla modernizzazione dei sistemi di controllo della rete elettrica, dotandole anche di impianti fotovoltaici e accumuli a batteria.

Il Portogallo sta anche valutando la possibilità di un’interconnessione con il Marocco, con contatti al momento “molto preliminari” tra i ministri degli Affari esteri dei due Paesi.

Un’altra misura consiste nella maggiore informatizzazione nei sistemi di controllo della rete elettrica.

Il governo ha anche annunciato di voler avviare un percorso per alzare la soglia di accettabilità sociale degli impianti, aumentando la compensazione ai Comuni e il coinvolgimento delle comunità nei progetti di energia rinnovabile.

Infine, è allo studio la creazione di una “mappa verde” con zone pre-approvate per l’installazione degli impianti che snellisca gli iter autorizzativi (una sorta di “mappa delle aree idonee”) e la semplificazione dei progetti di autoconsumo e delle comunità energetiche.

Il (fallito) tentativo in Spagna

Anche la Spagna ha tentato di intervenire con un provvedimento legislativo sulle lacune messe in evidenza dal blackout di aprile.

Ma il Regio decreto legge 7/2025, che prevedeva iter semplificati per le rinnovabili, incoraggiava il repowering, riducendo della metà le scadenze amministrative, e promuoveva l’autoconsumo, introducendo una distanza massima tra generazione e consumo di 5 km per gli impianti inferiori a 5 MW, non ha superato lo scoglio del Parlamento spagnolo e dovrà essere riproposto dopo l’estate.

Tra gli altri punti del decreto bocciato: tempi dimezzati per il permitting allo storage, l’introduzione di un “aggregatore indipendente” al fine di agire per la vendita o l’acquisto sui mercati dell’elettricità e la fornitura di servizi al sistema.

Tutto ciò in un percorso di elettrificazione più spinta per i consumi finali, con detrazioni per le pompe di calore e, per le industrie energivore, un’esenzione dell’80% sulle tariffe di rete, retrodatata al 23 gennaio 2025.

ADV
×
Privacy Policy Cookie Policy