Fotovoltaico più accumuli: in Australia il sole scotta le utility

Molte le analogie tra Australia e Italia rispetto a diffusione del FV, loro abbinamento agli accumuli ed effetti sul sistema elettrico. Anche in Australia le compagnie elettriche temono questo sviluppo che eroderà ulteriori quote di mercato. Assisteremo ad una battaglia campale tra utility e fotovoltaico oppure a nuove forme di alleanze? Un 'laboratorio' per capire l’evoluzione in atto anche da noi.

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Da tempo ci sono segni di un crescente nervosismo delle grandi compagnie elettriche verso la produzione fotovoltaica. Non solo in Italia, dove il presidente di Enel e quello di Assoelettrica periodicamente tuonano contro il solare, e in Europa, dove recentemente 10 delle maggiori utility hanno chiesto alla UE di fermare i sussidi alle rinnovabili (vedi qui), ma anche negli Usa dove in alcuni Stati gli operatori dell’elettricità fossile stanno facendo la guerra all’equivalente locale dello scambio sul posto (vedi qui) e ai sistemi di accumulo (vedi qui).

Il motivo è semplice, la, un tempo derisa, energia solare che si diceva, “non produrrà mai più che pochi punti percentuali dell’elettricità necessaria”, si sta rivelando una bomba innescata sotto al loro business: il crollo dei prezzi dei moduli, che si incrocia in molti paesi con un costo crescente dell’elettricità, sta rendendo il fotovoltaico competitivo con l’energia fornita dalla rete in aree geografiche sempre più ampie.

Le utility tradizionali stanno perdendo fette di mercato ampie e pregiate. Ma siamo sicuri che ci aspetti una battaglia campale utility vs  fotovoltaico? Oppure le prime, invece di fare la guerra, si alleeranno al secondo? Qualche indizio su cosa ci aspetti in futuro può venire dall’Australia, paese che per condizioni climatiche favorevoli, reddito, tipo di abitazioni, crescente costo dell’energia e politiche di sostegno governativo, è all’avanguardia nell’installazione del FV domestico nel mondo, con la bellezza di 3 GW di impianti solari sui tetti (in una nazione di 20 milioni di persone). L’effetto di questa “solarizzazione delle abitazioni” è stato quello di far calare la richiesta dalla rete di circa l’8%. Secondo un recente studio di Alex Wonhas, direttore della Energy division del CSIRO, ente pubblico di ricerca australiano, il trend potrebbe continuare fino ad arrivare in futuro a coprire il 30% dei consumi elettrici del paese, grazie ai sistemi di accumulo.

Se questa previsione si avvererà, i fornitori in rete perderanno una fetta di vendite pari all’intero settore residenziale e commerciale sommati insieme. E neanche la rimozione da parte del nuovo governo conservatore di Tony Abbot della carbon tax, che aveva fatto crescere le bollette elettriche, né il quasi annullamento degli incentivi alle rinnovabili da parte dei governi locali, sembrerebbe aver per ora raffreddato l’amore degli aussie per il solare.

In questo quadro, si potrebbe pensare che le utility locali facciano muro compatto contro il fotovoltaico, prendendo esempio dalla Stanwell Corp., la più grande utility del Queensland, che a fine settembre ha accusato il fotovoltaico “pesantemente incentivato” di star distruggere i suoi profitti, scesi a soli 14 milioni nell’ultimo anno; un calo contenuto solo perché avrebbe esportato il carbone non usato nelle centrali.

In realtà, fanno notare gli ambientalisti, nel Queensland gli incentivi al solare sono già stati quasi interamente rimossi, e nonostante ciò la gente continua a mettere pannelli solari sul tetto, semplicemente perché conviene rispetto a pagare l’elettricità dalla rete. Inoltre, a ricevere 600 milioni di dollari australiani in aiuti alla distribuzione sono proprio le utility, i cui guai dipendono piuttosto dall’aver costruito troppe centrali negli anni scorsi, che ora funzionano in perdita. Insomma, dibattito e polemiche ricordano molto quelli italiani

Più recentemente, però, un’altra grande utility australiana, la Ergon Energy, ha presentato nel suo rapporto annuale, la generazione distribuita come un’evoluzione inevitabile del mercato. Non un pericolo ma un’opportunità che bisognerà imparare a cavalcare, vendendo sistemi sistemi off-grid invece che connessioni alla rete.

A questo punto tutti aspettavano di conoscere l’opinione in merito della maggiore utility australiana Origin Energy, un gigante che copre l’intera filiera: dall’estrazione del metano, fino alla generazione e distribuzione dell’elettricità a 4 milioni di utenze. E questa è arrivata, sotto forma di un discorso fatto dal suo AD Frank Calabria, durante un convegno. “Il solare – ha ammesso Calabria – ci ha colto tutti di sorpresa, con il suo potere di sconvolgere il settore elettrico. E come abbiamo sottostimato la velocità della sua affermazione, ora stiamo sottostimando quello che accadrà quando, tra non molto, al solare si sommerà la tecnologia degli accumuli, che ha un potere di sconvolgimento ancora maggiore”.

Successivamente Calabria ha spiegato meglio il suo pensiero in una intervista alla rivista RenewEconomy: “Non è possibile predire ora come cambierà il mercato nei prossimi anni, ma certamente dovremo adattare il nostro modello di business alle nuove circostanze, anche se non è chiaro in che modo una grande utility come Origin possa parteciparvi”. Le perplessità di Calabria dipendono dal fatto che le utility australiane hanno investito grandi somme nelle estese reti necessarie per raggiungere i piccoli centri abitati e le case isolate sparpagliate su una superficie grande come l’Europa Occidentale, tanto che la metà del costo del kWh in bolletta va oggi a recuperare i costi di rete. Inoltre, il calo della domanda provocato dalla generazione distribuita ha fatto crollare i prezzi industriali dell’elettricità a 30-40 $/MWh, un livello che ha portato al minimo i margini di profitto e provocato già la chiusura di molte delle centrali meno efficienti.

Anche se le utility dovessero entrare nel mercato della generazione distribuita, quindi, ogni utente che tramite il solare faccia calare ulteriormente la domanda complessiva e il contributo al mantenimento delle reti, causerebbe più perdite che benefici alla compagnia elettrica. Un dilemma complicato da risolvere, anche considerando che, con o senza le utility, la marcia del FV in Australia continuerà.

Forse nel nostro continente, dove l’autoproduzione solare è ancora a livelli molto inferiori rispetto all’Australia, la maggiore densità abitativa renderà più facile la partecipazione dei grandi produttori al nuovo corso energetico. Probabilmente tramite la creazione di “centrali virtuali” distribuite, costituite da molti impianti montati sui tetti e coordinati da sistemi informatici che regolano i flussi di produzione, accumulo e consumo. E’ una soluzione che ipotizzava già il direttore della ricerca Enel in una nostra recente intervista, e che adesso è stata ripresa anche dalla tedesca RWE (vedi qui), seguendo il saggio principio strategico “se non puoi combatterli unisciti a loro”.

 

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