Zero emissioni nette in UE al 2050: si può fare e anche a costo netto zero

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Secondo un'analisi di McKinsey & Company, per la neutralità carbonica entro il 2050 in Europa sono già disponibili le tecnologie, i costi verrebbero controbilanciati dai risparmi e con più occupati. Notevoli i benefici per l'Italia.

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Raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 a un costo netto pari a zero per l’Unione Europea non solo è possbile, ma un simile percorso potrebbe portare alla creazione di 5 milioni di nuovi posti di lavoro.

Secondo un recente report di McKinsey & Company, un notevole vantaggio rispetto alla media europea sarebbe perfino ad appannaggio dell’Italia visto il minor costo delle rinnovabili elettriche, le enormi potenzialità della decarbonizzazione degli edifici e della produzione di irdogeno.

Il documento, “Net-Zero Europe: Decarbonization pathways and socioeconomic implications” (allegato in basso), spiega che la maggior parte delle tecnologie che consentirebbero l’azzeramento delle emissioni nette è già oggi disponibile, ma è fondamentale continuare a innovare.

Il conseguimento degli obiettivi climatici dell’UE a livello comunitario avrebbe un costo inferiore rispetto a quanto dovrebbe sostenere ciascuno Stato membro preso singolarmente. Ma per raggiungere gli obiettivi dell’UE nei tempi prefissati, tutti i settori dovrebbero procedere simultaneamente alla riduzione delle emissioni.

Per la definizione del percorso più efficiente di decarbonizzazione illustrato nel report, McKinsey ha analizzato l’impiego ottimale di oltre 600 leve di riduzione delle emissioni in 75 sottosettori e 10 aree geografiche, valutandone l’impatto sull’occupazione e su altri fattori socio-economici. Questo percorso richiede un’azione contestuale in cinque settori cruciali: elettrico, trasporti, costruzioni, industria e agricoltura.

Per quanto riguarda la metodologia adottata, l’analisi è stata effettuata attraverso gli strumenti di ottimizzazione di McKinsey, in grado di creare modelli per sottosettori e ridurre al minimo i costi di sistema per permettere al contempo la continuazione dell’attività economica e il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati dall’UE. Quanto illustrato nell’analisi rappresenta pertanto il percorso più efficiente possibile per raggiungere la neutralità climatica.

Il settore elettrico sarebbe il primo a raggiungere zero emissioni nette, a metà del 2040. I trasporti raggiungerebbero l’obiettivo nel 2045, il settore delle costruzioni alla fine del 2040, quello industriale nel 2050, e a seguire l’agricoltura.

Entro il 2050, la domanda di energia elettrica raddoppierebbe e l’elettricità proveniente da fonti rinnovabili rappresenterebbe oltre il 90% rispetto all’attuale 35%.

L’aumento dei costi delle attività in alcuni settori, causato dalla riduzione delle emissioni, sarebbe controbilanciato dai risparmi ottenuti in altri comparti.

Il consumo di petrolio, gas e carbone si ridurrebbe di oltre il 90%. Secondo McKinsey le soluzioni di cattura, stoccaggio e riutilizzo della CO2 potrebbero essere adottate in alcuni dei settori industriali più difficili da decarbonizzare.

Nel più breve periodo, come si può vedere dal grafico in basso, l’elettrificazione dei consumi e l’efficienza energetica, combinate con misure per una migliore gestione della domanda e della circolarità, rappresenterebbero le leve principali, cioè pari a due terzi della riduzione delle emissioni, per decarbonizzare il sistema entro il 2030 (che prevede un taglio delle emissioni del 55% rispetto al 1990).

Questo processo verso “zero emissioni” porterebbe alla creazione di 5 milioni di nuovi posti di lavoro legati all’energia pulita, con almeno 18 milioni di persone che richiederebbero formazione e sostegno durante la transizione.

In Italia, l’elettrificazione e l’idrogeno rappresenterebbero leve chiave per l’abbattimento delle emissioni: entro il 2050, la domanda di energia elettrica potrebbe quasi raddoppiare, mentre il consumo di carbone si esaurirebbe quasi completamente prima del 2040.

L’analisi spiega che per accelerare la decarbonizzazione in Europa dovrebbero essere trasferiti 800 miliardi di euro all’anno di investimenti dalle tecnologie ad alta intensità di carbonio a quelle a basse emissioni, e ulteriori 180 miliardi di euro dovrebbero essere investiti ogni anno; una somma che sarebbe compensata dai risparmi attesi.

Il percorso delineato nel report evidenzia infine che il raggiungimento di zero emissioni nette potrebbe rendere l’Europa indipendente dal punto di vista energetico.

Ma, di contro, potrebbe aumentare la dipendenza dalle importazioni di componenti o materiali con tecnologia a zero emissioni di carbonio. L’UE potrebbe cogliere questa opportunità per accelerare le attività di R&S e mantenere la propria posizione di leadership globale in termini di basse emissioni di carbonio.

“Il nostro studio prende in esame un possibile percorso verso la decarbonizzazione in Europa, evidenziandone i potenziali benefici economici: creazione di nuovi posti di lavoro, spinta all’innovazione e accelerazione della crescita”, ha affermato Paolo D’Aprile, partner di McKinsey tra gli autori del report.

“Ci auguriamo che tale analisi possa orientare gli stakeholder nell’intraprendere progetti di riduzione delle emissioni che garantiscano un futuro sano e prospero ai cittadini europei. In questo contesto, l’Italia ha tutte le potenzialità per poter svolgere il ruolo di capofila nel percorso verso una piena sostenibilità”.

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