FV e mercato secondario, cosa valutano gli investitori?

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"Per sbloccare il mercato secondario del fotovoltaico è necessario rivedere il prezzo di transazione sulla base dell’attuale contesto normativo". Milk The Sun fa il punto sugli aspetti che più influenzano le scelte degli investitori nel mercato secondario del FV.

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Con la frenata del mercato primario a causa dell’abolizione del Conto Energia, l’attenzione degli operatori si è spostata sul mercato secondario, costituito da oltre 500.000 impianti fotovoltaici già realizzati, connessi e incentivati da vendere e acquistare o rendere più efficienti.

Molti di questi impianti sono oggi in vendita per diverse ragioni, tra cui la necessità da parte dei proprietari di monetizzare gli investimenti effettuati al tempo. Dal 2013 Milk the Sun, la piattaforma internazionale di trading, ha transato solo in Italia più di 150 MW (vedi grafico sul volume degli impianti transati dal 2015 a oggi e clicca qui per visualizzare la localizzazione degli impianti).

Sulla base di questa esperienza Milk the Sun è in grado di delineare il trend del momento e le logiche dei protagonisti nel mercato italiano secondario del fotovoltaico.

“L’interesse dei nostri investitori – spiega l’azienda – è focalizzato su impianti di taglia media piccola, compresi cioè tra i 20 kWp e il MWp. Si tratta di investitori privati più o meno esperti, perché per diventare proprietario di un impianto fotovoltaico non è più necessario installare un impianto né essere un esperto del settore delle rinnovabili”.

“C’è chi preferisce investire in un impianto su tetto – prosegue Milk the Sun in un comunicato stampa – per evitare eventuali intrusioni e chi al contrario in impianti a terra per evitare eventuali conflitti con la proprietà della superficie. L’importante è che l’impianto sia ben sorvegliato e vigilato attraverso l’installazione di sistemi antifurto, sistema d’allarme e sorveglianza per evitare atti di vandalismo, furti di pannelli e cavi di rame”.

Il mercato secondario di oggi propone tecnologie affidabili per impedire la sottrazione di pannelli e cavi, per esempio con la cementificazione dei pozzetti. Il fenomeno dei furti non riguarda solo l’Italia, ma anche in Germania si segnala un aumento di furti negli impianti di grandi dimensioni. Per favorire il recupero dei materiali è nato un registro online dove si possono inserire i materiali rubati o cercare materiali rubati collaborando strettamente con la Polizia.

La maggior parte degli impianti richiesti dagli investitori sono quelli incentivati con il 2°-3°- 4° Conto Energia perché premiati da una generosa tariffa incentivante. Gli impianti costruiti nei primi anni dell’era fotovoltaica ricevono tariffe intorno ai 35/40 centesimi per kWh prodotto. Dal 2015 bisogna fare però i conti con il tanto contestato “Spalma incentivi”, che ha previsto la riduzione retroattiva delle tariffe incentivanti colpendo tutti gli impianti con potenza superiore ai 200 kWp.

L’età dell’impianto è molto importante nella valutazione dell’investimento: gli anni già trascorsi sono ritenuti infatti i più produttivi rispetto agli anni rimanenti in cui saranno necessari frequenti interventi di manutenzione sui pannelli e sugli inverter. Anche la garanzia sulle componenti è un fattore da valutare attentamente, soprattutto tenendo conto che gli impianti costruiti nel 2011 vedono scadere proprio nel 2016 le garanzie generalmente di 5 anni. È possibile estendere la garanzia per gli anni rimanenti mediante apposite polizze con il vecchio produttore, se non ancora fallito, oppure rivolgendosi ad altri operatori.

Con particolare attenzione si guarda anche alla produttività annua dell’impianto: essa dipende non solo dall’irraggiamento solare ma anche dall’inclinazione dei pannelli, e ancora dalla qualità dei moduli e dalla condizione degli inverter. Paradossalmente un buon impianto ubicato in nord Italia può produrre più di un impianto ubicato al sud con una carente manutenzione.

Un ruolo fondamentale nella valutazione dell’investimento è giocato dalle condizioni di finanziamento pattuite con l’istituto bancario al momento dell’installazione. I tassi di interesse accordati durante il boom di installazioni fotovoltaiche nel pieno del credit crush sono molto elevati e spaventano chi vuole investire oggi nel fotovoltaico. Il panorama attuale è significativamente cambiato e i proprietari di impianti possono affidarsi ad advisor finanziari in grado di negoziare migliori condizioni contrattuali (ad esempio riduzione tasso di interesse, estensione periodo di ammortamento o lease back) del finanziamento.

Sulla base di tutte queste variabili (dimensione, data di allaccio, qualità di gestione, rendimento, condizioni finanziarie), gli investitori formulano un’offerta che considera solitamente in 5 anni il periodo di rientro dell’investimento, alla luce dei rimanenti 15 anni di incentivazione rimanenti medi.

Dal canto loro i titolari degli impianti nella determinazione del prezzo tengono conto dei costi di costruzione, dei dati di produzione nei primi anni di vita e di previsioni ottimistiche di ritorno dell’investimento basati su finanziamenti ormai “obsoleti” per colpa di quei tassi che toccano picchi del 9% e incentivazioni che non consideravano come possibile il taglio governativo dello Spalma incentivo.

Per sbloccare il mercato secondario del fotovoltaico è necessario rivedere il prezzo di transazione sulla base dell’attuale contesto normativo. Perché sembra proprio che il ruolo chiave giocato degli istituti finanziari, i frequenti interventi normativi e politici e i controlli più severi del GSE abbiano portato ad un distacco tra domanda e offerta.

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