Una transizione energetica più veloce ci farà risparmiare migliaia di miliardi

Le stime della Oxford University basate su un nuovo metodo probabilistico.

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Quanto costerà la transizione energetica?

Questa domanda sta rimbalzando in tutta Europa e in tanti altri paesi, Cina compresa, alle prese con le possibili soluzioni contro i forti aumenti dei prezzi dei combustibili fossili (gas in particolare) e di conseguenza delle bollette elettriche.

Intanto la Commissione Ue sta preparando delle linee guida per aiutare gli Stati membri a superare il caro energia, dopo aver ripetuto in più occasioni che la soluzione è investire sempre di più in efficienza energetica e fonti rinnovabili, riducendo la dipendenza da gas e carbone.

Una ricetta, questa, confortata dalle ultime proiezioni di Eurelectric: si può realizzare un mix elettrico totalmente a zero emissioni 5-10 anni in anticipo rispetto alle stime precedenti, grazie al pacchetto “Fit for 55” presentato a luglio da Bruxelles.

È in questo quadro così complesso e in continua evoluzione che si inserisce un nuovo studio della Oxford University, intitolato “Empirically grounded technology forecasts and the energy transition” (link in basso).

Secondo gli autori, una transizione energetica accelerata probabilmente ci farà risparmiare diversi trilioni di dollari su scala globale.

In sintesi, evidenzia la ricerca, se tecnologie come eolico, fotovoltaico e batterie continueranno a seguire le loro attuali tendenze di crescita esponenziale, si potrà sviluppare un sistema energetico vicino alle zero emissioni nette di CO2 in 25 anni.

Tra i settori in crescita, si cita anche la produzione di idrogeno verde con elettrolizzatori.

Il documento poi ricorda che la diminuzione dei costi delle tecnologie è direttamente correlata agli incrementi di produzione cumulativa e di efficienza.

In altre parole: più si produce un determinato bene (ad esempio, pannelli fotovoltaici), più i processi industriali diventano efficienti e più si riducono i costi.

Il problema, precisa lo studio della Oxford University, è che i modelli economici negli anni passati hanno sottostimato i tassi di sviluppo delle rinnovabili e sovrastimato i loro costi; un errore commesso anche dalla Iea e da diverse altre organizzazioni con particolare riguardo al fotovoltaico.

Al contrario, gli autori dello studio inglese hanno utilizzato un nuovo modello basato su metodi probabilistici di previsione dei costi, che hanno fatto previsioni attendibili quando sono stati testati empiricamente su oltre 50 tecnologie.

Dalle loro analisi è quindi emerso che una rapida transizione green, con ogni probabilità, costerebbe molto meno in confronto al mantenere operativo un sistema energetico incentrato sulle fonti fossili. Si parla di possibili risparmi complessivi fino a 26 trilioni di $ (26.000 miliardi di dollari) nei prossimi decenni, a livello globale.

Queste stime della Oxford University contrastano con chi invece ritiene che la transizione energetica sarà molto onerosa, a causa, in particolare, degli investimenti necessari per riconvertire un intero sistema di infrastrutture e impianti e degli incentivi richiesti per sostenere le nuove energie alternative.

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