L’Ewea (European Wind Energy Association) in un suo recente rapporto, “The Economics of Wind Energy” (in allegato) fornisce un quadro sistematico della dimensione economica e della struttura dei costi dell’energia eolica e elabora un’analisi comparativa con altre tecnologie energetiche.
Ma la particolarità di questo documento è di inserire nell’analisi il rischio del prezzo dei combustibili ai fini della scelta delle fonti energetiche da sviluppare, un approccio non considerato ad esempio dalla Iea, dalla Commissione Europea o dagli stessi governi nazionali. Il report allora propone una metodologia che potrebbe essere allargata anche al rischio del prezzo della CO2, cioè alla sua incertezza futura.

Nelle analisi internazionali l’incertezza e l’imprevedibilità dei prezzi futuri delle fonti fossili implicano un considerevole rischio nei costi di generazione degli impianti di energia convenzionale. Quindi, anche se oggi il prezzo del chilowattora prodotto, ad esempio, da eolico è ancora leggermente superiore a quello generato da impianti alimentati a fonti fossili, potrebbe invece rappresentare un’opportunità avere per una società elettrica o uno stato una significativa quota di rinnovabili nel portafoglio centrali, in modo da minimizzerebbe i rischi di inaspettati futuri aumenti dei prezzo dei combustibili e della CO2.
Se pensiamo che la stessa Iea valuta che già un prezzo della CO2 nell’UE di 10 euro possa aggiungere 1 cent/€ per kWh al costo di produzione dell’elettricità da carbone e di 0,5 cent/€ per quello da gas, allora si può comprendere come le caratteristiche di costo una centrale eolica (nessun combustibile ed emissioni di gas serra) giustificherebbero un prezzo di generazione relativamente più elevato se comparato alle incertezze dei prezzi dei combustibili fossili necessari per le centrali convenzionali.

I paesi industrializzati, e soprattutto quelli europei, stanno diventando sempre più dipendenti dall’importazione di fonti fossili (54% il livello di dipendenza energetica per l’UE) che provengono anche da aree politicamente instabili. Va anche aggiunto che la domanda mondiale di energia è in rapida crescita e le prossime politiche sui cambiamenti climatici richiederanno azioni urgenti. Uno scenario che non può non far pensare ad un prossimo aumento dei prezzi dei combustibili e del carbonio. Questa è un rischio incombente, ma non solo per i costi di generazione dell’elettricità, ma anche per l’economia intera.
Nel 2006 Awerbuch and Sauter stimarono che sostituire il 10% dell’energia da petrolio e da gas con le fonti rinnovabili nella quota di produzione di energia elettrica potrebbe evitare perdite nel Pil globale comprese tra 75 e 140 miliardi di euro. I premi Nobel Sharpe, Lintner e Markowitz hanno provato che il portafoglio ottimale è costituito da tecnologie con diversi livelli di rischio (portfolio effect), attraverso il quale l’introduzione di impianti a bassissimo rischio, come eolico o solare, aiutano a diversificare e a ridurre i rischi legati alle fonti fossili sia in termini di approvvigionamento delle risorse che di costo. La teoria del portafoglio ha attecchito pochissimo nell’analisi politico-energetica, spiega il report dell’Ewea, grazie soprattutto all’abilità dei produttori energetici di trasferire gli aumenti dei prezzi delle fonti fossili direttamente ai consumatori finali, trasferendo pertanto i rischi dalla società elettrica privata direttamente alla comunità.

Il documento spiega come nelle analisi finanziarie si usino differenti tassi di sconto in base ai probabili rischi relativi agli investimenti: redditi non prevedibili quindi sono legati a tassi di sconto più elevati rispetto a quelli più certi nel futuro.
Le istituzioni energetiche però sono solite applicare gli stessi tassi di sconto sulle spese relative a tutte le fonti energetiche, non considerando rischi o incertezze sui loro prezzi e, conseguentemente, sottostimando i loro costi e aumentando la loro desiderabilità da parte delle istituzioni politiche e imprenditoriali.
Gli attuali modelli di calcolo, rimasti in campo da cento anni nel settore energetico, dunque, favoriscono gli investimenti in impianti convenzionali alimentati a fonti fossili rispetto a quelli a fonti rinnovabili.
Ma nelle analisi che utilizzano la metodologia indicata dal rapporto della Ewea tutti gli impianti che non prevedono il rischio dei prezzi dei combustibili per 40 anni generano un costo unitario (kWh) inferiore a quello degli impianti convenzionali, che sarebbe anche maggiore se venisse inserito nell’analisi il calcolo sul rischio connesso ai prezzi della CO2.

LB

29 aprile 2009