Aree protette, nuovo elenco Mase: sono 1.048 e incidono sulle aree idonee

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L'Unione nazionale Comuni, Comunità, Enti montani (Uncem) vuole riformare la legge di settore e inserire contributi economici ambientali per gli impianti energetici.

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Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha aggiornato per la settima volta l’elenco ufficiale delle aree protette, arrivate a 1.048 nel nostro Paese rispetto alle 871 censite nel 2010.

A livello cumulato si tratta di 3.356.239 ettari a terra e 2.868.914 ettari a mare, con 3.457 km di costa interessati.

Il relativo decreto di aggiornamento attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma intanto il dicastero fa sapere di aver coinvolto Regioni e Province Autonome in un’attenta ricognizione di tutte le zone tutelate dalla legge quadro n. 394 del 1991.

È utile ricordare che aree protette e siti Natura 2000 sono specificatamente citati nel Testo Unico Rinnovabili (decreto legislativo n. 190/2024, come integrato dal Dl 175/2025), che all’articolo 11-bis prevede la salvaguardia di tali superfici nella definizione delle aree idonee.

“Sono dati di grande rilievo – commenta il ministro Pichetto Fratin – che evidenziano, numeri alla mano, l’importanza della nostra biodiversità come patrimonio comune da difendere e valorizzare. Questo lavoro tecnico di grande pregio, anche considerato il tempo trascorso dall’ultimo aggiornamento del 2010, ci dà un quadro pieno della situazione per raggiungere il target del 30% di aree protette entro il 2030 della Strategia europea per la Biodiversità, il cosiddetto ‘30×30’ che l’Italia si è impegnata a osservare”.

Il sottosegretario Claudio Barbaro sottolinea come stia andando avanti “la realizzazione delle nuove aree protette Portofino, Matese e Costa dei Trabocchi, a conferma della volontà di perseguire gli obiettivi europei e internazionali”.

Al raggiungimento del target 2030 concorrono anche i siti della rete Natura 2000, secondo le direttive europee Habitat e Uccelli, e le “Other effective area-based conservation measures” (Oecm) previste dal diritto internazionale, che il ministero intende ampliare (si veda anche L’energia nelle linee guida sulla direttiva uccelli).

La riforma della legge sulle aree protette e le rinnovabili

Come accennato, le aree protette sono definite con legge quadro n. 394 del 1991. Una norma che secondo l’Unione nazionale Comuni, Comunità, Enti montani (Uncem) ha ormai bisogno di una riforma.

La scorsa settimana l’associazione è intervenuta sull’argomento parlando di conflitti tra paesi, comunità e parchi. Questi ultimi, in particolare, non sono intesi come le sole aree tutelate, ma come l’intero territorio ricadente sotto l’amministrazione degli enti montani.

La soluzione, secondo Uncem, c’è già: “le aree protette, che comprendono il 36% dei Comuni montani italiani, sono luogo ideale del Paese per attuare la strategia delle ‘Green Communities’ e per la valorizzazione dei servizi ecosistemici-ambientali” (si veda anche Green Communities: contributi alle aggregazioni di Comuni per progetti condivisi).

L’obiettivo, secondo il presidente Marco Bussone, è “non mettere pezzi di territorio sotto campane di vetro; sì all’agricoltura, alla silvicoltura, alle energie rinnovabili”.

Tra le varie proposte Uncem chiede che, nel quadro della valorizzazione dei servizi ecosistemici-ambientali, i titolari di concessioni per impianti idroelettrici, da biomasse, gasdotti, oleodotti, pale eoliche e di altri settori non energetici, paghino un contributo agli enti parco per le spese di recupero ambientale e della naturalità.

In questo modo, secondo l’associazione, si favorisce lo sviluppo economico e sociale delle collettività residenti all’interno del parco e nei territori adiacenti.

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