Biogas nelle comunità energetiche, quali modelli di sviluppo?

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Il biogas, affiancato all'autoconsumo da fotovoltaico, può concorrere a una copertura del carico elettrico 100% rinnovabile all'interno delle comunità energetiche.

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La produzione di elettricità da biogas e la produzione di biometano rappresentano una produzione di energia locale che, utilizzando risorse dal territorio, ritorna a essere un vettore energetico flessibile nei suoi utilizzi e un beneficio ambientale derivante, in primis, dalla cattura di CO2 dall’atmosfera.

Tali effetti contribuiscono al percorso globale di decarbonizzazione del sistema. Nel contesto italiano, le iniziative di produzione di biogas sono associate allo sviluppo imprenditoriale di aziende agricole diffuse sul territorio. In altri sistemi, caratterizzati da un’economia prevalentemente rurale, la produzione di biogas è stata più frequentemente integrata nell’ambito delle comunità locali.

In tale modello, il contributo alla fornitura delle biomasse deriva da un’economia locale e frazionata e il prodotto finale è utilizzato dai membri della comunità. Con particolare riferimento ai Paesi in via di sviluppo e a Paesi con importanti realtà rurali, questo modello è già stato oggetto di numerosi progetti sperimentali e di applicazioni reali.

Di recente, anche a livello europeo si sta diffondendo il concetto di comunità dell’energia che è presente anche nelle direttive del “winter package”. Sebbene ormai le definizioni di comunità dell’energia siano state riportate da più fonti, può essere utile un richiamo.

A livello generale, la direttiva (Ue) 2019/944 definisce la comunità energetica dei cittadini come una persona giuridica fondata sulla partecipazione volontaria e aperta, effettivamente controllata da azionisti o soci che sono persone fisiche, autorità locali, comprese le amministrazioni comunali o piccole imprese il cui scopo principale è offrire ai propri soci o al territorio in cui opera benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità, anziché generare profitti finanziari.

Una comunità energetica dei cittadini può partecipare alla generazione, ivi inclusa la generazione di energia da fonti rinnovabili, alla distribuzione e fornitura di energia elettrica, al suo consumo, all’aggregazione, a servizi di stoccaggio dell’energia o di efficienza energetica, a servizi di ricarica per veicoli elettrici o fornire altri servizi energetici ai propri azionisti o soci.

Al contempo, la Direttiva (Ue) 2018/2001 aveva già definito la comunità di energia rinnovabile come un soggetto giuridico:

  • che, conformemente al diritto nazionale applicabile, si basa sulla partecipazione aperta e volontaria, è autonomo ed è effettivamente controllato da azionisti o membri che sono situati nelle vicinanze degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che appartengono e sono sviluppati dal soggetto giuridico in questione;
  • i cui azionisti o membri sono persone fisiche, Pmi o autorità locali, comprese le amministrazioni comunali;
  • il cui obiettivo principale è fornire benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità ai propri azionisti o membri o alle aree locali in cui opera, piuttosto che profitti finanziari.

Per quanto concerne i diritti attribuibili alle comunità di energia rinnovabile, la direttiva stabilisce che gli Stati membri assicurano che le medesime comunità abbiano il diritto di:

  • produrre, consumare, immagazzinare e vendere l’energia rinnovabile, anche tramite accordi di compravendita di energia elettrica rinnovabile;
  • scambiare, all’interno della stessa comunità, l’energia rinnovabile prodotta dalle unità di produzione detenute da tale comunità produttrice/consumatrice di energia rinnovabile, fatto salvo il mantenimento dei diritti e degli obblighi dei membri della comunità produttrice/consumatrice di energia rinnovabile come clienti;
  • accedere a tutti i mercati dell’energia elettrica appropriati, direttamente o mediante aggregazione, in modo non discriminatorio.

Nuove esigenze

Tornando a un livello più generale, il legislatore europeo, nell’introdurre il concetto di comunità energetica, si è mosso dal presupposto che grazie alle tecnologie di produzione di energia distribuita e alla responsabilizzazione dei consumatori, le comunità energetiche sono divenute un modo efficace ed economicamente efficiente di rispondere ai bisogni e alle aspettative dei cittadini riguardo alle fonti energetiche, ai servizi e alla partecipazione locale.

La comunità energetica è una soluzione alla portata di tutti i consumatori che vogliono partecipare direttamente alla produzione, al consumo o alla condivisione dell’energia.

In generale è possibile affermare che la comunità energetica rinnovabile è una sottospecie di comunità energetica dei cittadini, ne coglie tutti gli aspetti principali con il pregio che la produzione di energia è unicamente da fonte rinnovabile. Il concetto di comunità di energia richiama una forma partecipativa collettiva a un progetto di sviluppo di produzione e uso di energia da fonti rinnovabili.

Sorge evidentemente la questione di come conciliare questo nuovo modello con l’attuale modello di sviluppo del settore del biogas: qui gioca un ruolo fondamentale, la tipologia di aziende che possono partecipare in qualità di azioniste a comunità dell’energia; in particolare la definizione richiama la possibilità di un ruolo attivo delle Pmi (aziende con meno di 250 addetti e il cui fatturato annuo è al di sotto di 50 milioni di euro) quali la maggioranza delle imprese agricole italiane.

Alla luce di tale considerazione tecnica si comprende il potenziale d’intervento delle imprese agricole nel nuovo modello delle comunità di energia rinnovabile potendo il prodotto di queste contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti locali attraverso l’uso del biometano nei trasporti locali (per esempio nell’ambito dei trasporti pubblici locali), attraverso l’uso del calore prodotto (che è calore rinnovabile e per giunta efficiente) per scopi termici, specialmente di teleriscaldamento, nonché attraverso l’uso dell’energia elettrica rinnovabile a livello locale (per esempio attraverso l’alimentazione diretta di punti di ricarica per veicoli elettrici), energia che è sempre presente e che non è legata a parametri ambientali aleatori quale sole e vento.

Ciò non significa che l’energia elettrica da biogas si pone in contrapposizione all’elettricità rinnovabile da fotovoltaico e da eolico ma, piuttosto, si pone quale elemento a completamento delle risorse che concorrono ad una copertura del carico elettrico 100% green.

Non è neppure da trascurare uno scenario di utilizzo di gas rinnovabile (biometano) tal quale essendo l’Italia uno dei Paesi dove il sistema del gas naturale è stato maggiormente sviluppato, soprattutto dal punto di vista infrastrutturale (reti di distribuzione e di trasporto).

Attraverso la definizione di comunità di energia rinnovabile, il concept di biogas refinery si arricchisce di un elemento fondamentale che è quello del legame effettivo con il territorio e con i cittadini che possono avere benefici derivanti dalla presenza degli impianti biogas nelle loro zone.

Tutto quanto sopra indicato rappresenta un insieme di elementi che non possono essere trascurati nella redazione definitiva del Pniec (che, si ricorda, dovrà avvenire entro il 2019) e nel processo di recepimento delle direttive europee.

L’articolo è stato pubblicato sul n.4/2019 della rivista bimestrale QualEnergia, con il titolo “Gas in comune”.

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