La grave crisi dei carburanti e l’impennata dei prezzi del petrolio e del gas, innescate dalla guerra in Iran, hanno spinto l’Unione europea a valutare il finanziamento di rotte energetiche alternative in Medio Oriente per aggirare punti critici come lo Stretto di Hormuz.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato venerdì scorso (24 aprile) al termine dell’incontro informale dei leader comunitari a Cipro che l’Ue è pronta a collaborare con i paesi del Golfo per nuovi progetti che consentano di fornire energia ai mercati globali, senza che questi siano ostaggio di conflitti geopolitici.
“Gli eventi del mese scorso ci hanno impartito una dura lezione“, ha dichiarato von der Leyen in conferenza stampa. “La nostra sicurezza non è solo correlata, è profondamente interconnessa. Una minaccia a una nave mercantile nello Stretto di Hormuz è una minaccia a una fabbrica, ad esempio, in Belgio”.
La presidente ha auspicato un rafforzamento dei legami in materia di difesa e ha promosso la missione marittima contro il blocco nel Mar Rosso, come possibile opzione per la sicurezza navale nel Golfo .
“Siamo inoltre pronti a collaborare con i Paesi del Golfo per diversificare le infrastrutture di esportazione, riducendo la dipendenza dal solo collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz”, ha aggiunto, offrendosi anche di contribuire alla riparazione delle infrastrutture energetiche della regione danneggiate durante la guerra e alla costruzione di nuovi siti.
Normalmente, un quinto del petrolio e del gas mondiale transita da Hormuz, ma la guerra ha in gran parte bloccato la via navigabile, spingendo al rialzo i prezzi dei carburanti.
Venerdì mattina, giorno del meeting, il petrolio Brent era in rialzo di 98 centesimi a 100,33 dollari al barile. Il greggio di riferimento statunitense ha guadagnato 81 centesimi, attestandosi a 96,66 dollari al barile.
Von der Leyen ha ribadito che, a seguito dell’aumento dei prezzi delle fonti fossili, la spesa energetica del blocco dei 27 Paesi “negli ultimi 43 giorni” (fino al 24 aprile, ndr) è aumentata di 25 miliardi di euro.
Né lei né il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno fornito dettagli precisi sui progetti in fase di valutazione o su quando verranno avviati.
La direzione sbagliata: nuovo gas da Cipro?
Intanto il presidente della Repubblica cipriota, Nikos Christodoulidis, ha affermato di aver avviato i contatti con la Commissione Ue per valutare come i giacimenti di gas naturale offshore di Cipro possano aiutare il blocco a trovare fonti e percorsi energetici alternativi.
Parte dei circa 560 miliardi di metri cubi di gas naturale scoperti nelle acque al largo di Cipro potrebbe raggiungere i mercati europei già nel 2027, ha dichiarato Christodoulidis alla vigilia del vertice, specificando che la prima quantità di gas esportabile potrebbe provenire dal giacimento denominato “Cronos”, gestito da un consorzio formato da Eni e dalla francese TotalEnergies.
Per accelerare le operazioni è allo studio un collegamento alle infrastrutture già esistenti che trasportano il gas dal grande giacimento egiziano di Zor, distante circa 80 chilometri.
Gli esiti del vertice sono andati esattamente nella direzione opposta a quella indicata da diverse associazioni e ong ambientaliste, che una settimana prima della riunione di Cipro avevano indirizzato alla Commissione europea una lettera in cui si invitavano i decisori politici a evitare che la crisi attuale venisse usata come pretesto per rafforzare la dipendenza da petrolio e gas.
I firmatari, tra cui Oxfam, Wwf, Can-Europe e T&E (per l’Italia Legambiente, Cittadini per l’Aria, Kyoto Club, Associazione Medici per l’Ambiente) hanno anche chiesto una tassa sugli extra-profitti delle compagnie fossili, alla luce delle entrate straordinarie generate dall’inizio della guerra (Guerra, Big Oil verso extra-profitti per 234 miliardi di dollari nel 2026). Le risorse potrebbero essere destinate alle famiglie e imprese in difficoltà e agli investimenti per la transizione energetica.
Lo scontro sul Patto di stabilità
L’interruzione delle forniture ha fatto impennare i prezzi dell’energia in tutta Europa, suscitando timori di carenze di scorte e danni economici sul lungo termine, tanto da spingere alcuni Paesi (su tutti l’Italia) a ipotizzare la necessità di uno scostamento dal Patto di stabilità.
Il vertice di Nicosia ha riacceso di fatto la frattura tra il fronte dei Paesi cosiddetti “frugali” e quelli favorevoli a una maggiore flessibilità. Mentre la Spagna si è allineata alle posizioni italiane, il blocco composto da Germania e Paesi Bassi si è mostrato molto più reticente.
La premier Giorgia Meloni ha ribadito la necessità di scorporare le spese per la crisi energetica dal calcolo del deficit, sul modello di quanto già fatto per le spese di difesa.
Ma von der Leyen non ha aperto a concessioni sui margini di spesa, escludendo l’attivazione della clausola di salvaguardia del Patto di stabilità, ritenendo che le attuali condizioni economiche non giustifichino una sospensione del rigore di bilancio.
La strategia di Bruxelles si concentra piuttosto sull’ottimizzazione delle risorse già disponibili, per esempio i circa 95 miliardi di euro ancora inutilizzati del Next Generation EU per investire massicciamente in infrastrutture, reti energetiche e tecnologie per l’accumulo, puntando inoltre a una semplificazione normativa per accelerare i processi di autorizzazione (Piano Ue contro il caro energia: dalle associazioni un sostegno “con riserva”).
Lo stop al Patto “può essere attivato solo in caso di severa congiuntura economica”, ha spiegato la presidente della Commissione Ue. “Per fortuna – ha concluso – non è questo il caso. Ma monitoriamo la situazione, e l’Ecofin discuterà eventuali misure”.
Passi verso un mercato unico europeo
A margine della riunione, lo stesso Christodoulidis, in qualità di presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea, e i presidenti del Parlamento e della Commissione europea, hanno firmato la “Tabella di marcia per un’Europa e un mercato unico” (link al pdf in basso). Nel documento politico-operativo le istituzioni comunitarie si impegnano a rafforzare l’economia europea entro il 2026-2027, partendo dall’idea che competitività, sicurezza e autonomia strategica passino da un mercato unico più integrato e da politiche industriali ed energetiche più solide.
Nel concreto, il testo da un lato punta a semplificare drasticamente le regole, riducendo burocrazia e frammentazione normativa, mentre dall’altro vuole completare davvero il mercato unico, eliminando le principali barriere ancora esistenti tra Stati membri e rendendo più fluida la circolazione di capitali, lavoratori, prodotti e servizi.
Un capitolo centrale riguarda l’energia: la roadmap lega esplicitamente la competitività europea alla necessità di ridurre i prezzi energetici e accelerare la decarbonizzazione. Questo significa investimenti in reti, grandi infrastrutture transfrontaliere, revisione del mercato del carbonio, nuove regole su tariffe e tassazione energetica e, più in generale, un rafforzamento della sicurezza delle forniture.
Parallelamente, la roadmap attribuisce un ruolo decisivo alla trasformazione digitale e all’intelligenza artificiale, con una serie di iniziative su cloud, semiconduttori, cybersecurity e infrastrutture digitali.
Il documento non si limita agli obiettivi: contiene un vero e proprio calendario di proposte legislative e iniziative, con scadenze precise (molte entro fine 2026 o 2027) e l’impegno delle istituzioni a trattarle come priorità politica.
- Roadmap Mercato Unico Ue (pdf)





























